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Arriva il dialetto: ci pensa Van De Sfroos

Dopo vari tentativi, l'obiettivo è stato raggiunto. La canzone in dialetto sbarca a Sanremo: e chi poteva pensarci se non il cultore per eccellenza del tema, ovvero Davide Van De Sfroos, al secolo Davide Bernasconi. Canterà in comasco, e come nel suo stile non sarà una canzone qualunque. Premio della critica in vista?

Davide Van De Sfroos pronto al debutto a Sanremo

Uscito dalla porta, ma rientrato dalla finestra. A furor di popolo. Dopo le fanfare che hanno introdotto nella scorsa edizione la novità delle canzoni in dialetto per la prima volta in gara a Sanremo, a conti fatti l’unico brano non in italiano fu quello di Nino D’Angelo, Jammo Jà, cantato in coppia con Maria Nazionale, che non solo non incontrò i favori del pubblico al punto di non raggiungere neppure la finale, pur essendo un pezzo tutt’altro che disprezzabile dal punto di vista strettamente musicale, ma che non presentò neppure una vera novità, essendo stato il dialetto napoletano già numerosissime volte cantato al Festival. Quest’anno ci hanno riprovato, spinti anche da venti vagamente politici, istituendo addirittura una sezione apposita all’interno di Area Sanremo, Sanremo Doc, incaricata di selezionare solo brani in dialetto: ma è andata male pure lì dal momento che i due “biglietti” per il Festival sono andati a brani rigorosamente in italiano. Ma al terzo tentativo, ecco la vittoria, che vale anche come ottavo nome già certo per il Festival (o nono, considerando che per Al Bano manca solo l’ufficialità).

Ed il bello della situazione è che a compiere questo storico passo sarà un cantante che, almeno nello pseudonimo, sembra evocare una presa in giro rispetto alle antiche tradizioni italiche. Davide Van De Sfroos infatti porterà all’Ariston il dialetto comasco: Yanez il titolo del brano del cantautore brianzolo di nascita ma lariano d’adozione, che all’anagrafe denuncia un italianissimo Davide Bernasconi. Già noto ai cultori sanremesi in quanto membro proprio della commissione di Area Sanremo riservata ai dialetti: insomma, vederlo in gara suona come un piccolo grande conflitto di interessi, ma passiamo oltre. “Se l’Italia oggi è e rimane unita lo si deve anche ai dialetti - ha detto - pertanto sono orgoglioso di salire sul palco di Sanremo per cantare un brano in comasco, ma non voglio che si dica che rappresento solo un popolo: sono italiano, e viva la lingua italiana”. Sarà, ma la sua partecipazione s’annuncia in perfetto stile decoubertiniano perchè superare il barrage delle eliminazioni potrebbe già essere un enorme successo nonostante da quasi quindici anni la produzione di Van De Sfroos non si limiti al dialetto in sè stesso (rigorosamente brianzolo), distinguendosi per un taglio tutt’altro che banale ed allegro quanto riflessivo, quasi metafisico dopo gli inizi leggeri dei tempi dei Potage sfociati poi nei De Sfroos.

Non si tratta insomma di un artista superficiale o di semplice immagine: a suo favore parla addirittura un Premio Tenco vinto nel 1999 come Miglior autore emergente, bissato tre anni dopo per il miglior album in dialetto, E semm partì. Scordatevi dunque i cantanti improvvisati o le semplici operazioni pubblicitarie: qui si fa musica, e seriamente. Perchè Sanremo rimane pur sempre uno straordinario ed unico strumento di comunicazione musicale.