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I grandi del Festival: Milva

Dopo Rino Gaetano, il viaggio tra i cantanti che hanno fatto la storia del Festival prosegue con Milva. Che in realtà è stata molto più di una semplice cantante rappresentando un raro esempio di eclettismo, con il teatro come grande passione. Il suo rapporto con Sanremo è sempre stato conflittuale: ha il record di partecipazioni al Festival, ma nessuna vittoria.

Milva e Sanremo: una lunga e contrastata storia d'amore

Di record ne detiene un paio, positivi e non, ma Maria Ilva Biolcati (cugina di Lena Biolcati), ma per tutti Milva, può essere definita in tanti modi, eccetto solo una cantante. In una parola, un’artista, di quelle che avrebbero spopolato nel vecchio format di Amici, in cui bisognava dimostrare di essere duttili ed eclettici, in cui un cantante doveva anche saper recitare e viceversa. Un’artista come ne sono nate poche, prima e dopo: cantante di qualità indiscutibili ma pure regina dei palcoscenici teatrali, dopo il decisivo incontro con le opere di Brecht. E conoscendo il grande attaccamento al suo lavoro, è facile credere che la decisione più sofferta dell’intera carriera sia stata quella di ritirarsi dalle scene, comunicata nello scorso mese di settembre , quando l’età (è nata nel luglio 1939), qualche problema di salute (a maggio ebbe un malore) e non ultimo lo shock seguito alla “visita” dei topi d’appartamento mentre era in casa nell’ottobre 2007, hanno imposto alla Pantera di Goro, un soprannome che la dice lunga sul suo carattere grintoso ed orgoglioso, il doloroso distacco dalle tanto amate quinte, essendo il teatro rimasto da qualche anno l’unico grande amore di una carriera instancabile.

Con Peppino Di Capri detiene il record delle partecipazioni al Festival, ben quindici, un dato che può anche sorprendere il pubblico più giovane dal momento che negli ultimi vent’anni la si è vista in Riviera solo tre volte, interpretando sempre brani piuttosto dimenticabili. Ma suo malgrado è portatrice di un altro record, quello del peggior rapporto tra partecipazioni complessive e vittorie, non essendo mai riuscita a salire sul gradino più alto del podio ma dovendosi accontentare di due secondi posti e di ben quattro “medaglie di bronzo”. Pensarla come drammatica interprete teatrale può risultare strano se si pensa ai suoi esordi, all’insegna della semplicità, che facevano presagire una carriera da ragazza della porta accanto. Il debutto sanremese avvenne nel 1961 con Il mare nel cassetto in coppia con Gino Latilla e fu subito terzo posto, a neppure ventun anni: fu la prima di ben nove partecipazioni consecutive, altro record imbattuto, sebbene la serie avrebbe potuto interrompersi già l’anno dopo quando al secondo posto insieme a Sergio Bruni con Tango italiano fece seguito una deludente quinta piazza, condivisa con Miriam Del Mare, per la favoritissima Stanotte al luna park (all’epoca si poteva partecipare con due canzoni): fu una grande delusione per la Pantera, che si fece dettare dal suo spirito orgoglioso e vincente una stizzita promessa di non presentarsi più in gara.

Proposito non mantenuto sebbene per rivedere il podio dovrà aspettare il 1968, con il terzo posto ottenuto grazie a Canzone in coppia con Adriano Celentano. Altri due gradini più bassi del podio arrivarono nel 1969 e nel 1973, quest’ultima finalmente da sola con Da troppo tempo ma di fatto la sua storia sanremese si concluderà qui, perché la passione per il teatro era già scoppiata ed al resto c’aveva pensato la montante rivalità con l’altra diva del momento, Ornella Vanoni, così uguale e così diversa da Milva. Dai tardi anni ’60 la musica leggera diventerà per lei niente più che una passione ed un piacevole ricordo, tenuto in vita dalla collaborazione con Franco Battiato che collaborerà con lei in ben tre album, l’ultimo dei quali nel 2010, Non conosco nessun Patrizio, celebrazione dei cinquant’anni di carriera e capace di riscuotere ancora un notevole successo di vendita. Per rivederla al Festival bisognerà aspettare sedici anni e l’edizione di Arma di Taggia, datata 1990, con Sono felice, autobiografica dichiarazione sulla sua vita artistica. Tre anni dopo ecco la deludente Uomini addosso infine nel 2007 The show must go on, scritta per lei da Giorgio Faletti, degna conclusione melodrammatica del suo esaltante romanzo sanremese.

Sul palcoscenico del teatro ha saputo continuare a regalare emozioni interpretando ruoli in grado di esaltare il suo essere prima donna, sempre e comunque, senza dimenticarsi mai del suo timbro di voce forte ed amplissimo, in grado, dote sempre più rara nei cantanti d’oggi, di esaltarsi anche se non soprattutto nelle note basse. Il suo repertorio è infinito ma il grande amore è stato reinterpretare Bertold Brecht: come nella celeberrima Opera da tre soldi (1973), dove recitò accanto a Domenico Modugno, in cui Milva seppe calamitare su di sé attenzioni planetarie divenendo un punto di riferimento anche in Germania nella rivisitazione del difficile ed enigmatico, soprattutto per una non madre lingua, universo brecthiano. Nel 2006 arrivò così, a suggello della carriera, l’Onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca, conferita direttamente dal presidente della Repubblica Kohler, ulteriore testimonianza di quanto la fama e le capacità di Milva siano state apprezzate in Germania, autentica seconda patria della Pantera, dove è conosciutissima anche per la storica interpretazione di Alexander Platz, un documento di vita vissuta all’epoca del Muro, nonchè canzone che diede il titolo ad un album originariamente in francese ma che ebbe enorme successo proprio in Germania, traccia indelebile lasciata dalla voce di chi da qualche mese non anima più i palcoscenici con la sua classe, ma che rappresenterà sempre un patrimonio inestinguibile dell’arte italiana a tutto tondo.