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La storia sanremese di Gianni Morandi

Al Festival ha esordito a trent'anni suonati, perchè della cassa di risonanza sanremese non ne ha mai avuto bisogno. È una storia contrastata quella tra Morandi e la Kermesse canora per eccellenza della musica italiana. Solo sei partecipazioni, con una vittoria, ma sempre ottimi piazzamenti. Ora sta dall'altra parte, ma con la stessa voglia di fare bene.

Gianni Morandi: Sanremo nel cuore!
(foto: www.riviera24.it)

Un Festival per rinascere. Un Festival per consacrarsi. Gianni Morandi è carico come una molla per la sua prima volta da conduttore di Sanremo: e ne ha ben donde. In primo luogo perché si tratta pur sempre della manifestazione televisiva che annualmente attrae su di sé le maggiori attenzioni di pubblico e critica non solo tra gli italici confini, e poi perché il suo compito è chiaro: non fare rimpiangere Paolo Bonolis ed Antonella Clerici. Ovvero due Presentatori per eccellenza. Ecco dunque che per l’eterno ragazzo di Monghidoro questo è un esame da non fallire soprattutto se, come sostiene lui stesso, ormai si sente più conduttore che cantante. La voglia di intonare qualcosa dietro ad un microfono non gli passerà mai, certo (e magari nella serata della rievocazione storica…), ma essere ricordato come il primo della storia ad avere vinto il Festival e ad averlo pure presentato non gli dispiace affatto. Ma ovviamente condurlo e basta non gli può essere sufficiente, perché lui è un perfezionista, un puntiglioso che si prende a cuore ogni cosa che fa e dunque ha voluto confezionare un prodotto all’apparenza perfetto: come perfetto è il cast dei cantanti, da sogno la coppia delle vallette e ancora in allestimento ma assai promettente il gruppo degli ospiti. Divertirmi e divertire il pubblico, all’insegna della musica: questo lo slogan di Morandi, che ha scoperto negli anni un feeling insospettabile col Festival.

Perché a Sanremo ha partecipato appena sei volte, poche per un Mito come lui (cui va comunque aggiunto l’onorevole ottavo posto all’Eurofestival 1970 con l’immortale Occhi di ragazza), la prima delle quali a trent’anni passati, nel 1972 con Vado a lavorare, ottenendo un quarto posto finale ma un sostanziale flop in termini di vendite. Facile, si disse, partecipare a Sanremo solo per rilanciarsi dopo averlo snobbato negli anni di maggior successo. Fu proprio così, in effetti: Morandi è da oltre quarant’anni la colonna sonora dell’Italia e degli italiani, dei loro amori o di semplici avvenimenti importanti, ma, complice anche un’esplosione immediata e violenta che lo portò a pubblicare il primo singolo (Andavo a cento all’ora) a soli diciott’anni, rimase a lungo lontano dai riflettori festivalieri. Ma la vita ed il successo sono una ruota impazzita ed allora ecco che dopo la planetaria Scende la pioggia, che era sì una cover ma ebbe più successo dell’originale, dai primi anni ’70 il consenso popolare scemò improvvisamente ed all’apparenza inspiegabilmente. La contestazione durante un concerto a Torino, la separazione dalla moglie, i discografici ma soprattutto il pubblico che gli voltarono le spalle, vedendolo come cantante “leggero”, non adatto al momento difficile attraversato dal paese. Accusa sostanzialmente ingiusta per uno che era reduce da successi tutt’altro che banali come C’era un ragazzo: il mondo comunque sembrò davvero crollare addosso a Gianni, come riporta un celeberrimo verso di Scende la pioggia.

Come uscirne? Con anni di silenzio e con il Festival. Canzoni stonate, scritta per lui da Mogol nei primi anni ’80, segnò l’inizio della rinascita, le cui tappe però coincidono con le altre partecipazioni a Sanremo. Come quella del 1980, con Mariù (che vantava le firme illustri di Ron e De Gregori) o quella di tre anni dopo quando con La mia nemica amatissima lanciò un’altra canzone di successo: esibizioni che gli valsero dignitosissime posizioni ma che soprattutto gli restituirono il rapporto di un tempo col pubblico, il suo pubblico. Così quando quattro anni dopo sbaragliò la concorrenza trionfando finalmente al quarto tentativo seppur insieme a Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri con Si può dare di più la popolarità di Morandi era già tornata a livelli d’eccezione e forse più, al punto di potersi permettere di puntare su un brano tutt’altro che sanremese, sulla falsariga del We are the world che aveva appena conquistato il mondo. Seguirono il fortunato sodalizio con Lucio Dalla, nuovi dischi di successo e l’inizio della carriera di presentatore televisivo, con quello stile scanzonato, semplice ma al tempo stesso austero che ebbe da subito un grande riscontro dal pubblico. Poi il ritorno al Festival nelle vesti di “scopritore”: nel 1995 infatti interpretò in maniera molto sentita In amore in coppia con la concittadina Barbara Cola, preconizzandole un grande futuro nel mondo della musica. Non andò esattamente così e quel secondo posto finale fu soprattutto merito di Morandi.

Nell’ultimo decennio lo si è visto altre due volte all’Ariston: in gara nel 2000, con Innamorato, una canzone non indimenticabile ma che gli valse l’ennesimo piazzamento sul podio, e nel 2008 come super-ospite, quando ripropose successi d’antan a suggello di un amore festivaliero ormai sbocciato. E che non poteva che sfociare, prima o poi, nella conduzione: rigorosamente in stile morandiano. Non aspettatevi un kolossal, allora: molto meglio un vecchio film all’italiana dal successo assicurato.