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Sanremo 2011. Dentro le canzoni dei Big. Terza parte

Ultima puntata alla scoperta delle canzoni dei Big, a meno di settantadue ore dal via della kermesse. Ultimi cantanti ed ultime curiosità ma solo in ordine alfabetico perchè non ci stupiremmo affatto di vedere Tricarico o Patty Pravo terminare nelle prime posizioni. La Tatangelo si dà al rock, Vecchioni fa il romantico.

Loredana Errore duetterà a Sanremo con Anna Tatangelo

Max PezzaliIl mio secondo tempo. Titolo autobiografico pure per il cantautore milanese, che canta la seconda fase della vita riapparendo al Festival quindici anni dopo il successo di Senza averti qui, sebbene fosse già tornato nel 1995 accompagnando Francesco Facchinetti in Francesca nella serata dei duetti. E come nel 1995 c’era da ribadire il successo di un marchio (883) e di una musica più forte della fresca partenza di Mauro Repetto, ora Pezzali parte ancora da Sanremo per ricominciare un percorso musicale che sembrava essersi fermato: dopo quattro anni di silenzio mercoledì prossimo uscirà Terraferma, comprendente undici canzoni. Quello sanremese, a dispetto del titolo, non è però un brano volto al rimpianto della giovinezza andata bensì un testo che guarda al futuro, “alle tante cose da fare che ancora aspettano noi quarantenni. La gioventù è stata bella ma è il passato: dobbiamo guardare avanti”. Anch’egli spinto a tornare al Festival dalla presenza di Morandi (“presenzia a tutte le prove, ha grande entusiasmo ed il suo tocco si vedrà eccome”), il rischio è però di passare inosservato. Diversificate le opzioni per le serate di giovedì e venerdì: nel giorno dell’omaggio alla Storia d’Italia al fianco di Max ci sarà Arisa in Mamma mia dammi 100 lire di cui dobbiamo dunque prepararci a sentire una versione tra lo swing ed il demodè mentre il duetto del venerdì vedrà un’interpretazione tra il serio ed il tragicomico di Il mio secondo tempo con i comici metafisici Lillo e Greg.

Patty PravoIl vento e le rose. Una presenza tornata familiare quella di un’altra delle grandi signore del Festival, dopo lunghi anni di assenza. Sarà la settima volta sul palco sanremese per la signora Strambelli, un terzo delle quali nell’ultimo decennio, senza contare la clamorosa rinuncia del ’90 quando all’ultimo momento scelse di non cantare Donna con te di Danilo Amerio: una decisione che si rivelò un boomerang visto il successo mondiale della canzone. Il titolo, contenuto ne Nella terra dei pinguini in uscita il 16 febbraio, già parla da solo: sulla falsariga de I giorni dell’armonia o de L’immenso, Patty riporta a Sanremo la dolcezza di un testo poetico, destinato a lasciare una buona traccia nel mercato discografico dei mesi successivi sebbene, come ha detto lei stessa, “si tratti di una canzonetta che non mi rappresenta affatto”. Tutti i dubbi, allora, sono concentrati sulla vocalità, apparsa tutt’altro che impeccabile nel 2009 quando le note alte di E io verrò un giorno là misero a dura prova le corde vocali della cantante veneziana. Se la voce terrà, il successo è assicurato. E chissà che non possa partecipare alla festa pure Morgan, che Patty ha voluto con sé sul palco nella serata dei duetti. Anche qui, quanto a voce e capacità intepretative, non siamo al top, ma l’idea è suggestiva. Al pari della canzone scelta per i 150 anni dell’Unità d’Italia: Mille lire al mese. Aspettiamoci una canzone storica “riveduta e corretta”.

Anna TatangeloBastardo. Tenetevi forte, è in arrivo la più grande sorpresa dell’edizione: perché tutto ci si poteva aspettare meno che vedere la dolce Anna, alla sua settima partecipazione complessiva al Festival in dieci anni, cantare una travolgente ballata rock, per le parole e la musica di Gigi D’Alessio oltre che di Valentina D’Agostino e della stessa Anna. Canzone che, ça va sans dire, è un atto d’accusa all’universo maschile, o almeno quella parte di esso che usa e strumentalizza la donna, senza amarla veramente. Insomma, il secondo tempo di Essere una donna. Ed il venerdì, per dare ulteriore colore e calore alla parolina magica pronunciata a squarcia gola, ecco la grinta mista a dolcezza di Loredana Errore. L’antinomia è comunque fin troppo evidente. Da un lato il tentativo di svelare un lato quasi hard-rock, del tutto inedito, dall’altro, intepretando il giovedì Mamma (la cui cover è contenuta pure nel nuovo album Progetto B), riecco la Anna dolce e rassicurante. Dev’esserci dunque un conflitto interiore importante nell’animo della cantante ciociara, che più di ogni altro cantante scommette su Sanremo 2011 come occasione del rilancio: “È stata la maternità a cambiarmi. Da quando è nato Andrea sono molto più grintosa e determinata”. Cambiamento evidente, a livello musicale ma soprattutto personale, dopo qualche esperienza tra il privato ed il professionale che non hanno contribuito ad innalzarne fama e popolarità presso il pubblico. Il prodotto s’annuncia comunque interessante: o la va, o la spacca.

TricaricoTre colori. E’ già stato protagonista involontario della prima polemica sanremese riguardo alla presunta censura per motivi politici legata al colore della bandiera nel testo scritto da Fausto Mesolella degli Avion Travel. Dovrebbe trattarsi di bufala, anche se il verso Quelli nella nebbia hanno la bandiera verde… non sembra prestarsi a tante interpretazioni. Un polverone non in grado comunque di offuscare la solita presenza non fine a sé stessa del cantautore milanese. E la novità sta proprio nell’autore: per la prima volta, alla terza partecipazione al Festival negli ultimi quattro anni, Francesco si presenta con un pezzo non scritto da sé. Eppure, Tre colori sembra la solita canzoncina innocua made in Tricarico, al punto che Mesolella l’aveva scritta per lo Zecchino d’oro. Un remake di Io sono Francesco, pezzo dell’esordio vecchio ormai di dieci anni? Sì e no: quello era un pezzo sentito e personale, questo ugualmente triste ma collettivo, che verte sulle figure di un padre e di un figlio che giocano ai soldatini, sperando che la guerra rimanga solo un gioco, dopo tante sofferenze. Nell’anno dell’anniversario dell’Unità, insomma, un testo del genere sembra essere destinato al successo. “E’ una canzone per la bandiera italiana, ma senza colorazioni politiche”, tiene a specificare l’interessato. Aspettiamoci sorprese pure giovedì, quando fornirà una versione prevedibilmente interessante ed innovativa de L’italiano. Nella speranza che il pubblico sanremese per una volta gli attribuisca un meritato riconoscimento: per gli scommettitori è tra i favoriti, ed in effetti tira aria di sorpresona.

Davide Van de SfroosYanez. Dopo aver cercato il dialetto per anni, eccolo. Ma non quello napoletano, ormai entrato a far parte a pieno titolo del repertorio della musica italiana, bensì quello lombardo. Anzi tremezzino, anzi laghée, per dirla con Davide Bernasconi, vero cognome di questo cantautore profondamente lumbard ma italiano nell’anima che debutta a Sanremo a 46 anni. E che forse non pensava neppure che sarebbe mai arrivato, il giorno dell’esordio in una gara canora nazionale. Eppure all’interno del Festival del cantautorato lui ci sta benissimo alla luce di una carriera lunga ed interessante che ha dato lustro alla musica dialettale e continuerà a farlo con orgoglio perché “la musica è una sola, come l’Italia”. Ci sarà bisogno dei sottotitoli per comprendere il testo di Yanez, folk song ispirata ovviamente al personaggo salariano ma che colloca i pirati della Malesia nello strano sfondo della Romagna, la seconda patria di Van de Sfroos. Difficile pensare che possa evitare l’eliminazione, ma la sua popolarità è già più che buona e non aveva certo bisogno della vetrina sanremese per farsi conoscere. Come non ha bisogno delle polemiche strumentali che lo vogliono vicino alla Lega Nord. Per tutta risposta eccolo cantare Viva l’Italia di De Gregori nella serata dei 150 anni: forse è un’excusatio non petita, ma l’effetto-curiosità è assicurato.

Roberto VecchioniChiamami ancora amore. Polemico, profondo, impegnato, ma estremamente sentimentale quando sbarca a Sanremo. La sua presenza rappresenta, insieme a quella di Battiato, il grande colpo della gestione Morandi e proprio come nel 1973, data della sua unica partecipazione al Festival, Vecchioni punta a commuovere: allora dedicò al padre L’uomo che si gioca il cielo a dadi (meritevole di un buon settimo posto finale), quasi quarant’anni dopo propone invece un brano per il figlio diciottenne malato di sclerosi multipla. Ma il contesto è ovviamente diverso: allora era un giovane cantante in cerca di un percorso definitivo, oggi vuole riscoprire l’adrenalina della gara e l’emozione di cantare un altro testo sentito. Apprezzabile la scelta di rimettersi in gioco, potrebbe anche rappresentare una bella sorpresa, lui che la storia sanremese l’ha comunque già sfiorata come autore di A lei, canzone scritta per Anna Oxa nel 1985, e come guest star con i Nomadi interpretando il venerdì Dove si va, contribuendo al secondo posto finale. Un omaggio alle sue origini napoletane la scelta di O surdato ‘nnammurato per la serata dell’Unità Nazionale.