
Luca Madonia-Franco Battiato - L’alieno. Ed eccoci alla più inaspettata delle presenze. Una coppia di amici di vecchia data che sembra nata per cantare insieme ma se ne è accorta con qualche anno di ritardo. Esordio assoluto al Festival per Battiato, che tutto avrebbe pensato a questo punto della carriera meno di debuttare come cantante in gara a Sanremo, mentre per Madonia è la terza apparizione complessiva, contando quella in concorso nel 1988 con i Denovo (Ma che idea si classificò al terz’ultimo posto) e l’ospitata al fianco dell’ex compagno di complesso Mario Venuti nel 2008 per l’interpretazione di A ferro e fuoco, un titolo evocatore del più grande successo del gruppo (scioltosi nel 1990), Fuoco. Battiato tiene a specificare che si tratta di una forma di cortesia nei confronti di un amico: io lo accompagnerò solamente, il protagonista sarà solo lui, l’occasione da sfruttare è tutta sua. Ed in effetti sarà così dal momento che Battiato entrerà in scena solo nella parte finale dell’esibizione in cui, ha detto scherzando, farò da corista. Ma il titolo è degno del Battiato degli anni d’oro, pur essendo stato scritto per intero da Madonia: L’alieno, che racconta il disagio di vivere in questa società, è un testo profondo e destinato a fare strada fin dal primo ascolto, nella speranza che faccia breccia anche presso il “difficile” pubblico sanremese, di tutte le fasce d’età. Vincere pare un’utopia, ma affermarsi no. Al loro fianco, nel venerdì dei duetti, ecco Carmen Consoli a completare il trio dei catanesi ma soprattutto dei musicisti di razza. “Con me e Franco Carmen è perfetta” ha dichiarato Madonia: ed in effetti si riformerà il terzetto già brillantemente all’opera quindici anni fa nella realizzazione del vasto progetto musicale Battiato non Battiato. Per la serata della rievocazione dell’Unità d’Italia ecco invece un titolo sconosciuto ai più, La notte dell’addio, scritta nel 1966 da Alberto Testa e portata ad un discreto successo nel Sanremo di quell’anno da Iva Zanicchi insieme al ballerino italo-americano Vic Dana: un testo che non pare avere almeno in apparenza legami con la Storia d’Italia o un particolare momento di essa ma senza dubbio le due grandi voci siciliane sapranno farla rivivere all’insegna delle emozioni e di un’interpretazione di sicuro successo.
Emma Marrone con i Modà – Arriverà. Dopo o insieme ad Al Bano, pare la favorita numero uno per la vittoria finale. Non perché Sanremo si ormai stato appaltato agli ex Amici ma per la bellezza del brano e per la bell’idea di presentarsi insieme ai Modà, che sembrano in grado di completare la vocalità della cantante salentina. Per il gruppo guidato da Kekko Silvestre è il debutto sanremese tra i grandi, dopo la non fortunata esperienza tra i Giovani nel 2005 con Riesci a innamorarmi. Non per questo Emma si dimenticherà della sua anima rock che riecheggerà in qualche nota e nella sua solita interpretazione aggressiva, ma per l’occasione di gala del debutto sanremese la ragazza ha deciso di provare subito la carta del salto di qualità: niente canzoni mordi e fuggi, allora, ma un testo distante anni luce da Calore per spostarsi sul pop romantico, per non dire drammatico. Per provare a volare anche fuori dal talent show. Un brano che sarà valorizzato, venerdì, dalla presenza di Francesco Renga: tre vocalità diverse per un successo (quasi) assicurato. Tutta da gustare e francamente impronosticabile l’interpretazione che darà il giovedì di Here’s to you – La ballata di Sacco e Vanzetti.
Nathalie Giannitrapani – Vivo sospesa. E’ debutto sanremese pure per l’altra trionfatrice del 2010 dei talent musicali ma a differenza di Emma è una prima volta parzialmente inattesa: subito dopo la vittoria ad X Factor 4, infatti, aveva garantito la sua presenza solo davanti ad un testo “che mi rappresenti veramente”. Detto, fatto e la cantautrice italo-belga sbarca all’Ariston con una canzone ideata ed interamente scritta da lei stessa. D’altronde non poteva mancare, lei che vive di musica e note, proprio nell’anno del ritorno a Sanremo della grande musica d’autore. Qualche riserva sul pezzo, comunque, ce la teniamo: molto simile, non ovviamente come musica ma come contenuti, quella sofferenza appena accennata e vissuta dolcemente, forme ed andamento anni ‘50, all’inedito In punta di piedi ascoltato nel talent show. Non pare destinata a stravolgere il brano la presenza, il venerdì, di L’Aura. Poco adatta alla sua musicalità pare la scelta di Il mio canto libero nella serata della rievocazione. Nathalie sarà presente anche all’Eurofestival, dove l’Italia tornerà ad avere una rappresentante dopo quattordici anni di inspiegabile assenza : intepreterà la versione inglese di In punta di piedi e forse in quell’occasione svelerà un altro volto della sua anima soft rock.
Anna Oxa – La mia anima d’uomo. Un titolo decisamente accattivante per la quattordicesima presenza festivaliera di una delle grandi signore dell’Ariston, capace già di dominare il palco tanto come vincitrice, nell’indimenticabile discesa dalla scalinata di Ti lascerò (1989) con Fausto Leali, e nella grintosa Storie (1999) che come presentatrice come spalla di Pippo Baudo (1992). Senza contare tante altre storiche partecipazioni, spesso e volentieri provocatorie, e qualche altra vittoria mancata (ma che avrebbe meritato) come nel 1997. Riapparsa nell’autunno scorso con un nuovo album dopo quattro anni di totale assenza dai palcoscenici, l’ennesimo ritorno sembra in stile vintage: vedremo infatti un’Anna introspettiva, in veste di “consigliera” verso i giovani, ma pure trasgressiva e pirotecnica. Niente di indimenticabile, comunque, se è vero come è vero che finora si è parlato più del possibile gestaccio relativo al verso “Ed un gesto col dito a chi gufa o ci pone sbadigli” che del brano in sè che, dice, è indirizzato ai giovani, alla necessità di reagire, sempre e comunque. Perfettamente in linea col personaggio è pure la scelta di invitare il venerdì la sconosciuta (al grande pubblico) folk band Marta sui tubi. Giovedì 17 la vedremo invece alle prese con una versione a dir poco inedita di‘O sole mio: inizio sensuale e poi svolta super rock. Se no, che Oxa sarebbe?

Davide Martini








