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Olbia: Nel tunnel un tesoro unico al mondo

Dopo i quindici relitti, ritrovamento di eccezionale importanza nella parte meridionale del cantiere Un albero di otto metri di età romana: era di una nave da carico

«Prima stupore e meraviglia, poi la felicità, infine il terrore: della conservazione di quel reperto, adesso, siamo responsabili davanti al mondo intero».

L’archeologo Edoardo Riccardi descrive gli stati d’animo che hanno investito gli scopritori dell’ultimo reperto affiorato dagli scavi per il tunnel, la settimana scorsa: un albero maestro di circa 8 metri di lunghezza, appartenuto ad una nave romana del I° secolo dopo Cristo.

La scoperta è straordinaria. Perché di alberi di quell’epoca, in condizioni di conservazione ottimali, non ne erano mai venuti alla luce. Quali fossero le dimensioni degli alberi delle navi romane, finora, lo si intuiva da rilievi ed illustrazioni varie che raffiguravano le antiche flotte.
L’unico reperto simile è conservato ad Albenga, dove uno spezzone di albero navale di epoca romana lungo circa 20 centimetri (e dal diametro di 60) è stato recuperato in mare negli anni scorsi. Ecco perché l’equipe di archeologhi impegnati negli scavi, presa coscienza di quanto fosse preziosa quella testimonianza dal punto di vista scientifico e storico, si sono chiesti come fosse più opportuno trattare quel manufatto in legno di conifera, per evitare il deterioramento causato dagli agenti atmosferici.

Già da oggi, l’albero verrà trasferito in una cassa appositamente realizzata per garantirne un’adeguata conservazione. Dopodiché, inizieranno studi più approfonditi.
Sull’età, comunque, dubbi non ne sussistono: «Dagli altri reperti rinvenuti contestualmente sappiamo con certezza che quell’albero è stato costruito nel terzo venticinquennio del I° secolo Ñ spiega l’archeologo Rubens D’Oriano Ñ e quindi risale alla prima età imperiale».

I riferimenti cronologici sono la fine dell’età neroniana e la costruzione del colosseo (80 dopo Cristo): l’albero (che poteva adattarsi ad una nave di circa 25 metri) è stato ritrovato nella parte centro-meridionale del cantiere, dove sono attualmente in corso, sotto il vigile sguardo degli ispettori della Soprintendenza, gli scavi dell’impresa “Tor di Valle”. Mentre la parte settentrionale del cantiere sembra essere quella interessata da un’intensa attività portuale nell’epoca tardo-imperiale, la parte centrale appartiene al primo periodo imperiale e quella meridionale all’età punica: «Riteniamo che, rispetto alla sua lunghezza originale, di quest’albero manchino circa 4 metri della parte alta Ñ prosegue Riccardi Ñ. Crediamo, inoltre, che fosse stato conservato per essere poi utilizzato su qualche altra imbarcazione».

Una sorta di pezzo di ricambio, insomma, con una base di circa un metro e mezzo di sezione tonda, mentre i restanti sei metri sono di sezione ottagonale: «Non si tratta di un albero adatto ad una nave da guerra Ñ prosegue l’archeologo Ñ ma sicuramente ad una nave da carico. Difficile dire, invece, se sia stato realizzato da un’unica pianta o con legnami diversi».
A pochi metri dall’albero, premurosamente innaffiato dagli operai dell’impresa, ecco altre meraviglie venute alla luce negli ultimi giorni: una coppa in vernice dell’età ellenistica ed altre prodotte in loco, ceramiche italiche e sub-galliche, un microscopico vasetto, una lucerna, un tappo ed un curioso bastoncino: «Era probabilmente un oggetto da cosmesi», spiega Giovanna Pietra, un’altra delle componenti dell’equipe di ricarcatori impegnati nella campagna. Il vero pezzo forte, nella collezione di oggetti di varia natura strappati alla terra, è però un bicchiere con disegni raffiguranti scene da uno spettacolo al Circo Massimo. Quello è partito subito per il restauro, e D’Oriano può mostrarne solo una riproduzione su carta di dimensioni reali.

Tutto bello. Ed il tunnel degli olbiesi? «Stiamo cercando di interferire il meno possibile con i lavori, ma è chiaro che quando le scoperte sono di questa importanza non si può far finta di nulla»; conclude D’Oriano.

A far finta di nulla, del resto, ci stanno già riuscendo benissimo le istituzioni, che verso il tesoro archeologico di Olbia hanno già mostrato il massimo disinteresse.