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Incisori sardi in esposizione

L'Exma' di Cagliari diventa sede stabile della Collezione Valle (incisori sardi del Novecento). Sempre nelle sale del centro di via San Lucifero è allestita fino al 19 gennaio la mostra Antonio Porru, opere 1983-2002.

L’Exma’ di Cagliari diventa sede stabile della Collezione Valle (incisori sardi del Novecento). Sempre nelle sale del centro di via San Lucifero è allestita fino al 19 gennaio la mostra Antonio Porru, opere 1983-2002. L’obiettivo è la valorizzazione dell’arte sarda, sia dei grandi maestri storici presenti all’interno della collezione sia di nuovi artisti.

Antonio Porru si presenta al pubblico con una ricerca fra le più interessanti del panorama artistico isolano: l’espressione attraverso la ceramica, genere poco frequentato rispetto ad altri. Propone un percorso di cinquanta opere realizzate con la terracotta e pastelli colorati. Due i filoni tematici: gli Asciugamani a cui appartiene la serie degli Steddus Nieddus, stelle nere, modellate con l’argilla e dei ritratti e autoritratti disegnati su carta. Negli Asciugamani e Steddus l’artista dà forma alle evocazioni poetiche, il quotidiano è tradotto in un linguaggio segnico che prende spunto dalla tradizione popolare sarda. Forme d’argilla rettangolari, verticali, orizzontali ornate con frange, trame, lembi richiamano i disegni degli asciugamani tradizionali e gli ornamenti dei dolci sardi. In essi si ritrovano motivi dell’inconscio, memorie di case, di tetti di facciate, di strade, di letti di fiume, di presenze umane di memorie evocate. L’asciugamano richiama l’arte della tessitura, l’organizzazione dei fili sul telaio e vuole essere un omaggio alla creatività femminile. Le opere rappresentano i ritratti della popolazione di Sanluri, i campi, le abitazioni, i colori del cielo. Porru ricorre all’utilizzo della sola terracotta priva di smalti associata alla tecnica dell’intaglio. Di particolare interesse i ritratti definiti dall’autore neri, impostati su una gamma tonale bassa, memoria delle scure tavolette ex voto osservate dall’artista nella chiesetta di San Lorenzo a Sanluri, dai quali emergono esclusivamente i tratti espressivi. Non utilizza la materia importata ma ricerca la creta nei campi di terra dai colori tufacei che circondano la sua casa, di composizione più grezza rispetto a quella di derivazione industriale scelta per le sue ultime opere porose imperfette gestuali.

La collezione Valle costituisce la più importante raccolta nel suo genere dell’intera Sardegna. Settecento stampe donate dalla famiglia al comune di Cagliari nel 1997 fra cui 357 opere dei più grandi incisori isolani, soprattutto della prima metà del secolo scorso: Felice Melis Marini, Giuseppe Biasi, Remo Branca, Stanis Dessy, Antonio Mura, Foiso Fois. Accanto agli artisti isolani una raccolta di incisori italiani dell’Ottocento fra cui 80 acqueforti di Bartolomeo Pinelli e del Novecento.
“Si è scelto di aprire la mostra con autori sardi”, spiega Pellegrini, “perché è il nucleo più rappresentativo della raccolta e per interpretare lo spirito del collezionista che predilige incisori che con la loro mobilitazione sentimentale culturale e civile furono determinanti nella costruzione dell’arte sarda che proprio in questa tecnica a suo avviso si esprimevano appieno”. Prevalgono opere di personalità fondanti degli anni Trenta e Quaranta, anni di grande entusiasmo per l’incisione, in cui molti di questi artisti approdano a fama nazionale. In esposizione le opere di Marini iniziatore dell’acquaforte in Sardegna e Biasi che vi introdusse la xilografia intorno al 1910.
Marini artista cagliaritano figura di primo piano nel panorama artistico isolano della prima metà del Novecento, per la sua vasta produzione grafica e teorica è annoverato tra i maggiori incisori italiani del nostro secolo. Formatosi in un ambiente culturale fertile, il padre fu tra i più importanti urbanisti del secondo Ottocento, si dedicò in un primo momento alla pittura, dal 1904 si occupò prevalentemente d‘incisione sperimentandone diverse tecniche e sfruttandone le possibilità espressive, suo un corpus di oltre 500 incisioni. E’ nella natura che l’artista trova la sua ispirazione, la campagna sarda, i pini contorti dal maestrale, i melograni i mandorli in fiore, olivi, querce i soggetti raffigurati come giganti solitari, testimoni del ciclo delle stagioni e delle generazioni degli uomini.
Biasi (Sassari 1885-1945) si afferma come illustratore nella rivista fiorentina “il Giornalino della Domenica”, dedicata ai bambini. Illustrazioni che hanno come tema principale la vita popolare sarda. Il mondo rurale dell’Isola, matrimoni, processioni, momenti di vita campestre viene dipinto dall’artista in maniera evocativa. Lontano dalla sua terra le immagini raffigurate scaturiscono dai ricordi, soggetti prescelti le donne che occupano un posto privilegiato nella sua opera. Nel 1912 cominciò a eseguire xilografie, illustrando l’Incendio nell’oliveto di G. Deledda, scrittrice alla quale è stato spesso accomunato dalla critica per aver fatto della Sardegna l’oggetto privilegiato della sua produzione artistica. Nella prima metà degli anni trenta realizza una serie di linoleografie e alcune cromolinoleografie dai contrastanti rapporti cromatici.
Tra le sue opere la decorazione dell’atrio della stazione di Tempio Pausania e dello scalone del palazzo di giustizia di Sassari.
Nel corso della sua carriera dipinse a olio, a tempera, a pastello, e con successo si dedicò alla xilografia in nero e a colori: testimonianze della sua arte sono conservate in collezioni italiane e straniere, pubbliche e private; larga parte della sua produzione è stata poi acquistata dalla Regione sarda per l’allestimento della pinacoteca di Sassari.