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Nella collina si cercano i segreti del villaggio nuragico

Il maestoso mastio svettante sulla collina di Domus is Abis, è solo una parte, ben più piccola, di un complesso monumento archeologico che ancora giace sotto terra e che presto sarà riportato alla luce grazie ad intervento di recupero voluto dalla Soprintendenza archeologica di Cagliari e dall’amministrazione comunale.

Il maestoso mastio svettante sulla collina di Domus is Abis, è solo una parte, ben più piccola, di un complesso monumento archeologico che ancora giace sotto terra e che presto sarà riportato alla luce grazie ad intervento di recupero voluto dalla Soprintendenza archeologica di Cagliari e dall’amministrazione comunale.

«Tra qualche giorno, esattamente il primo marzo, verrà aperto il cantiere archeologico, i lavori avranno una durata di undici mesi, si alterneranno ogni tre mesi squadre di quattro addetti», annuncia il sindaco Pier Luigi Podda. «L’intervento ha come obiettivo quello di far diventare la zona un bene archeologico e ambientale. Attraverso un secondo progetto comunale verrà ripristinata la vegetazione con la messa a dimora di nuove essenze tipiche della Sardegna e in particolare del nostro territorio». La direzione scientifica sarà affidata all’archeologa della Soprintendenza ai Beni archeologici e culturali di Cagliari Donatella Cocco.

«Dopo questo primo ciclo di lavori, grazie ad un intervento del Comune di circa centocinquantamila euro, il cantiere potrà continuare a svolgere la sua attività per un altro anno. Vogliamo non solo recuperare il monumento, ma anche il territorio circostante e valorizzare l’intera area di Domus is Abis», dice ancora Podda.

Su Nuraxi - così lo chiamano in paese - è un momento molto importante per la comunità samatzese. Per la prima volta verrà recuperato in tutto il suo splendore uno dei beni archeologici più significativi. Adagiato su un altura di 236 metri, conserva ancora semicoperte le quattro torri laterali unite tra loro da cortine murarie rettilinee. È l’unico monumento archeologico del paese ancora ben conservato. Databile tra il Bronzo Medio-Recente (1800-1300 avanti Cristo) si pensa presenti un annesso villaggio nuragico di cui sono visibili tracce di fondi di capanne che fanno parte del complesso.

Sembra inoltre che tra la torre centrale e quelle laterali ci siano i resti del cortile. Il mastio centrale si e’ conservato in altezza, caratterizzato da una camera al primo piano e probabilmente anche da una seconda di cui oggi rimane ben poco. La camera al primo piano conserva una tholos stretta e slanciata, non ha né feritoie né finestrino di scarico. Si accede al piano alto attraverso un vano scala ottenuto all’interno della massa muraria della quale rimangono tre gradini rozzi e scoscesi. La tecnica costruttiva utilizzata per questo monumento e’ quella di filari aggettanti posti l’uno sull’altro. I conci grandi e poco lavorati, sono in calcare bianco locale. L’ingresso della torre centrale, quasi totalmente interrato, e’ sormontato da architrave monolitico. Ubicato vicino ad una sorgente naturale, dalla sua posizione strategica sovrasta tutto l’agro e gran parte del centro abitato. Domina la piana dove sorgono gli attuali paesi di Nuraminis e Pimentel, luoghi di passaggio tra la Marmilla e la Trexenta. Nelle immediate vicinanze di su Nuraxi si trova scolpita su un bancone roccioso un’ara sacrificale, conosciuta dai samatzesi come Sa Piscedd’ e su casu. Si tratta dunque di un’area archeologica importante, testimonianza della storia e simbolo stesso della comunità. Che finalmente potrà restituirci le sue ricchezze e rivelare i suoi segreti.