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Passeggeri in rivolta sulla nave della Tirrenia

Esposto contro la società di navigazione dopo un’avaria: «Ci hanno fatto mancare qualsiasi forma di assistenza elementare» A un guasto nei bagni di molte cabine si sono poi aggiunti problemi ai motori del traghetto. Proteste e accuse

CAGLIARI. Un’odissea lunga ventuno ore per 468 passeggeri del traghetto Toscana della Tirrenia in partenza per Palermo, bloccati nel porto di Cagliari dalle 19 di venerdì alle 16 di ieri perchè gli scarichi dei servizi igienici della nave si sono intasati e hanno provocato il reflusso di feci e liquami nei water, con quali conseguenze è facile immaginare. Al guasto se ne è aggiunto poi un altro ai motori.
La rabbia dei passeggeri tenuti in ostaggio nello scalo cagliaritano dai water traboccanti del Toscana, è stata la stessa provata in passato da altri per i disservizi e l’inadeguatezza dei traghetti della compagnia di navigazione campana nei traghetti per la Sardegna, con le poche eccezioni dei supertraghetti veloci impiegati su Olbia e Porto Torres. Tra i passeggeri una cinquantina di calciatori di ritorno da un torneo in Sardegna. Tutti i “sequestrati” hanno sottoscritto una denuncia presentata al Polmar contro la Tirrenia, ipotizzando un’interruzione di pubblico servizio e la mancata assistenza (acqua e cibo) da parte del personale del traghetto.
Quando ieri pomeriggio il Toscana ha levato l’àncora ed è finalmente salpato per la Sicilia, dai passeggeri affacciati sulle ringhiere dei ponti di bordo è partito un ironico applauso sui cui destinatari non dovrebbero esserci dubbi: il comandante della nave, quindi la Tirrenia tutta per le sue ormai croniche e insopportabili deficienze nei servizi da e per la Sardegna.
L’odissea dei 468 passeggeri diretti a Palermo, fra i quali un centinaio di giovanissimi calciatori fra i sei e i sedici anni di una società sportiva palermitana, ha cominciato a delinearsi intorno alle 17 e trenta di venerdì, quando sul molo Rinascita avrebbe dovuto iniziare l’imbarco dei veicoli sul Toscana, un traghetto prevalentemente merci utilizzato - sembra - in sostituzione della nave passeggeri Domiziana impiegata dalla Tirrenia sulle rotte adriatiche. Le operazioni di carico sono state bloccate ed è trapelata la voce che la partenza avrebbe subito un ritardo per problemi negli scarichi dei servizi igienici. Tutti quindi a cercare ricovero nella stazione marittima per sfuggire al caldo torrido emanato dal cemento bollente della banchina portuale.
La rabbia ha iniziato a montare man mano che passava il tempo e di segnali di partenza neppure un cenno. Solo a mezzanotte è stata data ai passeggeri la possibilità di salire a bordo e di occupare, per chi le aveva, le cabine riservate. Ma niente acqua e niente cibo per gli “ostaggi”, solo scortesi risposte - hanno raccontato alcuni passeggeri - da parte del personale di bordo.
L’attesa si è fatta spasmodica e il nervosismo è cresciuto a mille. Alle 4 e mezzo del mattino un’altra mazzata: «La nave è ancora in avaria, c’è un guasto ai motori, non si parte». Poco c’è mancato che il Toscana esplodesse dalla rabbia dei suoi forzati inquilini. Solo il senso di responsabilità dei sequestrati a bordo ha fatto sì che, nonostante la collera, nessuno andasse oltre forme di contestazione verbale.
Passata la nottata, l’alba che i passeggeri avrebbero dovuto vedere a Palermo, è stata invece quella di Cagliari, con il sole che ha fatto capolino da dietro Monte Urpinu anzichè dalla valle di Arenella, rischiarando così il molo Rinascita con il Toscana ancora agli ormeggi e i volti tirati di 468 persone reduci da notte in bianco e con tanto veleno in copro. Neppure la colazione, gli uomini Tirrenia si sono sognati di offrire alle vittime di Caronte selvaggio. Chi la voleva, poteva accomodarsi al bar. E pagare. Solo alle 10 e mezzo è arrivato l’invito a usufruire gratuitamente del servizio ristoro: caffè o capuccino e brioche. Poi anche la promessa del pranzo. Ma intanto dalla postazione di comando una proposta risolutiva: «Vi mettiamo a disposizione i pullman per raggiungere Olbia e imbarcarvi per Civitavecchia. Poi in treno a Napoli e da qui in nave per Palermo». Pagando, s’intende. Scontato che nessuno, per quanto imbufalito o preso dallo sconforto, raccogliesse l’invito. E così è stato.
Il calvario è durato fino alle 16 e quindici ieri pomeriggio. Tutti a bordo, si parte. Il Toscana ha levato gli ormeggi, si è staccato dal molo e si è diretto verso l’imboccatura del porto puntando poi verso sud. Caro Caronte, Caronte selvaggio…, dice la canzone di Piero Marras.

Fonte:
http://espresso.repubblica.it