Questo sito contribuisce alla audience di

Festival Dromos

Al via i concerti del decimo festival Dromos. Domani a Oristano Carla Bley con i suoi Lost Chords e Paolo Fresu. Apre la serata il piano solo di Silvia Corda.

Partenza emblematica, domani sera (mercoledì 9 luglio) a Oristano, per il cartellone musicale del decimo festival Dromos. Silvia Corda prima, Carla Bley poi (con i suoi Lost Chords e Paolo Fresu), al centro dei riflettori nella serata in programma in piazza Eleonora con inizio alle 22 (biglietti a 15 euro): due pianiste jazz, sarda l’una, americana l’altra, aprono la serie di concerti di un’edizione del festival che, oltre al capoluogo, coinvolge altri due comuni dell’Oristanese, San Vero Milis e Nurachi, e che si riconosce sotto il titolo “Donne d’altrimari”. Sono infatti declinati al femminile i nomi più attesi sul palco di Capo Mannu - la cantante israeliana Noa (martedì 15) e la cubana Omara Portuondo (la sera dopo) – e su quello di Nurachi, con le voci della sudafricana Simphiwe Dana (il 23 luglio) e della statunitense Dee Dee Bridgewater (il 24) a suggellare il festival. E all’universo femminile è dedicata anche una serie di cinque concerti (in programma a Oristano fra l’11 e il 22) dove a tenere banco saranno invece musicisti maschi.

Jazz a tinte rosa, dunque, nel concerto inaugurale di Dromos. Apre (alle 22) Silvia Corda, uno dei nomi di spicco della scena musicale sarda. Non solo di quella jazzistica, perché la pianista cagliaritana, che a questa musica ha già regalato pagine raffinate sia in concerto che su disco (”Impronte”, registrato nel 2001 con il suo trio), è attiva anche nel campo della musica del Novecento, contemporanea e di improvvisazione (con l’ensemble “Impromptu”). Domani a Oristano si presenta in solitudine per proporre la prima parte dei suoi “Piano portraits” (la seconda è attesa una settimana dopo, mercoledì 16, a Capo Mannu).

Riflettori puntati poi (ore 22.30 circa) su un’autentica icona del jazz d’avanguardia degli ultimi quattro decenni, Carla Bley con i suoi Lost Chords – ovvero il bassista Steve Swallow, il sassofonista inglese Andy Sheppard e Billy Drummond alla batteria – impreziositi dalla presenza di Paolo Fresu. Un incontro, quello fra il quartetto della bionda pianista e compositrice americana (ma anche organista, arrangiatrice e direttrice di big band) con il trombettista sardo, inaugurato l’anno scorso in una fortunata serie di concerti e poi consegnato alla tracce di un disco (”The Lost Chords find Paolo Fresu”) che testimonia perfettamente il progetto: cinque straordinari musicisti alle prese con le composizioni della Bley, brani complessi e articolati, raffinati e ironici che passano dalle tonalità swing al funky, ricercando le strade più innovative anche nella musica meno nota del passato.

Nata a Oakland, in California, nel 1936, Carla Bley comincia a prendere lezioni di musica sin da piccolissima dal padre, Emil Borg, un insegnante di pianoforte e organista di chiesa. La sua precoce passione per il jazz la spinge presto a trasferirsi a New York: lavorando come venditrice di sigarette al Birdland, il famoso jazz club, ha l’occasione di ascoltare i musicisti più in auge dell’epoca. Tra questi, il suo futuro marito, il pianista Paul Bley, che la incoraggia a scrivere musica e col quale si trasferisce a Los Angeles per un ingaggio del suo quartetto all’Hillcrest Club. Alla fine degli anni Cinquanta, il sassofonista Ornette Coleman sale alla ribalta col suo stile innovativo e Paul Bley lo convoca subito nel suo gruppo. Carla si ritrova così coinvolta nell’atmosfera free, la cui influenza si rifletterà a lungo nei suoi lavori.

Di nuovo a New York nei primi anni Sessanta, musicisti del calibro di George Russell, Jimmy Giuffre, Tony Williams e Art Farmer iniziano ad interpretare e registrare le sue composizioni. Quando entra a far parte del Jazz Composer’s Guild, un’organizzazione di musicisti d’avanguardia, conosce il compositore Michael Mantler col quale, lasciato Paul Bley, si lega sentimentalmente e (nel 1966) avrà Karen, l’unica figlia di Carla Bley. Dall’incontro fra i due nasce anche la Jazz Composer’s Orchestra, con cui la pianista realizza nel 1971 il suo primo grande lavoro, l’opera jazz-rock “Escalator Over The Hill”, firmata insieme al poeta Paul Haines, che le varrà l’Oscar du Disque de Jazz. Ed è sempre con Michael Mantler che crea la casa discografica WATT, sotto la cui etichetta Carla Bley registrerà tutti i suoi lavori futuri, a partire da “Tropic Apettites”, del 1974.

Nel frattempo, alla fine degli anni Sessanta, Gary Burton aveva registrato il primo lavoro esaustivo della pianista, “A Genuine Tong Funeral”, mentre Charlie Haden le aveva commissionato brani e arrangiamenti per la sua storica Liberation Music Orchestra.

Nel 1975 la Bley è per sei mesi in Inghilterra, a Londra, dove suona in un gruppo con Jack Bruce e Mick Taylor. Rientrata a New York forma una sua band, sei fiati e sezione ritmica, con cui suona per sei anni e registra ben cinque dischi olte alla colonna sonora per il film di Claude Miller “Mortelle randonée”.

“Heavy Heart” e “Night-Glo”, quest’ultimo scritto e composto per Steve Swallow, bassista della sua big band dal 1978 (e in seguito anche nella vita), le varranno il riconoscimento come migliore compositrice del Downbeat Magazine ed il premio Deutscher Schallplattenpreis.

Cominciato quasi per gioco, il duo con Steve Swallow approda presto sui palchi e in sala di incisione in album come “Duets” e “Go Together”. Nello stesso periodo, la pianista gira e registra con la sua big band, compone e arrangia per altri (come nell’album “Dreamkeeper” della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden), alternando così gli impegni fra il vasto organico e la dimensione ristretta del duo con Steve Swallow che, con l’aggiunta sempre più frequente dei sassofoni dell’inglese Andy Sheppard, sfocerà nella nascita del trio che nel 1994 registra l’album “Songs With Legs”.

Tour e incisioni in duo, trio e big band scandiscono anche gli anni successivi, lasciando tracce su dischi come “The Carla Bley Big Band Goes to Church” (registrato dal vivo a Perugia, durante il festival Umbria Jazz del 1996) “Are We There Yet?” (in duo con Swallow, del 1998), e “Looking For America” (2002), candidato al Grammy per la categoria “best large jazz ensemble album”. Ma c’è spazio anche per un nuovo gruppo, il 4×4 (quattro fiati più organo, piano, basso e batteria) che debutta nella primavera del 1999 a Tokyo e in estate registra un album a Oslo.

La poliedricità della musicista californiana sembra non conoscere limiti e nel 2003, quando al trio Bley-Swallow-Sheppard si unisce il batterista Billy Drummond (già nei ranghi della big band), nasce il quartetto The Lost Chords: il debutto in Austria dà il via a un tour europeo dal quale nasce l’omonimo album dal vivo. Due anni dopo, l’incontro con Paolo Fresu segna un’ulteriore tappa nella genesi del progetto che domani sera approda a Oristano.

* * *

Per informazioni:
ASSOCIAZIONE CULTURALE DROMOS
via Sebastiano Mele, 5/b · 09170 ORISTANO
tel.: 0783 310490 - 0783 310564
fax: 0783 31 05 57 -
E-mail: dromos@dromosfestival.it
www.dromosfestival.it