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Mare e Miniere - Marcello Peghin a Gonnesa

Stasera, 19 agosto a Gonnesa alle 21,30 nel bellissimo giardino impreziosito dagli ulivi secolari de "S'Olivariu", la musica, le immagini e le parole del progetto musicale "ARGYRÓPHLEPS NESOS" ("l'isola dalle vene d'argento", parole con le quali i greci antichi chiamavano la Sardegna), di MARCELLO PEGHIN si animano in un suggestivo concerto dedicato all'isola. Uno spettacolo che trae ispirazione dalle parole di Lawrence: "la Sardegna non assomiglia ad alcun altro luogo.

Regione Autonoma della Sardegna
Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio
Igea - Società Umanitaria

presenta
MARE E MINIERE 2008

MARTEDI 19 AGOSTO 2008
GONNESA -S’OLIVARIU
ORE 21,30
ARGYRÓPHLEPS NESOS
di
Marcello Peghin
Mariano Piras - ghironda - sarraggia - oud - mandola - voce
Marcello Peghin - chitarre - live electronics
Gavino Riva - basso
Paolo Sanna - percussioni

Giampiero Dore - video
Versi di Antonello Bazzu

INGRESSO LIBERO

Stasera, 19 agosto a Gonnesa alle 21,30 nel bellissimo giardino impreziosito dagli ulivi secolari de “S’Olivariu”, la musica, le immagini e le parole del progetto musicale “ARGYRÓPHLEPS NESOS” (”l’isola dalle vene d’argento”, parole con le quali i greci antichi chiamavano la Sardegna), di MARCELLO PEGHIN si animano in un suggestivo concerto dedicato all’isola. Uno spettacolo che trae ispirazione dalle parole di Lawrence: “la Sardegna non assomiglia ad alcun altro luogo. E’ un’altra cosa: incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. E’ come la libertà stessa “.
Amalgamando varie anime e diversi modi di sentire, strumenti musicali della tradizione mediterranea, elettrici, percussivi e non convenzionali, Peghin e i musicisti tracciano una sorta di percorso, senza una meta precisa, verso un non-luogo. Lo spettacolo si sviluppa su nove brani e fonde musica, immagini e poesie cercando di esprimere l’energia che gli elementi naturali : aria - acqua - terra - fuoco, sprigionano in Sardegna, insieme alle note suggestive di Mariano Piras, ghironda, sarraggia, oud, mandola, voce; Marcello Peghin, chitarre, live electronics; Gavino Riva, basso; Paolo Sanna, percussioni; Giampiero Dore, video; versi di Antonello Bazzu.
Ulteriore elemento sono i paesaggi di miniera dove si possono immaginare le vite di quegli uomini che hanno scavato nelle viscere della terra, le loro speranze e i loro tormenti. L’angoscia dei pastori minatori che sulla testa invece del sole e delle stelle vivevano una notte di roccia rischiarata dalla luce incerta di una lampada a carburo. Delle loro donne che desideravano un futuro migliore per i figli. E che questi non si ritrovassero orfani.
Aria. Gli astri nel loro lento tracciato, i cieli di nuvole che corrono senza tregua o si fermano incombenti sulla terra.
Acqua. L’acqua che dalle fonti scorre, quieta o frenetica, traversando piane e valli fino a gettarsi in mare. Il mare, la calma e la tempesta, l’armonia delle onde e l’azzurro misterioso delle sue profondità.
Terra. Pietre e rocce che raccontano la storia antica della nostra Sardegna. Sculture naturali o opera dell’uomo a punteggiare un paesaggio in continuo mutamento.
Fuoco. Caro agli dei, presenza costante nei riti antichi e nelle tradizioni popolari. Distruttore e rigeneratore.
Miniere. Un brano dedicato all’eccidio di Buggerru del 1904. Altri due sull’abbandono, su un eldorado ormai finito, sulla natura che inesorabilmente cancellerà ogni traccia.

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Organizzazione:
Società Umanitaria
Centro Servizi Culturali
Carbonia
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