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Intervista a Renato Clementi

Questa settimana un incontro particolare con uno scrittore-scacchista.

INTERVISTA A RENATO CLEMENTI (SCRITTORE)

Renato Clementi abita a Vimodrone (Mi) ed e’uno scrittore affermato

(vincitore del Bancarellino 1999 con il romanzo per ragazzi “Va con

i tuoi artigli” - SEI editore).

Ma a noi interessa perché è anche un giocatore di buon livello,

oltre che un ottimo didatta. Infatti per molti anni ha curato delle

lezioni avanzate di scacchi al circolo di Cernusco sul Naviglio,

seguite con entusiasmo dai soci.

La nostra intervista nasce dal fatto che lui nella doppia veste di scacchista

e scrittore, puo meglio osservare alcuni aspetti del nostro amato gioco.

1- Le tue lezioni sono seguite con grande interesse dai tuoi allievi.

La mia opinione Ë che siano davvero molto ben fatte e meritevoli

di segnalazione, e dovrebbero avere un pubblico più vasto…

(sto lanciando una proposta nemmeno tanto velata… per ospitarle

in futuro su queste pagine :-)

Puoi dirci cosa ti ha spinto a produrre questo (faticoso) lavoro didattico?

Quando in un torneo un giocatore perde una partita, egli è naturalmente indotto a indagare sulle cause della sua sconfitta.
Spesso però si accontenta di spiegazioni che non sono in grado di aprirsi verso una prospettiva di lavoro. Giustificazioni come
“è stata una svista”, “non avevo abbastanza tempo per analizzare”, sono semplici constatazioni e non indicano ciò che il
giocatore deve fare per migliorare. Eppure basta poco per mettersi sulla strada giusta; occorre produrre le domande idonee:
“perché non ho visto la mossa più forte?”, “perché proprio in fase di apertura ho commesso quella svista?”.

Così impostata la questione, diventa facile fornire risposte operative: “non ho trovato la mossa più forte perché non ho
abbastanza esperienza in questo schema di gioco”, “ho studiato bene l’apertura, ma ne ho una conoscenza troppo mnemonica,
così facilmente gioco in modo automatico e inverto od ometto le mosse giuste”, “sono finito in zeitnot perché ho perso troppo
tempo dietro una variante complessa, invece di cercare strade alternative, meno promettenti, ma più facili da controllare”…

Ecco, ho deciso di dedicarmi all’attività didattica quando mi sono accorto che potevo aiutare i giocatori a trovare le domande
giuste e ad attivare l’allenamento più consono a ciascuno, senza aver la pretesa di insegnare tecniche e principi che
probabilmente i giocatori conoscono più di me.

2- Tu giochi attivamente e partecipi a tornei ufficiali, inoltre insegni.

Quale fra le due attività da maggiore soddisfazione? O meglio, in che modo

si differenziano queste due esperienze?

Molto di più l’attività che io chiamo di allenamento (anziché insegnamento). Trovo molta più gratificazione sentirmi impegnato
in una situazione collaborativa, quale è quella che s’instaura tra allenatore e giocatori, che non in quella competitiva, anche se
magari sono io a vincere. Ho l’impressione che una vittoria sia una bella emozione, la quale tuttavia si dimentica alla prima
sconfitta, mentre la consapevolezza d’aver acquisito una nuova capacità di gioco è una soddisfazione duratura, che non si
cancella quando si perde (al contrario anche la sconfitta diventa motivo di gratificazione quando scopriamo come sfruttarla per
evolvere).

3- Sei anche e soprattutto uno scrittore e per questo voglio presentare

ai visitatori un tuo racconto scacchistico: “L’ultima scacchiera”, che vinse

nel 1992 il concorso nazionale ‘bianco e nero’ della rivista SCACCO.

Puoi dirci brevemente qualcosa su come è nata l’idea di questo racconto?

Semplicemente osservando le scacchiere sgangherate del nostro circolo, con cui ci facevamo anche i tornei.

4- So che stai lavorando a un progetto importante (un romanzo). Non hai mai

pensato a un romanzo con gli scacchi come tema di fondo?

Sì, ci ho pensato, ma temo di non essere capace a realizzare un tale romanzo. Ho paura che il piacere degli scacchi mi prenda
la mano e alla fine ne esca qualcosa che per leggerla devi sistemarti con la scacchiera davanti!

5- In conclusione, una domanda che amo fare spesso: tu come vedi il futuro degli scacchi? (internet e il gioco
online, i computers, regole nuove, ecc.)

Il punto è: gli scacchi si allargano alle nuove tecnologie, ma sopravviveranno? Io credo di sì. I computer arriveranno a giocare
con una precisione quasi assoluta, irraggiungibile da qualunque uomo, eppure gli scacchi non moriranno. Ci sarà sempre più
emozione in una scalcinata partita di principianti, che non nell¹analisi perfetta di un computer, così come c¹è molta più poesia
nel faccione tondo di papà, tracciato dalla mano incerta di un bambino, che non nel cerchio perfetto di un compasso.