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Articolo 8.1

Un nuovo racconto pervenuto per il concorso Le 64 caselle, di Claudio Tornabuoni

Racconti scacchistici

Articolo 8.1

di Claudio Tornabuoni

Raggiunta la sperduta cittadina mi feci indicare la casa del vecchio. Mi era stato riferito che in gioventù era stato un fortissimo
giocatore ma che ormai abbandonati da molti anni alfieri e cavalli viveva nella solitudine più completa.

Un po’ titubante bussai alla sua spelonca e venni accolto da un sorriso aperto e sereno. Mi fece cenno di entrare mostrandomi
quattro o cinque scaffali stracolmi di libri ed antichi manoscritti tutti riguardanti il gioco degli scacchi.

” So che sei un appassionato del nobil gioco ” esordì con aperta cordialità - ” e, visto che per me è giunta la fine, voglio
donarti questa mia ricchezza, sicuro che ne saprai fare buon uso.

Rinfrancato da quell’ insperata franchezza volli farmi spiegare il motivo del suo strano isolamento dal mondo.

” Cinquant’anni fa la Morte mi fece visita decisa a portarmi tra le sue braccia nell’aldilà.” - parlava con voce serena - ” Ma
,come puoi ben capire, non ero affatto d’accordo. Per rendermi meno amaro il viaggio affermò che la vita è l’unico passaggio
nel quale nulla si da e nulla si riceve. Mi dichiarai pronto a seguirla ma, aggiunsi, non condividevo quell’affermazione in quanto
avendo appreso in vita il gioco degli scacchi, lo reputavo un bene inestimabile.

Quella allora, sorpresa ed incuriosita allo stesso tempo, volle divertirsi proponendomi una sfida: avremmo giocato una partita
al mese ed ogni volta avrei dovuto darle scacco matto in meno di cinquanta mosse, vivendo isolato dal resto del mondo e non
confidando ad altri il mio segreto.

Non mi restava altro che accettare e mi barricai in questa casupola assieme a tutto il materiale scacchistico che potei trovare.

All’inizio fu molto facile sopravviverle in quanto vincevo regolarmente le mie partite in poche mosse ma da alcuni anni però è
diventato sempre più difficile batterla. Ieri abbiamo giocato la nostra 597esima partita e, come al solito, mi ero preparato con
molto scrupolo. Purtroppo, arrivati alla 46esima mossa, mi sono accorto essere in una situazione disperata ed ho chiesto una
sospensione. Questa sera riprenderemo a giocare e dovrei dare matto in tre mosse, ma, come vedi, è impossibile.” terminò la
frase mostrandomi la scacchiera con la posizione raggiunta.

Quella notte mi nascosi dietro un armadio.

Entrò la Morte e guardò il suo avversario deridendolo: “Finalmente sei crollato vecchio! ” nel contempo acconciava i pezzi
sulla scacchiera ” Come vedi non c’è nulla da fare: puoi dare matto solo in quattro mosse: non in tre!”

” Già è vero” - replicò laconico il vecchio - ” del resto prima o poi anche la mia ora sarebbe dovuta venire. Se non altro posso
rallegrarmi di averti insegnato a giocare veramente bene in tutti questi anni…Andiamo sono pronto! ”

” Un momento!” - gridai, uscendo allo scoperto ” se il pedone b5 prende al varco quello in c5 si crea la posizione per dare
matto con altre due sole mosse! ”

” E bravo! ” sbottò la Morte che non sembrava affatto sorpresa dalla mia improvvisa apparizione ” peccato che la mia ultima
mossa non sia stata c5 e la presa en - passant sia del tutto ingiustificata!”

” Lo so ” - dissi - ” ma tu non hai scritto la partita e non puoi dimostrarlo!”

” Già” - soggiunse il vecchio stupito - ” è proprio così, il regolamento parla chiaro. L’annotazione è obbligatoria!”

” T’inganni! ” - ribattè la Signora aprendo il mantello e allungandomi un foglio - “ecco qui la partita annotata mossa per mossa.
Non sarà difficile dimostrarlo!” concluse trionfalmente.

Presi il foglietto sdrucito fra le mani e l’osservai:

” E’ vero ” commentai ” sembra l’annotazione di una partita a scacchi “.

” Come sembra!? ” ribattè sorpresa

” Dico sembra perché il regolamento impone che non solo l’annotazione delle mosse sia obbligatoria, ma che siano riportate in
maniera chiara e leggibile. Qui la grafia è incomprensibile”

Come immaginavo, le sue dita lunghe e adunche non le avevano permesso una scrittura sufficentemente comprensibile.

” La partita non può essere ricostruita. Deve pertanto essere annullata.” conclusi.

La Signora sembrava imbarazzata ed alla fine tra il grave e il burbero così sentenziò: ” In ogni caso la mossa non è buona
perché suggerita! “. Tentò un ultima carta

” Anche nel caso dell’intervento di uno spettatore, la partita dev’essere ripetuta. Come vedi in entrambe le situazioni è
necessario rigiocare “. Mi voltai verso il vecchio che appariva comprensibilmente sorpreso e trionfante. Quando mi rigirai, la
Signora era scomparsa.

***

Ora passo tutti i miei giorni a giocare a scacchi e, anche se i miei avversari non se ne accorgono, tento sempre di batterli entro
le cinquanta mosse.