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La terza scelta

Un altro racconto di Riccardo Del Dotto per il concorso Le 64 caselle

Racconti scacchistici

La terza scelta

di Riccardo Del Dotto

Quel giorno si sarebbe concluso il campionato cittadino, il verdetto finale dipendeva dall’esito della prima scacchiera dove si
affrontavano Vito Coselli, campione uscente, con il Bianco e Juan Carlos Diaz, il vecchio maestro, con il Nero. La personalità
di Vito Coselli era poco interessante: il cognome tradiva le chiare origini italiane di questo impiegato trentenne, pallido,
allampanato, dall’andatura scricchiolante, da nove anni vincitore del campionato senza mai convincere. Pure il suo gioco era
poco entusiasmante, per quel suo essere vilmente attaccato al materiale, per quella sua concretezza spicciola da ragioniere,
per l’assenza totale di talento combinativo. Quanto diverso Juan Carlos Diaz, il desaparecido! Scomparso da circa dieci anni,
su di lui si erano congetturate le ipotesi più impossibili, chi lo voleva morto per mano del regime, chi lo vedeva ai Caraibi con
una ballerina francese, chi lo giurava in Colombia a caccia di una rivoluzione impossibile. Juan Carlos Diaz era tornato: il suo
volto da indio si era indurito, i lunghi capelli ingrigiti, ma il baffo piratesco, lo sguardo vivido e pungente erano ancora capaci di
incutere timore. Il suo passato era costellato di frammenti in bilico tra leggenda e realtà. Si diceva che fosse cresciuto
giocando lampo con Najdorf, che avesse piegato in un match il coriaceo Eliskases, eppure non aveva mai disputato il
campionato argentino, preferendo una vita appartata, da campione del circolo locale. Il suo rientro era stato sofferto,
inchiodato all’inizio da due pareggi consecutivi aveva ripreso lentamente il suo smalto, inseguendo turno dopo turno Coselli,
solitario in vetta alla classifica. Coselli soffriva questa lenta rincorsa, sentiva il fiato sul collo, l’ostilità del pubblico, il peso dei
favori del pronostico. Al penultimo turno, infatti Coselli perse clamorosamente con l’ultimo in classifica, Moreno Biagini, altro
italo argentino, gambettaro impenitente, mai salito agli onori delle cronache. Ecco quindi lo scontro tra i due. Coselli, di
Bianco, parve intenzionato ad impiantare una Partita Italiana, ma Diaz replicò con una modesta Difesa Ungherese. Il momento
clou fu raggiunto alla ventesima mossa. Ecco come Coselli anni dopo descrisse la sua situazione in un articolo: “Avevo di
fronte a me tre possibilità: una semplificazione, una mossa d’attesa ed un sacrificio. Dopo una lunga analisi di circa venti minuti
mi sentii orientato verso la prima scelta, la semplificazione mi parve condurre ad un finale chiaramente superiore di Alfiere
contro Cavallo; ma incredibilmente Diaz scovava risorse impensabili e dopo un ulteriore cambio, il finale di pedoni si rivelava
per me senza speranza. Alzai la testa sbigottito: Diaz stava ridendo, o forse i suoi mustacchi nascondevano la solita smorfia.
Riabbassai lo sguardo. Ero sempre alla ventesima mossa non avevo ancora giocato. Mi rituffai nelle analisi e considerato che
avevo impiegato circa mezzora, optai per la naturale mossa d’attesa. Il gioco parve scivolare su aridi binari di parità: un finale
di Alfieri di colore contrario sanciva la spartizione del punto. Feci per tendere la mano verso Diaz per proporre la patta,
quando notai l’espressione stupefatta del mio avversario, guardai per un attimo il mio formulario e potei constatare con terrore
che ero ancora alla ventesima mossa! Ritirai imbarazzato la mano, avevo pensato già più di un’ora. La sorte sembrava offrirmi
una terza possibilità. Per vincere il mio decimo campionato, avrei dovuto rischiare una volta nella vita, tuffarmi nel gorgo del
sacrificio, lo scacco Axf7 sembrava chiamarmi, ma c’era sempre un particolare, una mossa intermedia che sfuggiva, un
espediente tattico dietro l’angolo. Mi decisi. Giocai Axf7. Avevo trovato la combinazione vincente. Diaz con gesto
disincantato fermò l’orologio. Avevo perso per il tempo. Da quel giorno non ho più giocato a scacchi.” Juan Carlos Diaz vinse
così il suo decimo campionato cittadino.