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Gli scacchi

Un racconto di Sila Gualtieri per il concorso Supereva&Torre Cavallo-Scacco

Racconti scacchistici

Gli scacchi

di Sila Gualtieri

Gli scacchi. Non mi veniva in mente un racconto su di loro degno di essere chiamato racconto,

così ho deciso di scrivere ciò che penso io su di loro.

Beh, vi dirò che per me non è proprio una passione, perché, come dice mio padre, ho

poca voglia di stare a rimbambire studiandomi libri e libri di tattiche e aperture come fa lui.

Tuttavia non ne rimango indifferente perché questo gioco mi permette di viaggiare (per

via dei tornei), di conoscere nuova gente, e poi un pò mi piacciono davvero.

Ma fra questi la cosa che più mi avvicina agli scacchi sono i tornei.

Il primo motivo lo sapete già, ma è il secondo quello che molte volte preferisco al primo, e

ora vi spiego qual è.

Dunque, io e mio padre arriviamo ad un torneo di scacchi dove, di solito, gioca solo lui,

io l’ho seguito solo per fare un giro.

Lui va ad iscriversi, saluta qualche scacchista di sua conoscenza e poi si volatilizza nel nulla.

All’inizio lo cerco, ma poi penso che come al solito sarà andato in bagno; in effetti mezza

frazione di secondo più tardi mi rendo conto che esce dalla porta con su scritto “toilette” di quelle

con l’omino disegnato, così non mi occupo più di lui e comincio a guardarmi intorno. Alcuni

giocatori in giacca e cravatta sono intenti a ficcarsi un dito nel naso. Certuni invece , da bravi

e interessati scacchisti, sbadigliano mentre schiacciano l’orologio come una persona assonnata schiaccia

la sveglia di mattina.

Qualcuno, molto preso dalla sua partita, divora una squisita barretta di cioccolata, mentre i più

seri si sistemano i pantaloni e si preparano già con la penna in mano, pronti a segnare le mosse.

Cinque minuti dopo, infatti, comincia il torneo.

Qualche rumorino, e non fraintendetemi, ma per il resto tutto a posto. Fino a che non rimangono solo due giocatori.

Cominciano ad avvicinarsi tutti gli altri come i porcelli si avvicinano a tutto ciò che trovano da

mangiare. Ad un certo punto qualcuno comincia a litigare con un altro sulla partita, e tutto ciò

finisce con un: - Silenziooooooo !!!!- dell’arbitro.

Quando anche l’ultima partita finisce tutti cominciano a discutere su dove si va a mangiare,

e lì io e mio padre andiamo via perché lo convinco ad andare alla pizzeria più vicina.

Insomma, in conclusione, i tornei a volte li preferisco ai film di Totò !