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Un inedito di Tartakower

Un nuovo racconto per il concorso Le 64 caselle, di Fabrizio Zavatarelli

Racconti scacchistici

UN INEDITO DI TARTAKOWER

di Fabrizio Zavatarelli

Da quando conobbi il grande maestro Tartakower a Parigi, nel 1949, mi diletto a raccogliere tutto ciò che lo riguardi: partite,
aneddoti, scritti. La perla della mia collezione è questo manoscritto, per quanto so mai pubblicato; eccone la traduzione dal
francese.

Il mondo degli scacchi è ricco di personaggi suggestivi; tutti i maestri hanno avuto a che fare con spettatori solitari vestiti fuori
moda, praticoni pronti a rivelare analisi strampalate a chiunque, critici delle regole in severo colletto bianco. Ma la figura più
singolare che io abbia mai conosciuto è stata un’elegante signora, che si faceva chiamare Vera Crenn. Credo che il nome fosse
falso, perché molti cercarono invano di rintracciarla lontano dalle sale di torneo. La notai per la prima volta al torneo di
Göteborg e, lo posso assicurare, non fui il solo. Se ben ricordo, in seguito la incontrai anche a Carlsbad 1923, New York
1924 e Semmering 1926.

Il mondo è pieno di dame che frequentano le occasioni mondane più disparate; perché mai soffermarsi su costei? In quattro
parole: fu una giocatrice fortissima.

“Impossibile, nessuno la conosce”, obietterà qualcuno. Non mi spiego questo silenzio: forse non si può accettare che un
dilettante, per giunta donna, possa sconfiggere i maggiori giocatori in attività? Forse in troppi vollero cancellare cocenti quanto
insane delusioni d’amore? Forse la signora chiese a tutti di lasciarla nell’ombra e si dimenticò di me? Ripeto, non mi spiego
questo silenzio, ma non lo trovo giusto: non dovremmo smarrire il ricordo dei grandi.

E Vera Crenn grande fu davvero; i risultati ottenuti con i maestri che ebbero l’umiltà di incontrarla lo testimoniano. In
particolare ricordo Kmoch, il giovane Euwe, Bogoljubov, Spielmann e la Menchik, tutti sconfitti. La batterono invece Vidmar
e Lasker, mentre il povero Yates e Tarrasch (ebbene sì, l’orgoglioso Tarrasch) strapparono una patta.

La mia ora scoccò a Semmering, quando, subito dopo la fine del torneo, fui sbaragliato da una combinazione fulminante.
Dopo aver rovesciato il Re, mi complimentai per la profondità del suo gioco; lei mi guardò incerta e, ravviandosi
un’immaginaria ciocca di capelli, disse: “Sa, avvocato, sono imbarazzata.” “Perché mai, mia cara?” “In realtà, buona parte di
quest’incontro è già stata giocata; voi avete impersonato lo sfortunato Walbrodt e io, senza alcuna modestia, Steinitz. La prima
a cambiare sono stata io, dopo che voi avete messo la Donna in d6; Steinitz continuò spostando la sua in e2, mossa più che
sufficiente a conservare il vantaggio, ma qualche tempo fa, studiando la partita, mi accorsi della combinazione che ora mi è
capitato di giocarvi.”

Vera non prese mai parte ad alcun torneo e non voleva che si conservassero le sue partite, ma, si sa, i maestri han buona
memoria; quel giorno, tornato in camera, trascrissi il capolavoro. Eccolo: 1.e4 e5 2.Cc3 Cf6 3.f4 Ab4?! 4.fxe5 Axc3 5.dxc3
Cg8 6.Cf3 De7 7.Ag5 f6 8.Ah4 Cc6 9.exf6 Dxe4+ 10.Rf2 Cxf6 11.Ad3 Df4 12.Te1+ Rd8? 13.Te4 Dd6 14.Cg5! Dd5
15.Dh5!! Tf8 16.Te8+! Txe8 17.Cf7 e abbandonai.

Dopo quel giorno non seppi più nulla di lei.

Uno scherzo? Una fantasia? Un modo per commentare una partita di Steinitz? Chissà. Ma qualche tempo fa, assistendo ad un
supertorneo, notai una signora di aspetto distinto, molto avanti negli anni, che, quando usciva dalla sala di gioco per analizzare,
attirava subito parecchi maestri.

Un giorno qualcuno le chiese come mai non avesse frequentato prima simili manifestazioni; la sua risposta fu: “Non è vero;
sono sempre presente dove so di trovare un gioco che mi piace.”