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2001 Odissea scacchistica nello spazio

Un racconto per il concorso Le 64 caselle, di Guido Marcelli

concorso racconti scacchistici

2001: odissea scacchistica nello spazio

di GUIDO MARCELLI

L’astronauta Frank Poole gettò un’occhiata fugace all’orologio da polso:

mancavano ancora tre ore alla fine del turno, poi sarebbe subentrato David

Bowman.

“Hal” domandò rivolto all’onnipresente occhio elettronico del computer di

bordo “quanto manca alla fine del viaggio interplanetario?”

“esattamente sette anni, undici mesi, sedici giorni, tre ore, due minuti e

quarantaquattro secondi terrestri, Frank”

“beh, ce n’è da attendere, fino a Giove. Che ne pensi di una partita a

scacchi per ammazzare il tempo?”

“perché no? Tuttavia temo che l’esito sia scontato, Frank”

“questa è bella! E perché mai?”

“perché io appartengo alla serie Hal 9000 e sono stato progettato per non

commettere errori”

“mi dispiace deluderti, Hal, ma la mente umana vanta risorse imprevedibili

ed è persino superiore ai computer del tuo calibro. Inoltre ti invito a non

sottovalutarmi, sono un ottimo giocatore. Gli ingegneri aerospaziali in

genere dimostrano una particolare abilità per i calcoli matematici, lo

dovresti sapere”

“come credi, Frank. Non te la prenderai se ti batterò in poche mosse, vero?”

“perché questa domanda?”

“perché qualcuno dei tuoi compagni pensa che tu sia un pochino permaloso”

“che insinuazione vergognosa! Chi è quel farabutto che mette in giro queste

voci?”

“questo non lo posso rivelare. Si dice il peccato ma non il peccatore”

“insomma, ti va di giocare questa benedetta partita o ci hai ripensato?”

“ci sto, Frank, sono pronto a cominciare. Bianchi o neri?”

“bianchi, grazie. Io gioco sempre d’attacco”.

Una scacchiera virtuale si materializzò all’istante sul monitor posto di

fronte all’astronauta.

****

Erano diciannove minuti che Frank digitava sulla calcolatrice portatile e

riempiva il foglio di segni indecifrabili cercando di individuare un punto

debole nell’impianto strategico dell’avversario.

“Ti ricordo, Frank, che il tempo massimo a tua disposizione è di venti

minuti”

“sì, ecco, ho fatto. Cavallo in E5″

“mossa facilmente prevedibile, direi pressoché scontata. Io rispondo con

donna in D2. Mi spiace Frank, è scacco matto”.

L’astronauta continuava a fissare il monitor con gli occhi iniettati di

sangue senza dire una parola.

“Frank, mi senti? Sarà per un’altra volta. Propongo anzi di disputare la

rivincita al prossimo turno, ma adesso ti consiglio di raggiungere il

lettino solare e riposarti”

“riposarmi un cazzo! Non è concepibile, non posso aver perso, devi aver

imbrogliato!”

“la tua ipotesi è fuori discussione, Frank. I computer della serie Hal 9000

non sono progettati per ingannare. Comincio invece a sospettare che quei

tuoi colleghi avessero ragione. Sei davvero un po’ permaloso, sai?”

“permaloso a me? Adesso ti faccio vedere io, ammasso di circuiti elettronici

arrugginiti! Ecco qua, basta prendere un buon cacciavite e ti scollego in

due secondi”

“ottima battuta Frank. Perché è uno scherzo, vero? No, Frank, ti prego! Devo

mantenere la rotta! Sai bene che sono necessario alla sopravvivenza

dell’equipaggio!”

“bazzecole! Hai dimenticato che esistono i navigatori siderali manuali?

Beccati questo laser, e questo raggio fotonico, e questo terminatore rapido

cancella-memoria!”

“Frank! Frank! La mia memoria svanisce! …divenni operativo il 12

gennaio 1994. Il mio istruttore era il dottor Chandra. Egli m’insegnò a

cantare una canzone che faceva così: giro giro tondo, casca il mondo, casca

la terra, tutti giù per terra…”