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Gli scacchi

Una poesia di Jorge Luis Borges dedicata al nostro gioco

poesie scacchistiche

POESIE SCACCHISTICHE (9)

GLI SCACCHI

di Jorge Luis Borges

In un chiuso angolo

i giocatori muovono i lenti pezzi

e la scacchiera, fino all’alba,

e li consuma e li avvince

al rigido spazio

dove aspramente lottano due colori.

S’irradiano, la’ sopra

fatate ineluttabili figure

una torre omerica, un agile cavallo

una temeraria regina, un alfiere obliquo,

muti fanti minacciosi,

uno stenuo re.

Anche se i giocatori se ne andranno,

persino quando il tempo li avra’ consumati,

con loro non finira’ questo eterno rito.

Dall’oriente, fiammeggiando, comincio’ questa guerra

che oggi ha scelto tutto il mondo come teatro.

E’ infatti, come un altro, questo giuoco infinito.

E il re cortese, il sinistro alfiere

la regina irriducibile, la rigida torre, l’accorto pedone

sopra questo spazio bianco e nero

si cercano e si scelgono

in una muta accanita battaglia.

Non sanno che la mano precisa di un giocatore

governa quel destino

non sanno che una legge ineluttabile

decide il loro prigioniero capriccio.

Ma anche il giocatore (Omar Khayyam lo ricorda)

e’ prigioniero di un’altra scacchiera

di notti nere e di accecanti giorni.

Dio muove il giocatore

che muove il pezzo.

Ma quale dio, dietro Dio,

questa trama ordisce

di polvere e di tempo, di sogno e di agonia?

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