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La trentacinquesima mossa

Un racconto di scacchi inviato da un nostro affezionato lettore, Dario Albini

racconto - la trentacinquesima mossa

La Trentacinquesima Mossa

di Dario Albini

Era la sera dell’ 11 Ottobre del 1911.

William James McEvan ex padre gesuita, abitava in una casa in Saint Morphy st. con la moglie e le due figlie. Lasciò l’ordine
sette anni prima a seguito di una profonda crisi mistica.

Ciò avvenne quando osservando il mare scoprì il nulla.

Lo sfrangersi delle onde, senza tempo come il loro ricordo, improvvisamente gli parve la mesta rappresentazione di un destino
casuale. Tutti quei flutti erano destinati al morire senza un perché contro la terra che cercavano sin dall’inizio del loro viaggio.
Aveva sempre pensato che tutte le onde fossero parte dell’oceano, ma ora si rendeva conto che il loro era uno sbattersi senza
ritorno. Il mare trovava altra materia per continuare il suo eterno morire, attraverso le lacrime dell’acqua morta. La pioggia.

Non trovava più speranza di rinascita ne’ resurrezione, il padre era diventato il nulla con il suo straziante gioco di casi.

La figura di Dio e quella del nulla coincisero generando un creatore senz’anima e senza coscienza attraverso il quale la vita
diventava solo un avvenimento casuale nello scorrere privo di senso dell’eternità.

Era comunque rimasto un uomo fortemente spirituale.

La sua spiritualità nonostante tutto fu accuita dalla crisi. Non erano rare le notti passate sveglio a leggere e rileggere passi della
Bibbia, della Cabala, della Torà o di qualsiasi altro testo trovasse tracce del Dio Perduto.

S’interessava in particolar modo alle rappresentazioni di fede dei fedeli comuni ritenendo che l’esistenza di Dio necessitava
passare per la possibilità di essere compresa da chiunque non soltanto dai dotti e dagli eruditi. Per questo s’istruiva sui misteri
dei pellegrinaggi informandosi parallelamente anche dei valori esoterici che potessero avere. Lesse così circa i tre cammini di
fede più importanti, il Cammino di Coppe, verso Gerusalemme, il Cammino di Spade, per Santiago de Compostela e il
Cammino di Bastoni per Roma.

Lesse più volte “La Guida del Pellegrino” scritta da Aymeric Picaud lungo il cammino per Santiago di Compostela, trovandola
una delle testimonianze più utili sulla quale cercare d’avere la nuova comprensione su quale entità fosse davvero Dio.

Le sue letture miravano a definire Dio passando per gli opposti delle sue manifestazioni di fede, leggeva i testi sacri come quelli
definiti eretici, sia i testi illuministi dove Dio emergeva come una logica emanazione della ragione umana sia quelli agostiniani
colmi di devozione.

Eppure da nessuna di queste idee riusciva ad estrarre l’assoluta certezza della fede.

E l’idea che si faceva sempre più strada era che Dio non esisteva o fosse solamente una creazione della mente dell’uomo, nato
dal sentimento d’incompletezza e imperfezione che l’uomo ebbe da sempre nei confronti dell’ambiente che lo sovrastava e che
poteva sancire vita e morte da un momento all’altro.

L’idea di un creatore, buono o quanto meno consapevole dietro tutto questo non-senso era l’idea più rassicurante che l’uomo
potesse concepire per dare un’apparenza di sicurezza ad un mondo che non pareva affatto fatto per lui. Così in lui nacque il
concetto di Dio. Gli parve da subito illusorio come le sue promesse ai popoli.

In tutto questo, però non tornava il senso sfuggente del destino, della presenza di qualcosa dall’altra parte che hanno tutti gli
uomini almeno per un attimo in tutta la propria vita. Fosse questa un’altra illusione antropologica o l’esistenza di un’incognita
dimensione dell’animo non poteva saperlo, ma era questo ciò che lo spingeva a capire.

La prerogativa di qualsiasi fede, anche a costo del fallimento, e’ eludere l’irreparabile.

Negli ultimi anni, attraverso un amico che giocava nel leggendario St.George’s conobbe il gioco degli scacchi.Come molte
persone di fronte allo stesso avvenimento, gli parve che dell’inizio della propria vita non stesse aspettando altro.

Si appassionò al gioco immediatamente ed iniziò a ritagliargli uno spazio sempre maggiore vicino alle sue ricerche teologiche.

Questo non avveniva perché le snervanti ricerche e gli interminabili studi necessitassero lo sfogo rilassante di un gioco, ma
perché McEvans via via vedeva negli scacchi un’importante strumento di quella stessa ricerca.

Divenne egli stesso un giocatore del St.George’s e poi un riconosciuto maestro.

Come Jan Hus prima di lui, trovò negli scacchi una finestra sull’infinito che gli permetteva di osservare le vie della vita e di
ritrovare un’apparente senso, o per lo meno una causa di esso, nel susseguirsi degli eventi.

L’impressione che aveva giocando, era di guardare la vita dall’alto, potendone scorgere tutti legami, celati ed evidenti, i segreti
via via sempre più nascosti e profondi, e più si addentrava in questi corridoi di perfezione più la loro grandezza impallidiva in
confronto all’immensità dei nuovi incontrati.

Osservando il muoversi dei pezzi dall’alto aveva l’impressione di essere Dio, intento nel guardare lo scorrere dell’esistenza
umana.

Di fronte alla scacchiera si dimenticava di qualsiasi altra cosa, della moglie, delle figlie perfino di mangiare o dormire ed il suo
stupore cresceva nel rendersi conto che questa era cosa normale a tutti gli scacchisti.

Giorni e notti insonni si susseguirono con maggiore frequenza, gli scacchi come l’amore e la birra hanno il potere di rendere
un’uomo felice e McEvans non disdegnava nessuna di questi tre aspetti.

Gli sacchi si dimostrarono una così grande rivelazione che giunse infine all’estrema azione di sostituire, nella sua ricerca
teologica, gli scacchi ai testi sacri.

La moglie, una donna dalla solida formazione cattolica,dopo quest’ultimo evento, iniziava a vedere di cattivo occhio la nuova
ricerca del marito.

Aveva accettato “l’assenteismo casalingo” dovuto alla ricerca disperata della risposta su chi fosse davvero Dio, ma questo la
sua educazione la portava ad accettarlo solo entro i limiti di una ricerca che avesse connotati cattolici. Quando iniziò la lettura
anche di testi esoterici, lo studio dei templari e di altri libri che alla dottrina cattolica apparivano poco consoni a una “sana
ricerca di fede” i rapporti verso il marito iniziarono a divenire più tesi.

Iniziarono così diverbi sempre più violenti tra la concezione convenzionale e rigida della ricerca propria della moglie e quella
libera, drammatica e assoluta del marito, la quale guardava sotto ogni ombra del mondo e dietro ogni passo dell’uomo, senza
ne guida né pace e per questo era diventata eretica.

Si susseguivano violente dispute verbali in particolare sugli scacchi in quanto apparivano alla moglie come la più eclatante
dimostrazione della futile follia della nuova ricerca della marito.

La donna gli rimproverava con frequenza che la vita non fosse sufficientemente lunga per gli scacchi come diceva Lord Byron,
ma questo non costituiva per lui un problema in quanto lo vedeva come un problema della vita e non degli scacchi.

“Gli scacchi sono talmente belli che vale ben la pena di spenderci la vita” era solito aggiungere.

Giacomo I spiegò quanto gli scacchi fossero tanto cosa saggia quanto una pazzia filosofica e Goethe sostenne che fossero il
metro di giudizio dell’intelligenza, questi diventarono importanti argomenti per legittimare la sua passione alle contestazioni della
mogli. A questi pareri dotti si aggiungevano anche i compiaciuti commenti di alcuni eccentrici maestri del circolo che
sostenevano che chi dicesse di non capire gli scacchi era in realtà chi non capiva niente.

Era ormai questa la sua vera occupazione ed era attraverso ciò che rimaneva in contatto con la sua ricerca.

Si avvicinava allo stesso delirio allucinatorio, o alla stessa illuminazione, dell’ex-campione del mondo Willhelm Steinitz il quale a
fine carriera sosteneva di saper giocare a scacchi contro Dio e di concedergli anche il vantaggio di un pedone.

E fu questo, quasi ciò che venne preannunciato in quella sera dell’ 11 ottobre 1911.

William J. McEvan era appena rientrato in casa.

Sua moglie stava cucinando e le bambine giocavano nella loro camera. C’era un’atmosfera di sospensione all’interno
dell’abitazione, le ombre parevano si stessero allungando sulla luce e il silenzio era profondo come una stanza vuota.

Camminò verso l’attaccapanni con il soprabito in mano quando a metà del corridoio incontrò la moglie bloccata di fronte
all’entrata del salotto completamente buio.

La donna pareva stesse fissando qualcosa nell’oscurità a giudicare dalla fissità e dell’attenzione dello sguardo, ma non riusciva
a capire cosa potesse distinguersi tanto nitidamente in quell’ombra silenziosa.

Pensò a un ladro, o alla presenza di qualche sconosciuto in casa, ma gli parve subito improbabile inoltre, la reazione della
moglie, sarebbe di certo stata un’altra.

Pensò che quello stato di blocco fosse dovuto a qualche rumore strano… ma cosa poteva esserci di tanto spaventoso da
poter fare un rumore capace di creare uno stato quasi di lucida trance nella moglie?

La toccò, la donna appariva completamente presente ma non diede risposta.

Allora non gli rimase che voltarsi verso il salotto e guardare anch’esso in quel buio artificiale.

Il suo sguardo, la sua coscienza e la sua ragione furono improvvisamente richiamate dall’enorme vuoto della tenebra e la
sensazione di un’attesa per qualcosa di imminente gli si infilò sotto la pelle e dentro al cuore.

Sentiva il rumore profondo di un’ enigmatico vento nelle orecchie, però era un vento strano…che non aveva mai sentito prima
e pareva scorrere nel vuoto senza incontrare niente lungo la sua corsa dando l’impressione di avvolgere tutti i mondi e tutte le
stelle…eppure di non farsi sentire sulla pelle mai.

Questo vento era ciò che gli dava la sensazione dell’ attesa per qualcosa di imminente e immenso che stava per giungere.

Furono attimi che si dilatarono in spezzoni di eternità e ognuno di essi pareva allo stesso tempo diverso e medesimo dal
precedente con il quale, in realtà, non aveva divisione.

Fu al culmine di tale sensazione di inevitabile eterno, che sentì la voce provenire dalla notte del tempo di colui che si
definì…Dio.

“Sto per venire.

Colui che cerca è,

e il non essere è il nulla agli occhi del dubbio.

Verrò. E verrò per uno di voi.”

Sentì passare il vento nel profondo dell’animo e aprirsi un pertugio tra un pensiero e l’altro fuggendo, per andarsene di nuovo
tra le immensità del tempo.

Sentiva l’indefinito e l’assoluto scomporsi travolgente vertigine, finchè non riapparve il familiare buio del salotto.

-”Hai sentito anche tu?”

-”Sì. …era Dio…”

-”Almeno così ha detto di chiamarsi…”

-”Lascia stare la tua ironia almeno adesso William per favore…

Non capisci ci è apparso Dio e si annunciato, a noi…E’…E’…sconvolgente.”

-”Dio…dio…dio… sì…dio…”

-”Santo cielo, adesso cosa dobbiamo pensare William? Dio ci ha parlato… è una rivelazione un miracolo…un miracolo…ma
cosa posso farmene di questo miracolo…

Dovremmo dirlo a tutti,forse …no… mi prenderebbero per una pazza…ma cosa vuol dire?

Dio mi si è rivelato…io ci credo…verrò presa per folle come i santi apostoli…non so’…William.Cosa dobbiamo fare? Sei un
padre gesuita, sai cosa fare vero? Dimmelo per favore!

-”Cara, sai bene che non lo sono più..”

-”Lo so, lo so!Ma lo sei stato, insomma sei stato un membro della chiesa cattolica! non so cosa fare, non so cosa
pensare…William per favore!Ho paura!”

-”Ha!Eccola la fede cattolica!Adorano un dio buono e misericordioso, lo chiamano padre e quando si rivela dopo secoli di
silenzio, cosa fanno? Tremano dalla paura!

Adela, se tu credi davvero nella tua fede hai di cui aver paura, è tuo padre colui che ti ha parlato, hai forse paura di tuo padre?
Chiamalo come vuoi dio, padre, papà, babbo, ma è sempre lui che ti ha parlato.

L’essenza di Dio non è legata al nome che gli diamo.”

-”Ma è Dio!William, come puoi chiamarlo con dei nomi…così…così…non so’, non sono nomi per Dio.”

-”Così stupidi?Così come, cara?Così puerili?Infantili?Insulsi? A tuo padre hai sempre dato un nome insulso?

Arrivare a chiamare papà dio è forse il più grande atto di vicinanza che l’uomo può fare nei suoi confronti.”

-”Ma poi William!Mio Padre! Sei matto? E’ sempre Dio…e gli si deve reverenza, devozione…”

-”Ha sempre preteso di essere chiamato padre e voi siete sempre stati felici di chiamarlo padre! E adesso che succede? Ti
rendi conto che con i secoli di dogmi, dottrine, regole, preghiere avete ucciso la vostra fede e l’idea di padre in voi?

E poi quale devozione e quale reverenza si è davvero meritato in secoli di silenzio??Dimmelo! Un dio che non si è mai
presentato ai suoi figli quando questi lo chiamavano con la voce della disperazione o con la voce di ogni giorno non può
accampare nessuna pretesa di devozione o di rispetto per sé stesso! Che si dimentichi il suo paradiso e il suo inferno e ci lasci
in pace da soli sulla terra!”

-”Ma proprio tu, con i tuoi studi teologici! Come pensi di parlare di Dio così semplicisticamente??Egli è al di là di tutte le
nostre possibili parole e di tutte le nostre definizioni.Egli non è davvero concepibile o esprimibile… lo sai bene.”

-”Allora fermiamoci di fronte all’impossibilità della definizioni di dio!

Non pensiamoci più e non discutiamone.E’ impossibile. Pace.Millenni di frustranti pensieri e speranze dolorose sono stati una
grande perdita di tempo.Bene…continuiamo per la nostra strada senza cercare di capire altro, eviteremo così inutili patemi
d’animo e avremo più tempo per giocare al whist!Ha!”

-”…Non è questo il discorso…”

-”E allora qual’e'? Il più grande discorso teologico vale tanto quanto la suola della mia scarpa se non può essere compreso da
qualsiasi uomo. Un dio che è comprensibile solo dai dotti o dai saggi non è degno di essere chiamato dio!”

-”Ma tu!Tu! Come ti permetti di parlare di Dio senza neppure crederci!Ateo! Con l’arroganza di un grande Padre della
chiesa!”

-”Le mie ingiurie nei confronti di dio sanno essergli più vicino di tutte le vostre vuote preghiere e sei sicura di poter chiamare
davvero ateo, o eretico un uomo che sa ancora rivolgersi a dio col “tu”?”

-”Non puoi sempre affidarti alla tua capacità dialettica per rigirare le accuse che ti si fa! Il tuo è solo scappare, Non sai
guardarti in faccia! E accusi! Accusi!”

-”Eppure non mi hai risposto, la mia non era una domanda retorica… volevo una risposta.In ogni caso la mia capacità
dialettica è la rappresentazione di una formulazione superiore del pensiero, non è davvero molto, ma pare sufficiente per non
ottenere risposta da te, credente!”

-”Basta!Mi stai facendo diventare matta con tutte queste tue folli elucubrazioni mentali!!Sei pazzo!Non so come, ma sei
diventato pazzo William!”

-”Umpf. “I savi non entreranno nel regno dei cieli…” Non mi ricordo dove l’ho letto, ma dovrebbe farti riflettere, prendila
come la parola di un sacerdote vero,Adela.”

-”Io dovrei riflettere?TU!Tu dovresti farlo!

Guarda cosa hai combinato!Con tutti questi discorsi folli ed eretici, con questa tua ricerca irriverente!Hai portato Dio a
chiamare te! Starà bruciando dall’ira a sentire il suo nome prostituito dai ignominiosi discorsi! E poi quella tua azione blasfema
di sostituire alla sua ricerca con la bibbia lo stupido gioco degli scacchi! Quelli non sono un gioco, o meglio, sono una malattia!
Una malattia del demonio! Cosa eri arrivato a dire quando avevi smesso di frequentare la santa messa? “Ho smesso di andarci
perché trovo Dio più in una partita di scacchi che in una messa.” Ma ti rendi conto di ciò che dici?? Nella tua pazzia hai
proprio tempo da perdere! Sei pazzo William, sei diventato completamente pazzo!”

-”Ah! Smettila di abbandonarti a queste inutili crisi isteriche! Sei patetica davvero. Dov’e’ stà scritto che dio verrà per me o per
punirmi? Questo te lo sei inventato. Folle! Hai travisato il messaggio di dio come ormai si fa con zelante frequenza da secoli!
Una sua promessa diventa la minaccia dell’apocalisse, una sua parola diventa l’ordine per sterminare uomini, donne,bambini e
popoli interi!

Non ti rendi conto del tuo bigottismo,sei cieca! Sono quelli come te a uccidere dio a incatenarlo alle regole, nei dogmi e nei
doveri! E a pugnalare la naturalità del gesto di pregarlo e di crederci. Costringete bambini a dire mille preghiere quando si
svegliano, quando mangiano, quando si addormentano…ma pensate che dio davvero voglia che un bambino assonnato si
sforzi a dire parole di cui ancora non capisce il senso?

Avete imparato offrire a dio solo sofferenza, dolore, sacrifici e ormai pensate che lui vi richieda solo quello, non siete più
capaci di essere felici e di vedere felicità nel volto di dio.

E tu,mi vieni a parlare di eresia! Di essere diventato pazzo! Io almeno compio un atto vero,santo cielo! E non rimango rifugiato
alla fede che mi hanno insegnato per abitudine. Voi credete perché si fa così! Voi credete perché ve lo hanno insegnato a fare
a scuola! Non sapete fare altro che snocciolare vomitevoli sbrodolate di preconcetti! E nella vostra fervida insensatezza vi
sentite orgogliosi di possedere la verità su tutte le cose e su tutti gli uomini!Credenti voi non credete. Dio tu sei un estraneo.

Ormai l’unico credente è colui che non ha risposta e dio è colui che non esiste.

Ha! E poi tu parli degli scacchi! Senza neanche sapere neanche cosa siano! Sostieni addirittura che siano una perdita di
tempo… ma tu pensa.Dimmi hai provato a giocare? Conosci la sensazione di trance illuminata che si prova sulla scacchiera?
Capiresti molte cose giocando che invece nel tuo orgoglioso rifiuto del mondo ignori. Ogni momento della vita è prezioso è per
questo che io gioco a scacchi! Dall’alto della tua fervente arroganza ti permetti anche ti giudicare i modi con i quali io mi
avvicino a dio? Chi sei tu? Forse dio stesso??”

 

continua...