Manuale per la scrittura di sceneggiature - PARTE III

Prosegue la pubblicazione del manuale curato da PIERLUIGI ADAMI. questa volta entriamo nel vivo.


LA SCENEGGIATURA


Il copione deve descrivere l’azione, ciò che si vede sullo schermo. Rispetto alla letteratura, dove lo scrittore può narrare le sensazioni e i pensieri dei personaggi, nella sceneggiatura lo scrittore è “legato” all’esteriorità dello schermo. L’introspezione deve essere raccontata attraverso le immagini, tramite gli eventi, le inquadrature, i tratti del volto degli attori. Talvolta, per ovviare al problema della “non raccontabilità” dei pensieri, si ricorre all’artificio della voce fuori campo che provvede a narrare il non visibile. E’ una scorciatoia che a me non piace. Però si usa, anche nel cinema d’autore. Memorabile è la voce narrante di American Beauty, che è curiosamente “postuma”: appartiene al protagonista, che però muore alla fine del film!

Lo stile della scrittura di un copione è dunque tecnico, essenziale. Non per questo dev’essere brutta scrittura. Una sceneggiatura può anche essere “bella” da leggere, e tanto è più forte ed evocativa, tanto più facile sarà per il regista metterla in scena e per gli attori interpretarne le parti. Pochi aggettivi e avverbi, niente fronzoli letterari o artifici. L’azione si descrive soprattutto con i verbi, che sono il vero motore narrativo. Un buon verbo, espressivo e non sciatto o abusato, può descrivere da solo l’azione. Si ottiene così una scrittura asciutta ma forte, dinamica.

Un film in realtà è composto da immagini in successione, perciò bisogna tener conto di un altro fattore: il movimento. Nella scena si possono muovere i personaggi, ovvero gli attori all’interno del campo di ripresa, e la macchina da presa, più o meno in tutte le direzioni. Inoltre può cambiare l’inquadratura, e ciò dà un altro livello dinamico. Lo sceneggiatore deve sempre descrivere il movimento dei personaggi: gli attori devono sapere che cosa fare. Il movimento della macchina da presa e il taglio delle inquadrature sono invece quasi sempre lasciati al regista che interpreta e mette in scena il copione. Una buona scrittura è di per sé indicativa di come la scena debba essere ripresa, a meno che lo sceneggiature non voglia “suggerire” in modo esplicito le indicazioni su movimenti di macchina o inquadrature. Se scrivo:

MARCO

Senti, ti va di uscire stasera?

MARIA

Certo che sì! Finalmente ti sei accorto che esisto!

non fornisco nessun particolare dettaglio, e il regista può girarla, ad esempio, con i due attori ripresi in piano americano. Se invece scrivo:

MARCO

Senti, ti va di uscire stasera?

MARIA


(esitando
)

Noi due… da soli?

MARCO

Sì, noi due da soli, chi altro? Allora, ti va?

Gli occhi di Maria brillano per l’emozione.

MARIA

Certo che mi va! Allora…ti sei accorto che esisto!

In questo modo ho fornito dei dettagli che il regista non può ignorare: l’esitazione di Maria, i suoi occhi che brillano, indicano con chiarezza la necessità di ripresa ravvicinata, senza bisogno di scrivere PP (primo piano).

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