INDICAZIONI TECNICHE
Si definiscono in tal modo le indicazioni di ripresa, inquadratura e movimenti della macchina da presa, che il regista mette in pratica quando gira la scena.
Non sono quasi più usate nella scrittura di oggi, per cui non mi soffermerò più di tanto, citando solo le espressioni più comuni.
Inquadratura: DETTAGLIO (ripresa ravvicinata), PP (primo piano, di un volto), PA (piano americano, tagliato alla cintola), TOTALE (di un ambiente nel suo insieme)
Movimenti di macchina: PANORAMICA (la macchina da presa segue un ambiente girando in orizzontale da un estremo all’altro), CARRELLO A SEGUIRE (il carrello su cui è montata la cinepresa segue gli attori che la precedono), CARRELLO A PRECEDERE (il carrello precede gli attori che seguono), DOLLY (tramite quella specie di gru che consente alla macchina da presa di spostarsi con una certa libertà, anche in verticale).
Indicazioni di ripresa: DISSOLVENZA IN APERTURA (dallo schermo nero all’immagine, gradualmente), DISSOLVENZA IN CHIUSURA (dall’immagine allo schermo nero, gradualmente), DISSOLVENZA INCROCIATA (da un’inquadratura all’altra con passaggio graduale, sfumato), STACCO (taglio netto di un’inquadratura da una scena alla seguente).
Una volta, le indicazioni tecniche erano piuttosto utilizzate, ora lo sono molto meno, per due motivi:
Innanzitutto perché uno scrittore può con la sola scrittura suggerire un’inquadratura: se dico “i suoi occhi brillano” non serve specificare “PP” (primo piano);
Perché molti registi ritengono sia un affare loro decidere come e perché fare una certa inquadratura o un movimento di macchina, e si irritano se trovano un copione zeppo d’indicazioni tecniche
Ad alcuni registi invece fa piacere ricevere indicazioni di ripresa, ma sono pochi, e non sapendo in che mani andrà a finire il copione è bene dunque limitarsi allo stretto necessario.
Nelle sceneggiature USA di qualche anno fa si usava indicare esplicitamente il taglio in chiusura da una cena all’altra, per cui quei copioni erano zeppi di CUT, CUT, CUT forma che ha trovato seguito anche in Italia con la dizione STACCO. Oggi si preferisce in genere sorvolare su questa indicazione, e lasciare al montaggio la gestione degli stacchi. Talvolta si può indicare esplicitamente STACCO SU per evidenziare un brusco passaggio narrativo.
Diverso è il discorso per le dissolvenze, soprattutto quelle incrociate, che possono servire allo sceneggiatore per indicare alcune funzioni narrative: tipico, ad esempio, è l’uso della dissolvenza incrociata tra scene temporalmente successive per indicare visivamente il tempo che passa.

Niccolo Falsetti









luigi
22 Oct 2008 - 19:27 - #1complimenti