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Final Fantasy VII: Advent Children

Festival di Venezia: Grandi prodezze virtuosistiche a Final Fantasy VII, ma non potendo giocarci... Recensione di ALESSANDRO TOVANI

Final Fantasy VII: Advent Children
di Nomura Tetsuya

recensione di
ALESSANDRO TOVANI

Titolo originale:  Final Fantasy VII: Advent Children
Nazione:  Giappone
Anno:  2004
Genere:  Animazione, Fantascienza, Azione
Durata:  90′
Regia:  Nomura Tetsuya
Produzione:  Yoshinori Kitase

I videogiochi hanno sempre più a che fare con il cinema. Nei computer aumenta la potenza dell’hardware e la capacità di compressione dei processori ed ecco che le scenette introduttive dei giochi per pc (come per Playstation, XBox e altri) si trasformano in vere e proprie sequenze cinematografiche con attori, effetti speciali, musiche roboanti, acrobazie virtuosistiche con una immaginaria cinepresa.
Nei videogiochi questo effetto funziona perchè aumenta il coinvolgimento del giocatore poi impegnato, in prima persona, nel muovere i personaggi, nell’uccidere i nemici, nel risolvere enigmi.
Quando l’aspetto interattivo viene meno (come al cinema) il trucco non funziona più.

Non è un caso se, a quanto ci risulta, Final Fantasy VII: Advent Children andrà sui grandi schermi solo in Giappone (la prima l’8 settembre a Tokyo) e subito seguirà il Dvd (14 settembre). Negli Usa uscirà infatti il solo dvd (29 novembre) così come in Europa e Sud-America. I 60 milioni di giocatori di Final Fantasy saranno contenti soprattutto così: mirando e rimirando, frame per frame, sul loro impianto dolby surround, le meravigliose animazioni totalmente computerizzate, esaltandosi su quel movimento di capelli, l’impatto del vento, l’increspatura dell’acqua…

Ma al cinema queste cose le abbiamo già viste. Già il vento ha soffiato nei deserti del lontano West, spuzzando polvere e cespugli verso gli eroi impegnati in duello; già i capelli si sono mossi nella bella di turno che voltandosi di scatto saluta per sempre il nostro triste protagonista; già l’acqua ha ingoiato casse misteriose o uomini malvagi, increspandosi fino a tornare piatta. Oltre a questi effetti (tutt’altro che speciali) ci ha però colpito il contenuto, quello che stava dietro l’immagine, quello che voleva dirci il regista.
In Final Fantasy VII il regista non vuol dirci nulla e dietro le immagini c’è il vuoto. Advent Children è solo virtuosismo tecnologico, ultima pietra miliare dell’evoluzione dei bit, frontiera inarrivata di cosa si può fare al giorno d’oggi, pronta a essere superata al prossimo episodio della saga.

Esercizio sterile ricercare morali ecologiste (il “geostigma”, l’azione purificatrice dell’acqua piovana…), riferimenti cristologici (il battesimo nella chiesa diroccata), citazioni da Goldrake (con tanto di mostri e mostriciattoli, più o meno complessi, che minacciano il pianeta e che sconfiggeremo con una poderosa arma finale risolutiva - ma perchè non usarla subito??). Esercizio sterile, perchè nulla conduce ad un significato o almeno non lo abbiamo capito.
Eppure chi vi scrive è uno dei 60 milioni di umani che hanno comprato un videogioco della saga Final Fantasy, e si è anche divertito.

“Il creatore della serie originale Tetsuya Nomura”, dice la produzione, “ha deciso di creare un lungometraggio invece che un videogame, per meglio utilizzare le nuove tecnologie digitali”.
Peccato che, commentiamo noi, nessuno abbia pensato di dotare la sala dei controller per giocare: ci saremmo divertiti di più a far saltare per aria il malvagio Kadaj.