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Il Codice Da Vinci secondo Lele Larotonda

Vale la pena di essere visto perchè si tratta di una buona lezione di cinema. Recensione di LELE LAROTONDA

Il Codice Da Vinci
di   Ron Howard

recensione di
LELE LAROTONDA

Titolo originale: The Da Vinci Code

Regia:   Ron Howard

Cast: Tom Hanks, Jean Reno, Audrey Tautou, Alfred Molina, Ian McKellen, Paul Bettany, Jurgen Prochnow

Produzione: Columbia Pictures Corporation, Imagine Entertainment

Distribuzione:   Sony Pictures

Nazione: U.S.A.

Anno:   2006

Durata: 148′

 

Si dice che i film tratti da un libro di grande successo alla fine non riescono a catturare l’attenzione del pubblico, condannadolo a una settimana di programmazione nelle sale per poi scomparire e farsi dimenticare.

Ma se il libro nel mondo ha venduto milioni di copie, ha affascinato milioni di persone, ha scatenato dibattiti e polemiche, ha scomodato anche le più alte cariche del Vaticano, cosa ne può uscire?

Infine se un produttore scaltro e abile come Brian Grazer (A Beautiful Mind) contattata quel regista che a detta di molti è il diretto erede di Steven Spelberg e vale a dire Ron Howard, cosa ne può uscire?

Per poi non parlare del cast: Tom Hanks, Audrey Tatou, Jean Renò, Ian McKellen.

Questo è quello che è accaduto negli ultimi mesi, e ciò che ne è uscito si chiama IL CODICE DA VINCI.

Il film inizia con l’omicidio del curatore del museo del Louvre, che è anche esperto di simbologia; scontato quindi il coinvolgimento di Robert Langdon (Tom Hanks) per due apparenti semplici motivi: è anche lui un esperto di simboli e conosce bene la vittima.

Da questo momento in poi, tutto il film si sviluppa in un continuo intreccio di misteri e verità nascoste da millenni (l’aria che si respira è simile al “Nome della Rosa”, Eco permettendo), ma a parte questa similitudine la pellicola di Jean Jaques Annaud e questo di Ron Howard sono molto differenti.

Il film scorre bene, ma non sempre si dimostra all’altezza delle grandi aspettative che ha suscitato: si prolunga di quasi mezz’ora verso il finale, quando viene svelato che la protagonista è la diretta dicendente di Gesù Cristo; a volte il regista tenta di portare la storia a livelli di tensione ispirati a Sir Alfred Hitchock, ma nel complesso è un lavoro che non annoia mai e tiene inccollati alla poltrona fino alla fine.

La colonna sonora, pur ricordando alcuni lavori di Bernard Herrmann, riesce a coinvolgere lo spettatore in un continuo susseguirsi di immagini e scoperte spiazzanti, ma a mio parere la cosa più bella sono le inquadrature scelte per le cattedrali e gli altri luoghi dove si svolge tutta l’azione, dimostrando ancora una volta che Ron Howard è un grande regista e che con la macchina da presa ci sa fare veramente.

Il film, ma anche il libro cui è ispirato, è stato bersaglio di polemiche e minacce da parte del Vaticano, che per un momento ha cercatoa anche di boicottarne l’uscita, ma alla fine l’armata “davinci” è riuscita a sbarcare a Cannes, portando a casa critiche talvolta molto pesanti che agli Oscar 2007 non porteranno certo molto fortuna.

Poco importa. A mio parere il film va visto, anche se avete letto il libro e quindi sapete già tutto, anche se vi potrebbe urtare e potrebbe sconvolgere le vostre credenze. Vale la pena di essere visto perchè si tratta di una buona lezione di cinema e onostamente non è roba da poco, considerando che ultimamente Hollywood ci ha offerto lavori di discutibile valore.