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Italiani deficienti

Secondo quanto emerso da una ricerca effettuata da Riza Psicosomatica, rivista mensile, gli italiani si sentono in media poco intelligenti: lo dicono gli italiani, non lo diciamo noi. Articolo di Oreste Colombo

Italiani deficienti

di Oreste Colombo

 

Secondo quanto emerso da una ricerca effettuata da Riza Psicosomatica, rivista mensile, gli italiani si sentono in media poco intelligenti: lo dicono loro, non lo diciamo noi.

L’indagine, compiuta su un campione di oltre mille italiani tra i 20 e i 60 anni, fa emergere un livello di autostima bassissimo e una fortissima svalutazione del mezzo librario.

Ma andiamo con ordine.

Il 27% degli intervistati identifica l’intelligenza con il successo. Mal glie ne incolga:  è vero che l’intelligenza aiuta, ma basta accendere la televisione per rendersi conto del fatto che la maggioranza delle persone “di successo” sono più vicini ai cerebrolesi che ai geni. Senza contare che, nell’amministrazione pubblica come in quella privata, le raccomandazioni contano molto di più della preparazione e dell’intelligenza. E non serve essere intelligenti per saperlo.

Poi si confondono, come sempre, l’intelligenza con l’erudizione. Per uscire dall’università con 110 e lode non serve essere intelligenti, basta aver studiato diligentemente ed essere pieni di concetti vincenti. Ma questo è un discorso a latere. Come il fatto che, per aver successo, bisogna essere irreggimentati in una mentalità qualunquista e reverente, saper essere yes-man e rinunciare alla propria dignità. Il che tutto mi sembra fuorché sinonimo d’intelligenza.

Passiamo alle altre definizioni di intelligenza date dagli intervistati.

 

(segue)

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