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Italiani deficienti 4: itelligenza innata e genetica

Una percentuale altissima di italiani asserisce che essere intelligenti non è altro che un talento innato, se non addirittura una questione genetica. Alibi che mette al riparo dall’esser preparato, dal mettersi in gioco, dal coltivare la propria intelligenza. Articolo di Oreste Colombo

Il dato che però lascia maggiormente basiti è quello del 54% degli intervistati: una percentuale altissima di italiani asserisce che essere intelligenti non è altro che un talento innato, se non addirittura una questione genetica. Alibi che mette al riparo dall’esser preparato, dal mettersi in gioco, dal coltivare la propria intelligenza. Si, perché se io asserisco che essere intelligenti è un talento innato affermo, per proprietà transitiva, che a nulla serve leggere, studiare, informarsi, mettersi alla prova: se non sono intelligente non lo sarò mai, qualunque cosa faccia,. La tesi genetica è ancora più grave: nessuna speranza è data ai non intelligenti, perché per motivi genetici non potranno mai arrivare a migliorarsi. Come giustificazione della bestialità e dell’ignoranza è davvero niente male!

Non sono intelligente, quindi non mi muovo. Non aspettatevi niente da me. Non mi prendo nessuna responsabilità in merito (in merito a che cosa? A niente). Fallo tu, che sei intelligente. Io non ci posso arrivare. Sono questi gli alibi tragici del 54% degli italiani, un 54% che non vuole impegnarsi, migliorare, prendersi responsabilità, che scarica e scaricherà sempre sugli altri il compito di andare avanti, che si deresponsabilizza elevando a valore i propri limiti. Che non ha nessuna voglia di impegnarsi a crescere e ad accrescere le proprie conoscenze. Una popolazione di pigri e ignoranti che non ha nessuna voglia di far fatica.

(segue)