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I MISERABILI-IO E MARGARET TATCHER

I Miserabili di Marco Paolini coi Mercanti di Liquore.

TEATRO


“I MISERABILI-IO E MARGARET TATCHER” DI MARCO PAOLINI CON I MERCANTI DI LIQUORE

Uomini e topi di un mondo in technicolor

Gli Album erano di quando c’era il bianco e nero, i Miserabili invece sono a colori. I personaggi degli Album al massimo erano “poareti”, qui invece siamo tutti diventati uomini della miseria. Miseria del vivere, con un po’ di retorica del tipo “ma guardate come ci siamo ridotti”, con il tempo libero passato al centro commerciale, e il tempo pagato investito nella rateizzazione dell’ultimo modello di televisore al plasma.


“I Miserabili - Io e Margaret Tatcher” è uno spettacolo bello e intenso, che ti mette quel solletico addosso che ti spinge a pensare che in fondo siamo tutti miserabili. Poi c’è l’“Io”, quell’Io del sottotitolo, un Io che è ancora capace di ragionare nella melma che tutto vuole inglobare, e ancora si salva perché è coscienza critica. E infine c’è lei, Margaret Tatcher, che “sarà di ferro fuori, ma è di merda dentro”, che dice che non esiste la società, ma solo uomini-donne-famiglie, il simbolo del capitalismo sfrenato, del dissolvimento della coscienza del bene pubblico, della fine dei tondini di ferro e dell’apertura dei solarium, di tutto il marciume economico e sociale della deriva del dio denaro.

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