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Rosario della pubertà

La nuova opera di Luciano Melchionna, con Francesca Sanna, è un monologo shock sulla pedofilia.

Dal 6 al 15 dicembre breve monologo - pillola shock di Melchionna - sulla pedofilia.
“Rosario della Pubertà” di Fabrizio Bajec con Francesca Sanna, costumi di Michela Marino, selezione
musiche a cura di Riccardo Regoli. Regia di Luciano Melchionna (nella foto).
Conferma essenziale al numero 3495440229 o alla mail info@fonderiadellearti.com,
la pillola è per un numero limitato di persone a sera.

La ricerca dell’amore, il mistero del sesso, il divieto, il giudizio degli altri, i tabù infranti e le convenzioni di un mondo adolescente la cui energia spesso provoca implosioni prima ancora che vere esplosioni. Questo è lo stato di solitudine in cui il monologo teatrale riversa Rosa, 14 anni, una degli adolescenti ipersensibili e intelligenti che forse abbiamo incontrato una volta, e che tenta di smentire il pregiudizio incombente sulla sua età. Se non parla, pagherà una penitenza troppo amara, che è la solitudine stessa.

Sembra dirci che la sua non è l’età dell’idiozia, ma quella in cui a ogni domanda corrisponde un’azione, senza cura delle conseguenze, per saggiare il rischio, cinicamente, sapendo come andrà a finire, ma non potendo interrompere il flusso.

L’esplosione di questo testo “al di là del bene e del male” è dovuta all’impossibilità di una risposta, quando ogni cronaca nostrana sulla manipolazione dei minori arriva sempre dopo, troppo tardi.

Fabrizio Bajec

Una piccola stanza claustrofobica, forse uno scantinato. Una rete di ferro e una coperta, giaciglio essenziale. Pareti sbiancate di recente trasudano graffiti antichi, a guardar bene, e umidità. Una lampada qualunque, un poster, uno stereo portatile suona musica pop, due cuscini: un hamburger e un cuore rosso. Qualche rivista per adolescenti e soldi sparsi a terra, come gli indumenti variopinti, sfilati e lanciati via distrattamente. E lei, Rosa, con indosso solo mutandine alla moda, ti guarda seria, adulta, nel giorno del suo quattordicesimo compleanno. “Io non ho paura di nessuno”. Smaliziata, gioca con il proprio corpo e con quello di un uomo molto più grande di lei. Cattiva come solo i bambini sanno essere lo bacia e un attimo dopo lo mette alla berlina, per poi pentirsene ma proseguire nel suo cammino consapevole e irrevocabile. Ride, recita, aggredisce e seduce, si ribella a tutto e chiede attenzione ininterrottamente. Accusa l’altro per essere accettata dal mondo ma, in un delirio d’onnipotenza, tipicamente infantile se pur incontenibile, si assume tutta la responsabilità di ciò che racconta. Il senso di colpa, atavico, la schiaccia però, la imprigiona, la sbatte in gabbia. E da dietro le sbarre, lei guarda il suo mostro ma non vede gran differenza da sé e da chi gli sta attorno, anzi. Capisce davvero, e davvero troppo presto. Ora i genitori si accorgono di lei. Ora sa che ogni cosa ha il suo tempo. Ora “ci sono un sacco di cose da fare” per poter crescere prendendosi cura di sé. Come aspettare il principe azzurro, per esempio, che non ha avuto il tempo di sognare.

Luciano Melchionna