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The Big Man

"The Big Man" è Dan Scoular, un onesto scozzese disoccupato di Thornbank, un paese diroccato dello Ayrshire, il cui famoso pugno che mette fuori combattimento nelle risse da pub gli fa guadagnare la possibilità di fare soldi come lottatore a mani nude a Glasgow... Da questo romanzo l'omonimo film di David Leland con Liam Neeson e Hugh Grant.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a uno di quei panorami desolati e forieri di interrogativi che lo straordinario talento di McIlvanney ci ha fino a oggi regalato. Ma ora non è l’ispettore Laidlaw il protagonista della vicenda nella quale si muovono gli ormai noti capibanda Cam Colvin e Matt Mason, né Glasgow fa da sfondo alle intricate maglie dei pullulanti microuniversi straordinariamente descritti dallo scrittore scozzese.

Reduce da un duro passato che si estende dal lavoro in miniera all’esperienza della prigione, Dan Scoular, nel tentativo di riscattarsi economicamente e umanamente, accetta la proposta-ricatto della banda di Colvin di combattere in un incontro di pugilato a mani nude, senza conoscerne tuttavia i loschi orditi che lo sottendono. Dan è infatti noto fra gli abitanti del piccolo centro di Thornbank per l’eccezionale forza del suo “destro”.

Egli diventa così per tutti “The Big Man”, speranza collettiva di un’intera classe operaia in declino, di poter trovare, grazie al proprio campione, quella forza di superamento-redenzione che essa vede ormai sfarinarsi tra le proprie accidiose mani.

Tutto il romanzo diventa così un’attesa che passa dalle pagine al lettore in un crescendo di pathos, per sfociare finalmente nel momento dell’incontro, atto risolutivo e di svolta nell’economia generale della narrazione. Dan, infatti, è adesso un uomo nuovo, rigenerato nonostante la torbida vicenda nella quale si è scoperto usato; ha maturato una nuova coscienza passando attraverso i crescenti e opprimenti dubbi su se stesso e sulla società tutta, per assumere finalmente quell’atteggiamento di chi, di fronte alle doppie facce della vita, va loro incontro con un coraggio e un’accettazione non più passivi o temerari.

Forse ora è davvero “The Big Man”, non più quella maschera che era costretto a portare suo malgrado, bensì una ritrovata identità che si esprime con forza nella decisione finale del protagonista di andare incontro al proprio destino senza ripensamenti, senza più finzioni, libero di scegliere la propria vita anche se questo implica contemporaneamente andare incontro alla morte.

Un altro capolavoro di analisi lucida e ironica sortisce dall’inesauribile vena artistica e speculativa di McIlvanney. Con questo romanzo egli non fa che confermare il suo talento di abile conoscitore delle pieghe umane, dei percorsi interstiziali, ora asfissianti ora di grande dignità, della società scozzese; ma la bravura dello scrittore, ancora una volta, sta nell’essere riuscito a fare di questo piccolo mondo in bilico tra la propria provincialità e la realtà delle industrie e del progresso, un rimando per tutti a una esperienza di carattere universale. Dan Scoular e Thornbank assumono così la valenza di paradigmi, di segni che ci spingono a guardare oltre l’orizzonte della nostra ordinata società e oltre i confini assai meno definiti di noi stessi.

La stampa britannica

The Times:
… Ironico, divertente, commovente, per niente sentimentale e molto leggibile.

The Scotsman:
Il lavoro di McIlvanney sorprende, scuote, lascia impressionati… un altro capolavoro.

Mail on Sunday:
Ispiratore e aspramente divertente insieme. Come nell’Orwell al meglio della sua tensione narrativa, la rabbia di McIlvanney è tanto più potente perché tranquilla… Grande fiction che si legge come fossero realmente fatti.

Daily Telegraph:
Un ritratto splendido e assolutamente convincente della vita della classe operaia scozzese.

Financial Times:
Un romanzo di grande forza… Materiale ambizioso, trattato con acutezza e causticità e pieno di momenti e immagini memorabili.

The Times Literary Supplement:
E’ un romanzo compiuto sia come tragedia morale che come divertimento di prima qualità.