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Invasion

Tenuto conto che si tratta di un remake dichiarato de "L’invasione degli Ultracorpi" era lecito attendersi un buon risultato. Ma l’attesa va delusa su quasi tutti i fronti. Recensione di Marco Cavalleri

Un film di Oliver Hirschbiegel con Nicole Kidman, Daniel Craig, Jeremy Northam, Jeffrey Wright, Jackson Bond. Genere Thriller produzione USA, 2007 Durata 94 minuti circa.

Uno Shuttle precipita sugli Stati Uniti, lasciando una scia di rottami da Dallas a Washington. Normale, si potrebbe dire cinicamente, visto quanto successo a più riprese da quelle parti. Ma stavolta trasporta una spora in grado di ricombinare il Dna umano per trasformare i portatori in una sorta di meta – organismo alieno incapace di emozioni. E l’invasore si trasmette per mero contatto, prendendo possesso del corpo dell’ospitante durante il sonno. Come scoprirà a sue spese la bella psichiatra Carol Bennell, il cui ex marito è tra i primi ad essere infettato. E, mentre tutti gli Stati Uniti cadono in preda dell’invasione, la donna dovrà lottare da un lato per salvare il figlio Oliver, geneticamente immune a seguito di un’encefalite, dall’altro per non addormentarsi e non tradire mai alcina emozione…

Sulla carta Invasion presentava un bel parterre. Due attori come Nicole Kidman e Daniel Craig e un regista del livello di Oliver Hirshgiebel, magari non propriamente un autore ma pur sempre capace di pellicole interessanti come Das Experiment e La Caduta, onorate di discreti consensi critici e di una buona rispondenza di pubblico. Tenuto poi conto che si trattava di un remake dichiarato de L’invasione degli Ultracorpi – forse il classico dei classici di un maestro sottovalutato come Don Siegel – era lecito attendersi un buon risultato. Non all’altezza del prototipo – del resto tanto Kaufman quanto Ferrara si erano cimentati nell’impresa con una riuscita decisamente inferiore – ma almeno interessante. Ma l’attesa va delusa su quasi tutti i fronti. Stavolta, probabilmente, non tanto per colpa dei convenuti quanto della casa di produzione (nel caso la Warner) che, insoddisfatta del risultato, ha ben pensato di congelare il film per un anno e affidarne il rimontaggio ad altri. Purtroppo la cosa si nota: nel senso che sembra esattamente un film rimontato. Ma, tanto per rimanere nel tema dell’alienità cui si accennava, senza alcuna passione (e, ahimè, anche con qualche errore piuttosto marchiano: non è bello notare una porta che dall’interno si apre verso destra e all’esterno risulta aperta a sinistra, ma transeat). Si può immaginare – sulla scorta delle pellicole precedenti – che al regista interessasse un discorso sulla radicale dualità dell’essere umano, capace delle cose migliori (l’affetto, la compassione humeanamente intesa) e peggiori (la guerra e la violenza) in contrapposizione a una società che, senza emozioni, eliminerebbe entrambe le tendenze portando una pace totale ma forzosa. Ma il tutto diventa mera nota di colore in quello che, partito come un thriller metafisico, si trasforma ben presto un action movie pretestuoso,con la solita Madre Coraggio che mena e saltella in spregio alle più elementari norme della sceneggiatura e della fisica (o quantomeno dell’ottica: sfido chiunque a guidare per il centro di Baltimora col parabrezza coperto di persone senza provocare danni irreversibili a se stesso e al mezzo). Per poi approdare a un finale imbecille che sottolinea la moralina di fondo senza dare l’idea di crederci minimamente. Peccato, perché almeno la prima mezz’ora – con l’improvviso e irriconoscibile dilagare del contagio - faceva pensare ad altre possibili riuscite. Ma è andata così, e l’unico consiglio è di tornare all’originale. Quanto alla Kidman, è talmente bella da risultare per forza l’aliena: ma a lei è affidata la salvezza dell’umanità. Miscasting?

 

In collaborazione con www.nouvellevague.eu