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In questo mondo libero

Forse sarebbe il caso di cambiare uno sceneggiatore come Paul Laverty, forse la senilità si è abbattuta ormai sul regista inglese come un temporale che annebbia lo sguardo, o forse la realtà è talmente complessa che ridurla in canoni del secolo scorso è impossibile. Recensione di Davide Verazzani

(It’s a Free World…)
Un film di Ken Loach. Con Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet, Faruk Pruti. Genere Drammatico, colore 96 minuti. - Produzione Gran Bretagna, Italia, Germania, Spagna 2007. - Distribuzione Bim

Angie è una trentenne londinese, ragazza madre, funzionaria di una grossa agenzia di lavoro interinale attiva soprattutto nei confronti di lavoratori dell’Est Europa. Dopo un diverbio con alcuni capi, viene licenziata in tronco, e si trova a doversi ingegnare per trovare un nuovo lavoro ed evitare l’ennesimo scontro con i genitori, anziani e ancorati all’idea del posto fisso. Insieme a Rose, sua coinquilina e amica, apre una piccola agenzia di lavoro temporaneo, ubicata nel retro di un bar: inizialmente gli affari sembrano andare bene, anche perché le due ragazze decidono di svolgere il lavoro completamente “in nero” per non pagare tasse né contributi, e sembrano animate da una vera passione per le persone cui trovano lavoro; ma progressivamente Angie e Rose si devono scontrare con la realtà del lavoro interinale, colma di piccoli mafiosi senza scrupoli, difficoltà burocratiche e utili risicati: per stare a galla, è necessario infrangere sempre più leggi, fino ad affittare un appartamentino a dieci persone o falsificare documenti, e a riportare quindi Angie alla stessa situazione da cui si era allontanata all’inizio, ora nei panni di imprenditrice anziché di salariata…

E’ difficile parlare lucidamente di un film di Ken Loach, soprattutto perché il regista britannico non aiuta a farlo, con il suo manicheismo spinto all’inverosimile, con la brutale rappresentazione di una realtà sociale ormai disfatta e sempre peggiore, con la rappresentazione di personaggi perennemente tagliati con l’accetta fino a diventare macchiettistici. Difficile appunto, quando si recensisce un film di Loach la cui tematica sia di stampo sociale, non cedere alle sue provocazioni e parlare di politica, anziché limitarsi a discorrere di cinema. Bisogna però dire che in questa pellicola un tentativo di conciliare diverse visioni del mondo c’è: il personaggio di Angie si presterebbe a interpretazioni non monocordi, risultando simpatica nei suoi goffi tentativi di crearsi una vita migliore e diabolica quando le sue asprezze prendono il sopravvento, e a tratti il film scende verso i lidi della commedia e dell’ironia, cui Loach ci aveva disabituato da tempo. E se la strada intrapresa fosse stata più marcatamente segnata da una leggerezza solo sfiorata, si potrebbe pensare a un ritorno del Loach più autenticamente cineasta (quello di Riff raff, si può dire): purtroppo gli spunti che il personaggio di Angie incarna non vengono sviluppati compiutamente, ed anche i personaggi di contorno (il padre con le sue illusioni sui posti garantiti, il ragazzo polacco con cui Angie ha una liaison accennata) si limitano a poche battute scontate e poco più. Forse sarebbe il caso di cambiare uno sceneggiatore come Paul Laverty, che ha accompagnato Loach nel suo periodo discendente (da “La canzone di Carla” in poi) salvo pochi sprazzi come “Il vento che accarezza l’erba”, vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2006. Forse la senilità si è abbattuta ormai sul regista inglese come un temporale che annebbia lo sguardo. Oppure forse (e questa è la risposta più probabile) la realtà è talmente complessa che ridurla in canoni del secolo scorso è impossibile solo in quanto semplicistico e banalizzante. La colpa non è certo di Loach, ma delle multinazionali che lui da sempre ha combattuto, e in questo senso la “necessità” del suo cinema è ancora più pressante; uno sguardo più acuto, e anche più coraggioso, porterebbe a un prodotto meno di laboratorio e più sfaccettato. Sempre che questo (e ne dubitiamo) a Loach interessi veramente.

 

In collaborazione con www.nouvellevague.eu