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Ugo Pirro: Un film tratto da un libro deve essere fedele?

Se ci si ispira a un'opera letteraria, bisogna attenercisi o la si può utilizzare come semplice canovaccio?

Se ci si ispira ad un’opera letteraria, bisogna attenersi ad essa in modo letterario, vale a dire fedelmente, oppure la si può utilizzare come canovaccio?
PIRRO: Si può sintetizzare un’opera letteraria, oppure la si può modificare, cambiandone il senso, prendendone soltanto spunto. Io ho avuto una lunga lite con Bassani per Il giardino dei Finzi Contini, appunto perché mi accusò di aver modificato il libro. Ma io mi sono sentito completamente a posto con la coscienza. Tra l’altro il film ha vinto un Premio Oscar: quindi posso dire che mi hanno dato ragione i fatti. In che cosa consisteva - tanto per essere un po’ più concreti - la sua riserva? La sua riserva consisteva nel fatto che nel romanzo il padre del protagonista non finisce in campo di concentramento, mentre nella mia riduzione cinematografica anche il padre finisce in campo di concentramento insieme con Micole, che è la protagonista femminile. Questo cambiamento l’offese: ne venne una polemica sui giornali, che è durata a lungo. Racconto questo episodio soltanto per dire che nel ridurre un romanzo a film esistono forme di sintesi diverse. Bisogna sempre ricordarsi che il cinema è fatto di immagini; in caso contrario diventa uno sproloquio. La letteratura, permettetemi il paragone, è una realtà vista con due occhi; il cinema, invece, è una realtà vista con un occhio, l’obiettivo. Quindi se noi togliamo un occhio ci rendiamo conto che, per raccontare anche questa realtà che è qui presente, noi dobbiamo fare alcuni movimenti di macchina. Dobbiamo fare, ad esempio, una panoramica per raccontare questa piccola realtà. In letteratura questo non è necessario: racconto questa scena nel suo insieme. In questo consiste, detto in modo paradossale, la differenza di stile che c’è tra il racconto letterario e il racconto cinematografico.