Questo sito contribuisce alla audience di

La terza madre

Disarmante. Non ci sono altre parole per descrivere l’ultima fatica di Dario Argento. Recensione di Marco Cavalleri

La terza madre 
di Dario Argento

 

Con Asia Argento, Cristian Solimeno, Adam James, Moran Atias, Valeria Cavalli, Philippe Leroy, Daria Nicolodi, Coralina Cataldi Tassoni, Udo Kier, Roberto Madison, Paolo Stella, Massimo Sarchielli, Clive Riche, Barbara Mautino. Genere Horror, colore 98 minuti. - Produzione Italia 2006. - Distribuzione Medusa

Nel cimitero di Viterbo viene ritrovata per caso un’urna che contiene tre statuette demoniache e una tunica. Un monsignore si affretta a recapitarle a Michael Pierce, direttore del Museo d’Arte Antica di Roma, nella speranza che possa confortarlo nella scoperta di un terribile segreto. Che è quello legato alla Terza Madre, detta anche Mater Lacrimarum, ultima di una famiglia di streghe che nel corso dei secoli ha sparso terrore ed orrore per tutta Europa. Purtroppo l’urna viene aperta prima del tempo: comincia una catena di violenze che tra suicidi, risse e atti di vandalismo, conducono la città eterna sull’orlo della seconda caduta. Ad opporsi, prima involontariamente poi con sempre maggior convinzione, solo Sarah Mandy, figlia a propria insaputa di una strega buona e dotata di qualcuno dei suoi poteri. Mentre le streghe convergono su Roma e l’Apocalisse è in agguato toccherà a lei cercare di impedire la fine…

 

Disarmante. Non ci sono altre parole per descrivere l’ultima fatica di Dario Argento. Che fu (il passato remoto è purtroppo d’obbligo) buon sceneggiatore e ottimo regista, capace di creare incubi che sembravano oltrepassare la logica per rispondere a pulsioni primigenie valide a qualunque latitudine (e non è un caso che Profondo Rosso e Suspiria, i suoi lavori migliori, siano sempre tra i più citati dai registi che si dedicano al genere horror, qualunque ne sia la provenienza). Ma almeno da vent’anni - cioè dal pur tutt’altro che perfetto Phenomena – il regista sembra prigioniero di se stesso e, quel che è peggio, dei suoi vezzi: e nel frattempo pare aver anche perso quella capacità di costruire l’inquadratura – magari pleonastica ma visivamente perfetta – che costituiva il principale marchio di fabbrica del suo cinema.

 

La terza madre fa paura, ma per le ragioni sbagliate. La fa per una sceneggiatura strapiena di incongruenze e strafalcioni, per una regia a dir poco sciatta, per interpreti aldilà di qualunque definizione negativa (e ancora ci si chiede come qualcuno anche all’estero possa ritenere Asia Argento un’attrice). Non basta il contorno di efferatezze varie (una donna strangolata con le proprie viscere, un’altra uccisa vaginalmente e non dico altro) per fare un horror. Per quello occorrerebbe la suspence, una progressione drammatica, alla peggio qualche straccio di idea. Tutte cose che latitano o mancano del tutto. E vedere un film di questi anni con effetti speciali indegni delle pellicole anni ’70 (si veda solo l’incredibile morte della Madre) fa male al cuore. Per dare un metro di misura, diciamo solo che siamo dalle parti de “Il fantasma dell’opera” o de “Il cartaio”: con l’aggravante che la chiusura della trilogia delle Madri aveva in sé un portato mitico che va inevitabilmente e crudelmente deluso, tra dialoghi improponibili e sequenze – fatta la debita eccezione per un paio di spaventi – risibili, tra streghe finto punk, morti che parlano(e straparlano, vedi la sacrificatissima Daria Nicolodi) e riunioni diaboliche che stanno a metà tra un programma della domenica e una passerella di moda, vedere per credere – o per non credere, che sembra un atteggiamento più prudente.

 

Certo, Dario Argento è stato un grande. Ma è stato. Se tenete conto che “has been” è l’espressione con cui a Hollywood si designano i perdenti, avrete un’idea di quel che vi aspetta. Con in più il magone di un ciclo horror che, partito alla grande, si è svilito in una fiction più inutilmente truculenta del solito, ma servita nello stesso modo. Un film di fronte al quale i soldi del biglietto sono preziosi: meglio astenersi. O recuperare in dvd l’ Argento master of horror che pure fu. Indecente, e non certo per quel che mostra.

 

Marco Cavalleri