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Il treno per il Darjeeling

La definitiva consacrazione del talento di Wes Anderson, visionario al punto giusto da diventare una sorta di altra faccia della medaglia di Tim Burton. Recensione di Davide Verazzani

IL TRENO PER IL DARJEELING

di Wes Anderson

 

(The Darjeeling Limited) Con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Amara Karan, Wally Wolodarsky, Waris Ahluwalia, Irrfan Khan, Barbet Schroeder, Camilla Rutherford, Bill Murray, Anjelica Huston. Genere Commedia drammatica, colore 91 minuti. - Produzione USA 2007

Tre fratelli, il cui padre è morto da un anno, viaggiano su un treno in India per andare a cercare la madre, emigrata lì qualche anno prima in un ashram, e tentare di convincerla a tornare a stare con loro. I tre hanno temperamenti molto differenti l’uno dall’altro, e non si parlano da tempo; li unisce l’idea, avuta dal più scapestrato di loro (già in India da diverso tempo) di riunire in qualche modo la famiglia attraverso un viaggio spirituale, svolto in un vagone di prima classe con le valigie del padre. Le loro storie personali so sovrappongono ai dettagli del viaggio: uno cerca di dimenticare la fidanzata storica, che l’ha tradito a ripetizione, un altro è preoccupato per l’imminente paternità, il terzo è ossessionato dalla mancanza di fiducia degli altri due nei suoi confronti. Quando, dopo varie peripezie, raggiungo la madre, e questa conferma loro di non avere alcuna intenzione di tornare negli Stati Uniti, mestamente si avviano verso il treno del ritorno. Ma qualcosa in loro sarà cambiato per sempre…

 

Il rutilante scoppiettio di un film di Wes Anderson era quello che ci voleva per risollevare una Mostra del Cinema che finora si era adagiata su temi non certo allegri; il regista de I Tenenbaum e Le avventure acquatiche di Steve Zizou conferma le sue doti di strampalato narratore con questa commedia di immediata presa (grazie a una sceneggiatura puntuale e ai colori vividi del paesaggio indiano) e di azzeccata profondità: è un viaggio all’interno di loro stessi, quello che compiono i tre stralunati fratelli, e al suo termine non può esserci altro che una presa di coscienza che li fa distaccare dal bozzolo della famiglia d’origine (emblematica in questo senso la scena finale, in cui le valigie del padre vengono gettate a terra per permettere di prendere il treno al volo mentre sta già partendo) e li fa diventare, finalmente, uomini. Oltre al riso, garantito dalle facce buffe di Owen Wilson, Jason Schwartzman e Adrian Brody (un inconsueto e riuscito tuffo nella commedia, per quest’ultimo), c’è dunque la riflessione sul significato del viaggio, e anche, fra le righe, una sorta di ironica stigmatizzazione della mania, tutta occidentale, di una ricerca spirituale di facciata.

 

Il film, che inizia con un fantastico cameo di Bill Murray (che interpreta un personaggio di cui non si sa nulla, se non che perde il treno sorpassato nella corsa da Adrian Brody) ed è collegato a un cortometraggio, dal titolo Hotel Chevalier, in cui si spiega l’origine del rapporto tormentato di uno dei tre fratelli con la fidanzata (interpretata da una splendida, e moderatamente discinta, Natalie Portman), dimostra la definitiva conferma del talento di Wes Anderson, visionario al punto giusto da diventare una sorta di altra faccia della medaglia di Tim Burton: decisamente più comica e gentile, ma non per questo meno spaventosa o irriverente.

 

in collaborazione con www.nouvellevague.eu