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J'ai toujours rêvé d'être un gangster

Rifacendosi al Jarmusch di Coffe and cigarettes e al Tarantino di Pulp fiction, Benchetrit crea un divertente pastiche in bianco e nero. Recensione di Davide Verazzani

J’ai toujours rêvé d’être un gangster

di Samuel Benchetrit

Francia, 2007 - 110 min.
Regia, soggetto e sceneggiatura: Samuel Benchetrit
Fotografia: Pierre Aïm
Montaggio: Sophie Reine
Interpreti: Arno, Alain Bashung, Roger Dumas, Selma El Mouissi, Jean-Pierre Kalfon, Bouli Lanners, Serge Larivière, Gérald Laroche, Sergi López, Anna Mouglalis, Jean Rochefort, Laurent Terzieff, Venantino Venantini

Quattro storie di piccoli criminali: un goffo e ingenuo rapinatore decide di alleggerire la cassa di una squallida caffetteria nei pressi di un’autostrada incontrando una cameriera che un paio di giorni prima ha avuto la stessa idea; due goffi sequestratori rapiscono un’adolescente proprio nel momento in cui sta tentando di suicidarsi; un cantante di scarso successo ruba una valigetta contenenti gli spartiti dei brani di un collega più fortunato; cinque rapinatori in pensione desiderano rivivere il brivido di un tempo.

E’ stato resentato al festival di Locarno in Piazza Grande, il francese J’ai toujours reve d’etre un gangster del poliedrico regista, sceneggiatore, drammaturgo e scrittore Samuel Benchetrit che, oltre ad essere il fortunato marito della splendida Anna Mouglalis (presente nella pellicola), dimostra di possedere discrete doti narrative, una fervida fantasia realizzativa, ma anche una buona furbizia produttiva.

Rifacendosi al Jarmusch di Coffe and cigarettes e al Tarantino di Pulp fiction (ma senza le parti piu’ violente, anzi con un romanticismo di fondo che solo un francese puo’ utilizzare), Benchetrit crea un divertente pastiche in bianco e nero, in cui la storia d’amore incipiente fra un ladruncolo da strapazzo e un’avvenente cameriera fa da sfondo al rendez-vous nostalgico di cinque vecchi amici, all’incontro-scontro fra due cantanti di successo (Alain Bashung e Arno, che recitano loro stessi) e al tentativo di due poveracci di rapire la figlie di un ricco industriale.

Fra reminiscenze noir e scoppi improvvisi di ilarità, l’opera sta in piedi soprattutto grazie al lavoro degli attori (da sottolineare un superbo Edouard Baer, e la capacità della Mouglalis di calarsi per la prima volta nei panni della commedia), e si fa apprezzare nonostante i salti “telefonati” nel montaggio e una mancanza di ritmo atipica, visto il genere di film.

Fosse stato fatto quindici anni fa, avremmo gridato al miracolo; ora, invece, sembra il tentativo pauperistico di inserirsi in un filone già sfruttato. Onesto nelle intenzioni, comunque godibile, ma decisamente poco originale.

In collaborazione con www.nouvellevague.eu