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Suso Cecchi D'Amico: modelli di sceneggiatura

Spesso si sente parlare di differenze tra sceneggiature europee e sceneggiature americane

Spesso si sente parlare di differenze tra sceneggiature europee e sceneggiature americane: le prime sarebbero “character oriented” (cioè costruite in modo da privilegiare la rivelazione del personaggio), le seconde “plot oriented” (curando principalmente l’intreccio, il “plot”, narrativo). Cosa pensa di queste definizioni ? E soprattutto sarebbe possibile, secondo lei, teorizzare un “modello” di sceneggiatura europeo o italiano, così come gli americani hanno fatto per le loro sceneggiature (penso alle regole che insegnano nei loro manuali e al famoso “three act model”)?

Un modello l’abbiamo in effetti raggiunto: quello dell’impaginazione. Fino a qualche anno fa in Italia la sceneggiatura veniva scritta su due colonne: nella colonna a sinistra si scrivevano le didascalie, in quella a destra i dialoghi. L’impaginazione francese incolonnava a destra i dialoghi, ma teneva a piena pagina le didascalie. Oggi, secondo l’uso degli americani, il rigo della didascalia copre l’intera pagina, mentre il dialogo si riserva uno spazio ben isolato al centro della pagina. Comunque non credo che le sceneggiature americane siano “plot oriented” e le europee “character oriented”. Il cinema americano è soprattutto un “cinema d’azione” . Quello europeo è infinitamente più “intimista”. E’ possibile che questa diversità dei generi abbia portato ad attribuire anche alla sceneggiatura delle diversità nel modo di scrivere e di descrivere.

Vorrei ricordare che la cinematografia è una delle più importanti industrie dell’America. E’ logico quindi che si sviluppi su larga scala un insegnamento che mira all’efficienza di un prodotto che é al novanta per cento un prodotto industriale. In Europa la situazione è diversa e mi sembra possibile ma inutile ipotizzare un modello per un prodotto che è un’eccezione. E’ curioso che nei manuali americani sia tornato di voga il ” three act model”, che era alla base delle commedie americane degli anni trenta sceneggiate da Ben Hecht. Tutto il teatro borghese dell’ottocento e ìnizio novecento era in tre atti. E alla tecnica teatrale si ispira il cinema. Un saggio della Mc Pherson all’inizio degli anni quaranta studia per il film l’arco narrativo in tre tempi da rispettare anche in ogni singola scena.

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