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Berlinale: ottavo giorno

Si arriva all’ ottavo giorno della Berlinale con la netta impressione che i giochi per il concorso siano già fatti. Articolo di Marco Cavalleri

Si arriva all’ ottavo giorno della Berlinale con la netta impressione che i giochi per il concorso siano già fatti, e allora l’incauto recensore si permette per una volta una giornata per cosí dire trasversale dal punto di vista delle sezioni ma unica dal punto di vista dei contenuti. E si dedica – sono scelte – a tre pellicole aventi per oggetto la storia recente. Con risultati decisamente altalenanti.

Partiamo, seguendo un puro ordine cronologico di visione, da Feuerherz, pellicola che segna il debutto in una pellicola di fiction di quel Luigi Falorni che sfioro’ l’Oscar con La storia del cammello che piange. Se non altro per questo ovvio che ci fosse una certa attesa: e anche la speranza che il risultato si ripetesse. Purtroppo siamo molto lontani dalla riuscita del titolo precedente. Nel raccontare la storia vera di Awet, bambina eritrea abbandonata dal padre e costretta suo malgrado a diventare soldato in un conflitto assurdo tra fazioni separatiste, il regista cade infatti in tutte le trappole relative a un tema consimile. E quindi retorica a fiumi.

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