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Hot Truck

Il messicano Sergio Vejar strizza l’occhio al cinema americano, ma non ne ha né i mezzi né la capacità. Recensione di Michele Andromeda

Hot Truck

di Sergio Vejar

Con Julio Aleman, Rosenda Bernal, Sergio Goyri, Roberto Guinar - musiche Susy Rodriguez ; prodotto da Roberto Rodriguez - Messico 1983, 90’

Peter è un camionista che lavora con il suo amico Marius. Insieme trasportano frutta dal confine messicano al Guatemala, ma Marius ha pesanti debiti di gioco ed è ricattato dalla mafia, che lo costringe a trasportare un carico di droga nascosto tra la frutta. La polizia viene a conoscenza della cosa e ferma per un controllo il camion. Marius viene ucciso e Peter, seriamente ferito, riesce a fuggire. Peter, completamente innocente, si trova ricercato dalla polizia e con la mafia alle costole. Sia l’una che l’altra vogliono recuperare il carico di droga, convinti che Peter lo abbia rubato. Così il malcapitato autista si trova inconsapevolmente coinvolto in uno dei più sporchi traffici illegali e lotta strenuamente non solo per la sua onorabilità, ma anche per la vita.

Il messicano Sergio Vejar strizza l’occhio al cinema americano, ma non ne ha né i mezzi né la capacità: la regia è povera e sciatta, gli attori appena sufficienti, la fotografia inesistente e la sceneggiatura priva di qualsiasi guizzo.

Un film d’azione dovrebbe per lo meno essere divertente, coinvolgente, se non proprio originale; ma “Hot Truck”, oltre che banale, è un film estremamente noioso, in cui ogni azione è telefonata e quindi prevedibile, e si arriva alla fine solo per sfinimento, non certo per sapere come andrà a finire per Peter.

Con tante opere straordinarie che non vedono mai la luce in Italia, non si capisce perché i distributori investano in produzioni insensate come questa.

Michele Andromeda