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LOCARNO 2008 - L’INIZIO

C’e’ qualcosa di rassicurante nell’organizzazione del Festival di Locarno... Articolo di Davide Verazzani

C’e’ qualcosa di rassicurante nell’organizzazione del Festival di Locarno.
Un insieme di elementi che tranquillizzano gli aficionados del festival, ma che possono portare pace anche al novizio.
Stanno nella disposizione dei luoghi festivalieri, tutti vicinissimi l’uno all’altro, ben fruibili e, soprattutto, mai del tutto affollati. Il che non significa che il Festival sia un flop di presenze, tutt’altro: e’, invece, come se una magica e misteriosa mano equilibratrice disponga le persone in modo tale che si incrocino di continuo senza mai scontrarsi. E’ normale quindi salutare vecchi e nuovi amici piu’ volte durante il giorno, mentre si disperdono le possibilita’ delle infernali code che invece deturpano altre manifestazioni simili, in primis Venezia.

Perfino le architetture dei luoghi sembrano piu’ a misura d’uomo: la stampa e’ accolta, per le proiezioni, nell’imbolsita eleganza del teatro Kursaal, dentro il Casino’, mentre il pubblico finisce col riempire la fantastica Piazza Grande (che ospita lo schermo all’aperto piu’ grande d’Europa) o l’austera maestosita’ del Fevi, una palestra d’inverno un palazzo del cinema d’estate. Niente a che vedere con sale, ancorche’ immense, dentro a pseudo-centri commerciali, o con tendoni traballanti e scomodi o prefabbricati destinati a miglior sorte.
Tutto rimane uguale a se stesso, qui a Locarno. Perfino il negozietto di souvenir, che vende penne, magliette e ogni bendiddio di gadget contrassegnati dalle chiazze leopardate. Tornare a distanza di un anno e’ come rivedere un vecchio amico miracolosamente ibernato e tolto dal ghiaccio per l’occasione, che ti sorride e ti invita a ballare con lui.
Perche’, e questa e’ la magia, non si creda di trovarsi dinanzi ad un pacioso, e tipicamente elvetico, ritrovo per vecchie glorie o amatori. Il Festival di Locarno e’, da sempre ma soprattutto in questi ultimi anni, una fucina di idee e di anticipazioni: un luogo dove le avanguardie trovano facilmente cittadinanza, dove alle cinematografie meno note viene fornito un palcoscenico di tutto rispetto, dove perfino i “blockbuster” devono passarele forche caudine di una rigirosa analisi qualitativa. Certo, non vorremmo far credere di essere in un Paese di Bengodi: anche a Locarno si assiste a film di dubbia riuscita, a volte perfino pessimi, e ci e’ capitato di essere in totale disaccordo non solo con i selezionatori ma anche con le giurie che distribuivano i premi finali. Ma, nella maggior parte dei casi, anche di fronte alle pellicole piu’ deboli o malriuscite (segnatamente, quelle presenti nelle sezioni competitive) si viene costretti a tributare loro l’onore delle armi per il coraggio della loro proposta o per l’ardire della recitazione o per alcune scelte di regia. Non sempre, per carita’, ma piu’ spesso che altrove. Anche perche’ , q uesto e’ un ulteriore pregio del Festival, a Locarno manca qualsiasi tipo di prosopopea ed arroganza: le 61 candeline, spente quest’anno, inducono al basso profilo della saggezza senile, se non bastasse la tipica riservatezza elvetica.
Qui, insomma, avvengono ogni inizio agosto delle gran belle cose. Noi ve le racconteremo giorno per giorno, con la schiettezza e l’indipendenza di giudizio che, credo, ci contraddistingue. Per trasmettere a chi ci legge il nostro piacere di essere qui, dove il cinema ha una delle sue case piu’ vere.

Davide Verazzani