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LOCARNO 2008 - 14 AGOSTO - LA MUSICA E’ FINITA

La pioggia battente che ha divorato la Piazza stamane porta via i ricordi di un’ennesima avventura festivaliera... Articolo di Davide Verazzani

Ecco, la musica e’ finita. Gli amici se ne vanno. Ma nulla e’ stato inutile, per fortuna. La pioggia battente che ha divorato la Piazza stamane porta via i ricordi di un’ennesima avventura festivaliera. Domani, a dire il vero, ci sono ancora proiezioni, ma le ultime cartucce si puo’ ben dire siano state sparate oggi.
Una, che potrebbe perfino essere decisiva, l’ha mandata al bersaglio l’esordiente fiorentino Federico Bondi, presente in concorso con Mar Nero.

La vicenda, fortemente autobiografica, narra di un’anziana vedova fiorentina cui il figlio, che lavora a Trieste, trova una nuova badante rumena dopo il licenziamento della precedente. La donna, malandata in salute e bisbetica e irosa di carattere, fa di tutto per rendere impossibile la convivenza, ma piano piano soccombe alla dolcezza di Angela, tanto da diventarne la confidente e segUirla in un viaggio di ritorno in Romania, alle foci del Danubio, alla ricerca del marito che da giorni non risponde piu’ al telefono e sembra scomparso nel nulla. I toni scelti dal regista, delicati e sommessi, e la scrittura decisamente sottotraccia e spontanea ma non per questo inefficace, anzi, fanno dimenticare la sostanziale tradizionalita’ dell’impianto e una certa dose di retorica nell’ambientazione a cavallo dell’ingresso della Romania nella Comunita’ Europea. Sbattendo in faccia la macchina da presa alle due splendide interpreti (una straordinaria Ilaria Occhini, che sa emozionare con uno sguardo e regala i suoi guizzi teatrali con precisione certosina, e l’esordiente, almeno in Italia, Dorotheea Petre, dal viso da Madonna e la dolcezza di un angelo), Bondi costruisce un universo chiuso con piani sequenza insistiti, si concede divagazioni poetiche nella parte rumena del film e inserisce elementi metafisici (un rasoio che all’improvviso si mette a funzionare, il cammino di un uomo solo nella notte) con leggerezza e senza la pomposita’ autoriale cui spesso siamo abituati dagli esordienti. Un premio, qualsiasi esso sia, e’ il minimo per questa nuova ottima prova del cinema italiano, all’inizio di una stagione che deve confermare le splendide realta’ messe in campo nell’anno appena terminato.
Lo stesso non si puo’ dire del documentario Napoli Piazza Municipio, di Bruno Oiviero, in concorso nei Cineasti del Presente. L’idea crediamo fosse il mostrare la multiformita’ di un luogo simbolo della citta’ partenopea, delimitato da un lato dalla sede del Comune dall’altro dall’approdo delle grandi navi da crociera o mercantili. Il risultato e’ un guazzabuglio che non e’ emblematico, pur nella sua varieta’ di proposte, visto anche l’arco temporale molto esteso (circa 6 mesi) in cui e’ stato girato (a questo punto, infatti, si sarebbe potuto fare lo stesso in Piazza S.Marco, o in Piazza del Duomo a Milano, o perfino in Piazza Grande a Locarno in periodo non di Festival); e’ finto pur non essendo un mockumentary, perche’ alcune pose sono piu’ vere del vero e sembrano essere state rifatte in maniera posticcia per l’occasione; e’ irritante, anche, socialmente, poiche’ non si capisce il senso di mettere in fila l’arrivo di una nave piena di immigrati con gli scavi archeologici che testimoniano il passato di grande citta’ portuale (ma va’? ci giunge nuova, questa…), con balli di pessimo gusto in un bar sordido ai lati della piazza, con, infine, i festeggiamenti per il Capodanno fra i vigili di presidio. Se questo e’ multiculturalismo, siamo fritti. Un’operazione da dimenticare in fretta.
Nel congedarci da Locarno, ricordiamo anche almeno uno dei titoli non segnalati nel corso di queste giornate, ma che ci dicono essere in fortissimo odore di vittoria. Si tratta del russo Yuriev Den (Yuri’s day), viaggio tarkovskijano di una cantante lirica alla ricerca delle proprie radici che si tramuta, dpoo la scomparsa del figlio, in un peregrinare metafisico alla riscoperta dell’altro da se’ e dei figli derelitti di una trasformazione sociale che porta solo miseria e degrado. Interpretato ottimamente da Xsenia Rappoport, sempre piu’ “italiana” dopo la performance de La sconosciuta, il film offre paesaggi raggelati e un senso di spettrale assenza e perdita di senso, in un vortice di infinitudine che sembra essere l’unica speranza di redenzione in un mondo malato.
Il palmares verra’ reso noto fra due giorni. Noi tifiamo per l’italiano Mar Nero, e non solo per ragioni di campanilismo, e per il messicano Parque via, il peruviano Dioses e il turco-tedesco The market. Come attrici, la Rappoport e Ilaria Occhini non dovrebbero avere rivali, mentre saremmo davvero felici se il premio come miglior attore andasse al messicano Nolberto Coria. Pronti ad essere smentiti dalla Giuria, naturalmente. E a dire nuovamente la nostra nell’agosto del 2009. Insciallah, ovviamente.

Davide Verazzani