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Biùtiful cauntri

In una supposta era dell’informazione in cui le notizie scomode sono tenute nascoste o vengono depotenziate nei talk show, testimonianze del genere servono. Che poi il lavoro risulti prodotto dalla Norvegia vorrà pur dire qualcosa. Recensione di Marco Cavalleri

Biùtiful cauntri
di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Peppe Ruggiero

Genere Documentario, colore 83 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione Lumiere & Co

Campania felix, dicevano ieri i latini incantati dalla bellezza del paesaggio e dalla salubrità del clima. Campania felix, oggi. 1200 discariche abusive e poche discariche “a norma” dove si creano autentici laghi di percolato nonostante la supponenza dell’allora commissario straordinario Guido Bertolaso, di lì a mpoco dimesso. Ne seguiranno altri tre, l’ultimo – De Gennaro – il cui mandato scade tra neanche due mesi. Intanto – è cronaca dell’oggi – Napoli è invasa dai rifiuti e la mozzarella di bufala viene interdetta in Estremo Oriente. Ma già prima le pecore morivano e la diossina raggiungeva livelli fino a 100.000 volte superiori ai limiti di legge. Tra agricoltori costretti a portarsi l’acqua da casa per annaffiare le piante, pastori impotenti e magistrati che denunciano una prossima ventura Chernobyl campana, un educatore ambientale denuncia inutilmente quanto sta accadendo. E intanto, a 25 (!) chilometri dal capoluogo, suolo e animali muoiono mentre la cosiddetta emergenza ambientale prosegue dal ‘94…

Biutiful cauntri , documentario frutto della collaborazione di Esmeralda Calabria,Andrea d’ ambosio e Peppe Ruggiero, esce in 20 copie su tutto il territorio italiano. Dato apparentemente curioso, in un paese che poi dedica alle trasmissioni sull’emergenza campana ascolti da record. Ma forse nemmeno tanto strano, a ben pensarci: la televisione si subisce, al cinema bisogna decidere di andare. E magari si ha voglia di distrarsi più che di pensare. Ci sta. Ma, se siete in condizione di farlo senza fatiche improbe, il film andrebbe visto e meditato. Non perché si sia di fronte a un capolavoro, tutt’altro: i difetti – una certa enfasi declamatoria, una costruzione tutta orientata a scagionare i residenti colpevolizzando le autorità e i potentati economici come se necessariamente, inevitabilmente verrebbe da dire, le cose non si intrecciassero – sono probabilmente maggiori dei pregi insiti nella denuncia. Ma intanto si assiste a quanto succede nell’hic et nunc senza troppe sovrastrutture ideologiche, con qualche spunto agghiacciante che spiega meglio di ogni possibile show di Santoro o puntata di Ballarò quanto sta veramente succedendo in Campania. Denunciando che la supposta “emergenza” è ormai stato naturale delle cose, con poche voci che si levano impotenti contro un malcostume che vede intrecciarsi Nord e Sud, imprese quotate in borsa (l’incredibile caso della Impregilo, che vinse la gara per la costruzione del termo-valorizzatore di Acerra non per meriti progettuali ma semplicemente per aver presentato il progetto di gran lunga meno costoso - il peso dei costi nella gara di appalto ammontava a 2/3 contro il misero 1/3 riservato alla concreta fattibilità - coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti) e criminalità locale. E dove a subire le conseguenze è una popolazione che se non denuncia è neghittiosa e se lo fa è inutilmente protestataria e si pone sotto il tiro della caqmorra. Non sarà un pugno nello stomaco, come ha detto qualche entusiasta: ma certo dà da pensare, al di fuori dell’informazione ufficiale. E non sarà cinema, come ha detto qualche detrattore bipartisan pensando alle prossime elezioni. Probabilmente, da un punto di vista strettamente linguistico, con ragione, ché siamo di fronte semmai a un lavoro concepito come un reportage televisivo. Ma, in una supposta era dell’informazione in cui le notizie scomode sono tenute nascoste o vengono depotenziate nei talk show, testimonianze del genere servono. Che poi il lavoro risulti prodotto dalla Norvegia vorrà pur dire qualcosa: e quel che dice non è bello. Da vedere.

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