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Certamente, forse

Una commedia brillante, ben scritta, che oltre alle difficoltà e all’imponderabilità dei rapporti di coppia, racconta anche un decennio della vita politica americana, dal 1992 al 2002. Recensione di Valeria Colasanti

Certamente, forse

di Adam Brooks

(Definitely, Maybe) Con Ryan Reynolds, Isla Fisher, Rachel Weisz, Derek Luke, Elizabeth Banks, Abigail Breslin. Genere Commedia, colore 112 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna, Francia 2008. - Distribuzione Universal Pictures

Il 46 percento dei matrimoni celebrati negli USA, ogni anno, si conclude con un atto di divorzio. A non far parte della percentuale dei “felici e contenti” è anche Will Hayes, ex consulente politico ora approdato alla pubblicità. Ma come è giunto a far parte di questa infelice percentuale non gli è molto chiaro. A rinfrescargli la memoria ci pensa la piccola Maya, sua figlia, che vuole sapere a tutti i costi come si sono conosciuti e innamorati i suoi genitori, nella speranza di far rinascere la vecchia scintilla. Will accetta, ma non le racconterà soltanto quella storia, bensì le tre relazioni sentimentali più importanti della sua vita, senza rivelare a Maya quale delle tre donne sia sua madre; dovrà scoprirlo da sola.

Inizia così un viaggio a ritroso nella vita di Will, giovane dalle grandi aspirazioni politiche, che lascia il college e si trasferisce a New York per lavorare alla campagna presidenziale di Bill Clinton. Da quel momento si snodano e si intrecciano le sue tre storie d’amore; con la ragazza della porta accanto Emily, la cerebrale e disinvolta giornalista Summer, e l’apolitica e fragile April.
Ovviamente i nomi usati da Will sono fittizi, per non svelare a Maya l’identità della madre. Tutti tranne uno, che alla fine del racconto si rivelerà essere il vero amore di Hayes, ma non nel passato, bensì nel presente. Perché non è mai troppo tardi per un happy end… forse!
Adam Brooks, regista e sceneggiatore di Definitely, maybe, già noto per film come French kiss e Che pasticcio Bridget Jones!, firma una commedia brillante, ben scritta, che oltre alle difficoltà e all’imponderabilità dei rapporti di coppia, racconta anche un decennio della vita politica americana, dal 1992 al 2002. Dall’ascesa di Bill Clinton, fino al celebre scandalo sessuale che gli è valso l’impeachment.
Brooks delinea il ritratto di un’America giovane, sognante e idealista, ben presto delusa dai suoi rappresentanti politici. In un mix di sentimenti buoni, ma non troppo, il regista dà prova di grande mestiere dietro la macchina da presa, ma non brilla per originalità visiva. Buoni attori e un buono script non garantiscono il risultato di essere ricordati, nel mare magno di commedie più o meno riuscite sul tema dell’amore in formato famiglia. Gli stessi attori Ryan Reynolds; Isla Fisher; Elizabeth Banks, sembrano gli specchi un’America già passata, lontana, deludente, ancora capace di scandalizzarsi per questioni di sesso, sebbene Rachel Weisz sia quest’anno protagonista anche dell’atteso film di Wong Kar – wai Un bacio romantico. Brooks non ha raccolto il testimone di Jonathan Dayton e Valerie Faris, coniugi registi di Little Miss Sunshine, non avendo il coraggio di spogliarsi della visione “politically correct” tipica USA e la tendenza da blockbuster di patinare le pellicole, come se una realtà più ruvida facesse troppa paura. La piccola Abigail Breslin ci regala dei sorrisi e il rimpianto per una commedia che avrebbe potuto osare di più.

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