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Tutti i numeri del sesso

Un godibile divertimento arricchito da una sana vena di misoginia che in alcuni passaggi consente vere e proprie sghignazzate a scena aperta. Recensione di Tullio Di Francesco

Tutti i numeri del sesso

di Daniel Waters

(Sex and Death 101) Con Simon Baker, Winona Ryder, Leslie Bibb, Mindy Cohn, Robert Wisdom, Patton Oswalt, Tanc Sade, Julie Bowen, Neil Flynn, Dash Mihok. Genere Commedia, colore 151 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Moviemax

Roderick Blank è quello che potremmo considerare un uomo arrivato e soddisfatto di sé: di bell’aspetto, ricopre un ruolo di responsabilità in un’azienda alimentare e, dopo aver a lungo saltato la cavallina, è ora in procinto di sposarsi. Ma il destino, nelle vesti di un metafisico (?!) computer che sembra impazzire e inviare miriadi di e-mail senza un senso apparente, ci mette lo zampino: Roderick riceve un messaggio in cui sono elencati i nomi delle 101 donne con le quali è destinato a fare sesso nel corso della sua vita. Accertato che non si tratta di uno scherzo – la prima parte della lista corrisponde fedelmente alle sue scappatelle passate –, per il giovane si prospetta ora un futuro invidiabile: vivere una nuova carriera di moderno Casanova senza il classico, lancinante dilemma da sfigato, “ci starà o non ci starà?” Contemporaneamente, però, in città agisce una misteriosa e imprendibile femme fatale che, con sistematicità da serial killer, elimina quei maschi che non sembrano dimostrare un grande rispetto per l’altro sesso. Quando Roderick realizza che il nome dell’assassina è l’ultimo della lista, la sua maratona godereccia si trasforma in un immane tentativo di porre un punto fermo all’ineluttabilità degli eventi. Quanto concretamente ci riesca oppure no, è uno degli aspetti più divertenti della commedia…

“Sex and Death 101”, titolo originale della commedia di Daniel Waters, sembra fare il verso a “Love and Death in the American Novel”, Amore e morte nel romanzo americano di Leslie Fiedler (Longanesi), saggio ancora imprescindibile per comprendere come vengono visti/vissuti/rappresentati il sesso e la sessualità nella cultura americana che, ancora fortemente protestante e perbenista all’alba del ventunesimo secolo, alla fin fine li ritiene tuttora mezzi di perdizione e dannazione. Waters sembra averne fatto il suo cavallo di battaglia, visto che già il suo debutto cinematografico, Happy Campers, era una commedia vietata ai minori e premiata al Sundance Film Festival del 2000. Destino quanto mai bizzarro per uno che, prima di passare dietro alla macchina da presa, scriveva sceneggiature come Schegge di follia, Hudson Hawk, Batman – Il ritorno e Demolition Man. In ogni caso va detto che Tutti i numeri del sesso è un godibile divertimento arricchito da una sana vena di misoginia – peccato imperdonabilmente “uncorrect” per il perbenismo di cui dicevamo prima –, che offre il destro per poter adocchiare un’invidiabile sfilata di belle donne sullo schermo, e che in alcuni passaggi consente vere e proprie sghignazzate a scena aperta. Non ci risulta che qualcuno si spertichi ad applaudire il nome di Waters, eppure la sua verve ci è sembrata di gran lunga superiore di personalità ben più strombazzate della nuova commedia americana, come quella – giusto per fare un esempio – di Judd Apatow.

Simon Baker, che amiamo ricordare per essere stato il protagonista di La terra dei morti viventi di Romero, ha la giusta ribalderia per farci simpatizzare con l’odioso personaggio del seduttore qualunquista (blank, in inglese, richiama un’idea di vuoto, di mancanza). Semmai in caschetto nero alla Louise Brooks che interpreta la femme fatale, Winona Ryder – pronta al rilancio dopo la sbandata che ha subito la sua carriera – è proprio l’unico personaggio posticcio del film. Che comunque non è privo di pecche: a partire dalla sottotrama metafisica confusa e francamente inutile (un accodarsi al filone che fa capo a Una settimana da Dio?), fino ad arrivare ad un lieto fine consolatorio che rappresenta una resa a quel puritanesimo tanto canzonato, ma che regge pur sempre le borse dell’industria cinematografica statunitense. Un’occasione andata persa di sfornare quella che poteva essere una delle commedie “indipendenti” più riuscite della stagione, ma che comunque non farà rimpiangere il costo del biglietto… e, nonostante tutto, siamo pronti a scommettere che piacerà pure a mogli e fidanzate.