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Grande, grosso e Verdone

I fan sicuramente apprezzeranno, anche se è facile prevedere una certa delusione nel confronto con precedenti così divertenti. Il film infatti non si può definire riuscito a causa di tempi comici troppo blandi e di una eccessiva dose di tristezza di fondo. Recensione di Sara Sagrati

Grande, grosso e Verdone
di Carlo Verdone

Con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Emanuele Propizio, Andrea Miglio Risi, Martina Pinto, Clizia Fornasier, Vincenzo Fiorillo, Alessandro Di Fede, Stefano Natale, Anna Maria Torniai, Roberto Farnesi, Marco Minetti. Genere Commedia, colore 131 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione Filmauro

Carlo Verdone su richiesta dei fan e con il sostegno di Luigi De Laurentis ritorna ai personaggi. Grande, Grosso e Verdone è un film che comprende tre episodi autoconclusivi dove Verdone impersona tre uomini: Leo, lo scout cattolico a cui muore la madre, Callisto, il professore universitario erotomane e dittatorio, e Moreno il coatto arricchito. Tre nuovi personaggi che in realtà sono gli stessi di Viaggi di Nozze, “cresciuti” e riattualizzati. Ognuno di loro è ora sposato, o vedovo, e ha a che fare con i figli, il proprio lavoro e la resistenza in una società difficile da comprendere che ad ogni episodio si mostra in una nuova veste: funesta e capricciosa con Leo, clientelare e feroce per il figlio di Callisto, volgare e ipocrita per Morenzo e Enza (gli Ivano e Jessica di Viaggi di Nozze).

La nuova fatica di Carlo Verdone vorrebbe tornare alle origini della sua comicità, riproponendo la formula di successi quali Bianco, Rosso e Verdone, Un Sacco Bello e Viaggi di Nozze. Nasce così Grande, Grosso e Verdone con la volontà di essere una sorta di sequel morale di Viaggi di Nozze. I tre protagonisti infatti non sono altro che Giovannino, Furio e Ivano, anche se con nomi diversi, ma con gli stessi pigli, gli stessi tic, gli stessi atteggiamenti nei confronti della società.
I fan sicuramente apprezzeranno, anche se è facile prevedere una certa delusione nel confronto con precedenti così divertenti. Il film infatti non si può definire riuscito a causa di tempi comici troppo blandi e di una eccessiva dose di tristezza di fondo.
Grande, Grosso e Verdone è scritto con troppa rassegnazione per una società che non piace. Una commedia, dovrebbe mostrare il re nudo davanti ad una folla festante, e invece qui vengono mostrati i vestiti a terra, il corpo nudo del re, ma non lo sberleffo, non la sfilata tra la gente che si sganascia.
Il candido Leo, devoto a Dio, alla moglie Tecla, ai suoi due figli e al corpo dei boy scout, 12 anni fa sarebbe stato il preferito di Verdone. Carino e buono non fa altro che cacciarsi nei guai. Era lui il protagonista della morale di Viaggi di Nozze. Qui, invece, è relegato a mero momento divertente. Il problema è che il ritmo è fiacco, le battute non hanno i tempi giusti e spesso sembrano vecchie e scontate.
Adesso il vero preferito dell’autore è Moreno, coatto arricchito che nel grande albergo elegante non fa altro che dare laute mance a tutti mettendosi involontariamente in mostra e alla berlina. Lui e la moglie Enza (una Claudia Gerini in gran forma) sono l’emblema dell’italiano medio che guarda i reality, le trasmissioni sportive e non sa comunicare con i propri figli. Questo è l’episodio più riuscito, anche se sembra tutto già visto, moralistico e fuori tempo massimo.
Molto didascalico e profondamente triste è l’episodio con il professor Callisto Cagnato, emblema di un Italia nepotista e volgare che fa dello scambio di favori tra persone potenti il vero fulcro della nostra società. Fastidioso, odioso, e purtroppo mai comico, ha il “pregio” di farci vedere ciò che già sappiamo sulla nostra classe dirigente.
Grande, Grosso e Verdone è un film crepuscolare, triste e amareggiato su un’Italia che Verdone non riconosce più. Spettori avvisati, qui non c’è niente da ridere.