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Dioses

Il ritratto di una societa’ decadente e corrotta nei sentimenti e nei valori, piu’ ancora che nel denaro. Recensione di Davide Verazzani

Dioses
di Josué Méndez

Con Maricielo Effio, Sergio Gjurinovic, Anahí de Cardenas, Edgar Saba. Genere Drammatico, 91 minuti. - Produzione Perù, Francia, Germania 2008.

La liberta’ di amare, di vivere, di scegliere si ritrova in Dioses, film peruviano (con coproduzione argentina) diretto da Josue’ Mendez, al suo secondo lungometraggio. La narrazione segue Diego e Andrea, fratello e sorella, rampolli di un industriale dell’acciaio anaffettivo e autoritario. I due giovani si annoiano tra il lusso della loro casa con servitu’ e i locali alla moda di Lima, ma se Andrea ha gia’ trovato una sua indipendenza con il lavoro di modella, Diego (segretamente, ma non troppo, innamorato della sorella) e’ attanagliato dall’ignavia e dai sensi di colpa.

Il ritratto di una societa’ decadente e corrotta nei sentimenti e nei valori, piu’ ancora che nel denaro, e’ spietato pur senza essere troppo crudele o retorico: il rischio di una caduta nella didascalia bella e buona c’è ad ogni scena, ma il regista sa tenere in mano l’impasto con piglio sicuro, concedendosi trovate registiche molto interessanti (un carrello laterale in fabbrica in cui si sovrappongono padre e figlio, movimenti di macchina leggeri e maestosi, un sottofinale con un lungo piano sequenza omnicomprensivo e di ottimo ritmo) e sostenendo i temi con una sceneggiatura praticamente perfetta e con interpreti adatti alla bisogna (soprattutto Anahi de Cardenas, nei panni della giovane Andrea).

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