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The Eternity Man

Un attentato alla pazienza dello spettatore, con lunghe scene in cui il protagonista vaga di notte per le vie di Sidney. Recensione di Davide Verazzani

The Eternity Man
di Julien Temple

Con Grant Doyle, Christa Hughes, Lara Mulcahy, Lucy Maunder, Katrina Retallick, Naomi Johns. Genere Drammatico, 63 minuti. - Produzione Australia 2008.

Se liberta’ vuol dire anche anarchia, e’ anche vero che, voltairianamente, la liberta’ di ognuno finisce dove inizia quella dell’altro. L’opera lirica scritta da Dorothy Porter (gia’ autrice, tempo fa, di un antiquato e ridondante poema in versi) con le musiche di Jonathan Mills, che narra della vera storia di Arthur Stace, veterano australiano della Prima Guerra Mondiale che, dedito all’alcoolismo, vagava per le strade di Sidney scrivendo ovunque la parola “eternità” senza mai essere scoperto per quasi 40 anni, e’ di per se’ opulenta e difficilmente digeribile; portata sullo schermo, puo’ sbalordire solo per la gamma cromatica con cui Temple, ex videoclipparo della prima ora, colora le varie scene, soprattutto quelle iniziali circensi e quelle finali dell’alba sulle scogliere.

Per il resto, si tratta di un attentato alla pazienza dello spettatore, con lunghe scene in cui il protagonista vaga di notte per le vie di Sidney, una musica eccessiva e monocorde e un canto recitativo in cui si fa fatica a distinguere le note.