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Il papà di Giovanna secondo Bandirali e Terrone

Il film, come spesso accade nel cinema italiano, è insieme esile e sovraccarico. Articolo di Luca Bandirali e Enrico Terrone

Negli anni del fascismo, un professore di liceo si prende cura della propria figlia psicolabile, che si è resa colpevole di omicidio, per cercare di darle un’esistenza con un minimo di felicità. Il film parte come un giallo di provincia e si chiude con un’allucinazione sentimentale: in mezzo, una rappresentazione della seconda guerra mondiale in linea con il revisionismo svaccato dei libri di Pansa e della fiction di Stato, da Sanguepazzo al Sangue dei vinti. La più solida intelaiatura del film è infatti quella ideologica, incarnata da personaggi come il fascista buono, anzi buonissimo (Ezio Greggio, che muore su un tram in corsa come Tom Cruise sulla metro in Collateral) e i partigiani cattivi, come si evince da una scena di fucilazione che è un calco da Il processo di Verona di Lizzani, con la sottile differenza che in quel film i fucilatori erano i nazisti mentre qui sono i partigiani.

 

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