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Guida a RENNES-LE-CHATEAU

Frutto di un lungo lavoro di indagine documentale, la guida si pone l'obiettivo di fornire riferimenti precisi ed approfonditi alle vicende storiche di Rennes-le-Château. 78 capitoli corredati da fotografie, planimetrie e grafici percorrono la storia del paese dall'antichità fino al 1906.

Gli studi su Rennes-le-Château si aprono generalmente con il racconto delle vicende nella loro versione più nota al vasto pubblico: l’arrivo in paese di un sacerdote stravagante verso la fine del XIX secolo, i lavori di restauro della parrocchiale durante i quali vengono alla luce pergamene cifrate, un viaggio a Parigi che cambia la vita del sacerdote, un’improvvisa ed inesauribile ricchezza investita in edifici e monumenti densi di simbologie eretiche, l’intervento di personaggi altolocati e di società segrete interessati a condividere la misteriosa scoperta del parroco. In quest’ottica, la data di partenza “ufficiale” è quasi sempre quella del 1885, anno d’insediamento in paese del nuovo parroco, Bérenger Saunière.

Come il regista di un film ambientato nella Scozia medievale è costretto a mettere il kilt ai suoi personaggi per aderire ad un inevitabile cliché, sebbene questo indumento non sia entrato nella cultura scozzese prima del XIX secolo, così ogni autore che intenda affrontare il tema di Rennes-le-Château è costretto a fornire delle vicende la versione che si è ormai imposta, sebbene sia anch’essa densa di anacronismi e falsità riconosciute.

L’intrinseca oscurità di molti degli eventi occorsi a Rennes consente una grande libertà agli studiosi improvvisati, che anche proponendo le più bizzarre ipotesi, non rischiano di trovare documenti di segno contrario in grado di inibire la loro immaginazione e ostacolare i meccanismi della loro logica narrativa; sarebbe quantomai adeguato alla situazione aprire quei lavori con una frase che John Huston scriveva a proposito dei suoi film: “Non so se i fatti sono accaduti come li ho raccontati, ma li ho raccontati come sarebbero dovuti accadere!”.

Il divario tra i fatti come sono accaduti e come sarebbero dovuti accadere secondo costoro è, nel caso di Rennes-le-Château, particolarmente ampio. Nonostante ciò, molti studi si fermano alla versione “romanzata” dei fatti, lasciando al lettore il compito di rispondere all’impressionante numero di domande che propongono; in questi lavori c’è spesso un tranello implicito: lo scenario presentato, infatti, non contiene gli elementi per “risolvere” il caso, e si ha l’impressione che la mole di interrogativi sollevati sia tanto più grande quanto più grande sia il desiderio dell’autore di alimentare a oltranza il gusto del mistero nei lettori.

Narrare le vicende di base nei toni su descritti è un dovere anche per il più scettico degli autori; costui può al limite riproporre, in capitoli successivi, la stessa storia, purgata dagli episodi chiaramente apocrifi, dalle voci infondate e dalle sfacciate falsità, “normalizzandola” con più o meno successo; si assiste, in questo caso, al progressivo e inesorabile “denudamento” della storia, che privata dei suoi topos principali, si rivela al lettore priva di “disegni” superiori e piuttosto guidata dal caso che non da precise linee d’azione.

Il primo approccio ricorda una costruzione drammaturgica dal tono ascendente che - senza mai arrivare al climax - frustra qualsiasi tentativo di risoluzione, pervenendo così ad una piatta monotonia; molti autori si illudono di violarla proponendo sempre nuovi particolari “anomali” che dovrebbero fungere da colpi di scena, ma che non consentono mai una risoluzione dell’intreccio, chiudendosi piuttosto in circoli viziosi da cui è impossibile uscire.

Il secondo, invece, riproduce il meccanismo di ascensione verso un climax che viene prontamente risolto, riportando il lettore con i piedi per terra e facendogli notare gli errori commessi nel ritenere veritiera la prima versione dei fatti.

Entrambi gli approcci veicolano una certa frustrazione: nel primo caso, per quanto si sforzi il lettore non riesce a riallacciare i fili delle vicende narrate, troppo ingarbugliate per consentire di fare un po’ d’ordine; nel secondo caso, il “castello” proposto si rivela presto senza fondamenta, e un approfondimento serio su base documentale lo rade in breve al suolo, non lasciando al lettore che un pugno di sabbia.

Sono convinto che esista un approccio alternativo, senza velleità drammaturgiche, che non è costituito da parti ascendenti o discendenti, ma che procede linearmente, con uno stile documentaristico, raccontando le vicende così come si ritiene siano accadute, senza i salti temporali cui sono costretti gli studi su citati e sulla base esclusiva di fonti documentali di cui ogni volta si specifica il livello di attendibilità.

Nell’analizzare cronologicamente i fatti, le tracce rimaste, i ricordi di chi c’era e le letture degli eventi che via via si sono imposte nel corso degli anni, si assiste al deposito di sempre nuovi strati su un preciso ed essenziale nucleo originario. Questo approccio mette in primo piano modi e tempi in cui l’attuale versione dei fatti è nata ed è stata coscientemente plasmata per esigenze narrative, politiche ed esoteriche.

Capovolgendo l’approccio tipico dei libri dedicati a Rennes-le-Château, in questa sede le vicende - dapprima scarne a causa dell’esiguo numero di documenti a disposizione - verranno via via arricchite man mano che entreranno in campo i suoi storici narratori “ufficiali”, diventandone così contemporaneamente co-protagonisti e co-narratori, fino a giungere alla versione delle vicende che ha raggiunto una delle eco più grandi nella storia della letteratura odierna: quella che fa da sfondo al romanzo di Dan Brown “Il Codice da Vinci”.

E poiché, a mio avviso, protagonista principale di queste pagine non è il parroco Bérenger Saunière ma la chiesa parrocchiale di Rennes-le-Château, è dal contesto storico che vide la nascita di quest’ultima che daremo avvio ad un racconto di tesori tra i più intriganti dei nostri tempi.(Entra)

Mariano Tomatis