Le facoltà scientifiche si svuotano, è allarme.

Suona il campanello d'allarme per la carenza di iscritti alle facoltà universitarie scientifiche, un fenomeno che sta interessando tutto il mondo occidentale con un picco registrato in Italia.

In un articolo di Anna Maria Sersale apparso sul Messaggero del 5 Settembre 2004, si denuncia uno straordinario fenomeno, le iscrizioni alle facoltà scientifiche, in particolar modo matematica e fisica scendono in picchiata, causando uno stato di allarme generale per le Università italiane.

E’ un fenomeno che sta coinvolgendo in senso più generale tutto il mondo occidentale, tuttavia in Italia si toccano i massimi livelli. Sul banco degli imputati i mass media, i quali pubblicizzando maggiormente i fallimenti scientifici e quais mai i veri successi, stanno causando una tendenza sociale a credere sempre meno alla scienza. Oltre a questi salta alla ribalta uno status sociale secondo il quale, forse non adeguatamente giustificiato, si ritiene che facoltà scientifiche, come ad esempio fisica e matematica offrano scarsi sbocchi sul mondo del lavoro. Oltre a ciò vi è un’allarmante tendenza forse più generalizzata ad indirizzare l’interesse per dell’opinione pubblica verso questioni esoteriche e scarsamente scientifiche. Nella stessa pagina del messaggero emerge l’analisi del pedagogista Benedetto Vertecchi, che offre un’analisi su uno stato di conoscenza dei giovani a dir poco allarmante, dove ormai l’immagine e le apparenza hanno sostituito in modo quasi totalitario la conoscenza più apprifondita a pieno vantaggio dell’approssimazione, e di nozioni “per sentito dire”.

Oltre a ciò c’è da sottolineare altri aspetti che sulla pagina del quotidiano non sono assolutamente apparsi ma chem eritano un sicuro interesse per la difficile situazione. I problemi illustrati sono più che convincenti correlandoli al problema, ma questione ancor più decisamente trascurata è lo status della scienza in generale, non solo riferita all’Italia. Benchè essa produca grandi fallimenti, tuttavia affiancata da grandi successi inequivocabili e a pieno vantaggio dell’umanità, la scienza moderna ha una carenza profonda quanto incompresa. Le responsabilità cadono sugli orizzonti scientifici intrapresi ad inizi 900′, proprio quando il mondo scientifico viveva i suoi anni più gloriosi.

La scienza si è direzionata, pur in modo occulto e non pienamente visibile ad una concezione meccanicistica del mondo e profondamente materialistica, ciò ha offerto alcuni vantaggi in senso empirico, ma tuttavia gran parte dei suoi fallimenti sono da attribuirsi proprio a tale concezione meccanicistica. La scienza moderna ha rifiutato l’acquisizione di tappe importanti della conoscenza, per non rivedere risultati già conseguiti ed inoltre la tendenza più sconcertante è il favorire un’infusione profonda tra industria, economia e scienza. Quest’infuso, può da una parte essere profondamente utile per creare una conformazione sociale lavorativa e applicativa in senso di utilità pubblica, ma d’altra parte sono esulati concetti profondi che potrebero rivoluzionare le nostre conoscenze, giacchè la natura non è meccanica, nella natura sono state scoperte nuove forme di energia, dimostrate scientificamente e ancora oggi rifiutate dalla scienza di elitè proprio per le implicazioni che comportano. La scienza non sa guardare alla sfera emozionale umana, tuttavia questa parte dell’Io è reale, esiste ed è nell’Universo così come le stelle e i pianeti compongono lo stesso. Il problema più profondo è che la scienza per direzione intrapresa non potrà mai guardare a questi orizzonti se non vi sarà una profonda rivoluzione interna.

Da ciò è bene guardare ai problemi illustrati dai rettori universitari ma è bene anche tener presente queste ulteriori implicazioni, è il nuovo umanesimo del millennio che necessita di rivedere e rivalutare in modo profondo tutte le conoscenze sino ad oggi considerate pilastri incrollabili, ma cui la stessa società forse in parte a buon ragione vede come castelli di sabbia, caste chiuse che rifiutano di dialogare con la gente, di vedere anche con semplicità ad un mondo e ad una natura costituità da tante variabili e con un’intelligenza implicita.Ne vale il nostro futuro.

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