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Le esperienze di pre-morte, alcuni aspetti del Paradiso dantesco

di Antonio Marcianò Queste poche righe vogliono essere un contributo ad un’esegesi di alcuni aspetti appartenenti al capolavoro dantesco, in un’ottica non convenzionale. Con la presente analisi, non intendo disconoscere né il genio creativo del poeta fiorentino né l’influsso delle fonti sulla composizione del poema sacro, ma suggerire un’ipotesi interpretativa suscettibile di eventuali approfondimenti e verifiche.

Preciso, che per non appesantire il discorso con frequenti citazioni tratte dal Paradiso, ho preferito introdurre nel testo solo quelle strettamente necessarie ad avvalorare il mio assunto, elencando in un’apposita appendice i passaggi che rivelano delle similitudini più o meno palesi con le circostanze inerenti alle esperienze di pre-morte.

La Commedia di Dante Alighieri è certamente un’opera di alta e complessa invenzione poetica, ma la narrazione del viaggio nel terzo regno, il Paradiso, sembra essere qualcosa di più. Sconcertanti, infatti, sono alcune affinità tra le situazioni descritte da Dante e quelle relative alle esperienze di pre-morte, così come sono delineate dalla letteratura riguardante le testimonianze di persone che sono tornate a vivere, dopo essere state dichiarate clinicamente decedute. [1]

Il viaggio verso l’oltremondo, secondo questa letteratura, consta di alcune tappe più o meno fisse: rumore, caduta in una galleria nera, senso di pace, ineffabilità dell’esperienza, abbandono del corpo fisico, assunzione da parte del morente di un corpo “spirituale”, incontro con entità disincarnate, visione dell’ “essere di luce”, film della vita, ritorno sulla terra. È possibile trovare un riscontro tra queste fasi e alcune tappe dell’itinerario dantesco nel Paradiso.

Ripercorriamo brevemente ciascun momento dell’iter verso l’aldilà.

1) Rumore- Il morente ode un rumore. I suoni percepiti risultano più o meno gradevoli, secondo i soggetti. In certi casi sono definiti terribili; in altri, all’opposto, armoniosi. Certuni raccontano di un progressivo addolcimento del suono percepito dapprincipio come fastidioso. Il poeta dice di essere stato affascinato da una musica prodotta dal moto rotatorio delle sfere celesti; egli la definisce “armonia”, sottolineandone così il melodioso accordo.[1] Non si trova, invece, alcun cenno ad una percezione acustica che possa essere, in qualche modo e inizialmente, cacofonica o addirittura molesta e spaventevole.

2) Attraversamento di una galleria buia- Il morente ha l’impressione di essere risucchiato a grande velocità in un lungo tunnel scuro. La descrizione della galleria non presenta paralleli nell’ultima cantica, ma ci riporta alla mente la “natural burella” malagevole e tenebrosa che collega il centro del pianeta, in cui è confitto Lucifero, alla superficie dell’emisfero australe.[2]

3) Senso di pace- I sopravvissuti riferiscono di una sensazione di quiete e di benessere mai provate durante l’esistenza terrena. A questa sensazione, già all’inizio della terza cantica, probabilmente allude il poeta fiorentino, quando afferma di aver oltrepassato la natura umana e di averne assunta una quasi divina. “Nel suo aspetto tal dentro mi fei, / qual si fe’ Glauco nel gustar dell’erba/ che’l fe’ consorte in mar delli altri dei.” [3]

4) Inesprimibilità- La consapevolezza che è difficilissimo, se non impossibile, comunicare a parole la gioia e la serenità suscitate dall’esperienza ricorre costantemente nei racconti dei redivivi. Nel Paradiso è un tema sottolineato spesso. Nel I canto leggiamo i seguenti versi: “…e vidi cose che ridire/ né sa né può chi di là su discende.”[4] Il concetto è ripreso nei versi 70-72: Trasumanar significar per verba / non si poria; però l’essemplo basti/ a cui esperienza grazia serba; ma l’autore lo ribadisce ancora nel corso della cantica. [5]

5) Abbandono del corpo fisico- Coloro che asseriscono di essersi inoltrati in una dimensione ultraterrena concordano nel dire che hanno avuto la netta impressione di aver lasciato l’involucro fisico. Raccontano di averlo visto dall’esterno inerte. Rammentano medici ed infermieri che tentavano di rianimarlo. In questo caso la discordanza con Dante è totale; né poteva essere altrimenti, visto che il sommo poeta afferma di aver compiuto il viaggio nell’oltremondo col corpo, ancora vivo. [6]

6) Assunzione del corpo” spirituale”- E’ questa una fase di estremo interesse perché l’acquisizione di un corpo metafisico da parte del quasi defunto si lega ad una fenomenologia di cui rintracciamo rispondenze nella narrazione dantesca. La letteratura sulle “near death experiences” descrive casi di persone che, abbandonate le spoglie mortali, assumono un soma immateriale, invisibile. Se nulla di preciso si può asserire su questo corpo(in che senso è immateriale? Coincide con quello che gli esoteristi definiscono corpo astrale?), è certo che questo nuovo ente è in grado di muoversi con sorprendente rapidità, di penetrare gli oggetti materiali, di conoscere telepaticamente i pensieri dei vivi. Beatrice rivela a Dante che egli dalla Terra è giunto in Cielo con la velocità superiore a quella di un fulmine, attraversando la sfera dell’aria e quella del fuoco. [7] Inoltre la donna, come le altre anime del Paradiso, mostra di poter conoscere i pensieri e i dubbi del poeta, leggendoli nella sua mente.

7) Incontro con esseri spirituali- Vengono spesso ricordati dai morenti come creature dalle sembianze diafane. Come non pensare all’incontro di Dante con le anime del cielo della Luna,

[1] Tra gli antecedenti culturali del poema, bisogna annoverare le opere fondate sul tòpos della “visione”dei regni oltremondani: il Somnium Scipionis, la Visione di San Paolo, il Purgatorio di San Patrizio, il Libro delle tre scritture di Bonvesin della Riva, il De Ierusalem coelesti et de Babilonia civitate infernali di Giacomino da Verona… Non sono quasi mai citate, sebbene R. Guenon, L’esoterismo di Dante, Roma, le consideri fondamentali per l’ispirazione dantesca, le fonti arabe, ossia il Corano, il Libro del viaggio notturno e le Rivelazioni della Mecca di Mohyddin ibn Arabi, testi anteriori di circa ottant’anni alla stesura della Commedia. M. Asin Palacios, autore del saggio intitolato La escatologia musulmana en la Divina Commedia, Madrid 1919, afferma che le analogie tra le opere islamiche e il capolavoro dantesco sono più numerose da sole di tutte quelle che i commentatori hanno individuato rispetto a quelle intercorrenti con le altre letterature di ogni paese.

Da non dimenticare, poi, l’influsso della letteratura allegorica (L’intelligenza…); di quella didascalica (Trésor e Tesoretto), della poesia latina (Lucano, Ovidio, Stazio…) Inoltre lo schema del viaggio echeggia la Navigazione di San Brandano, il ciclo bretone, l’Itinerarium mentis in Deum di San Bernardo da Chiaravalle, il VI libro dell’Eneide. ..

Sul versante teologico-filosofico agiscono i libri profetici della Bibbia, l’Apocalisse attribuita a Giovanni; le Confessioni di Sant’Agostino, il De consolatione philosophiae di Boezio, la Summa theologiae di San Tommaso d’Aquino etc.

[1] Cfr in particolar modo le opere, ormai diventate dei classici, di E. Kubler Ross e di R. Moody Jr. Si rinvia alle loro ricerche per una conoscenza approfondita della fenomenologia riguardante le near death experiences e per la loro interpretazione. Qui succintamente riporto le spiegazioni principali del fenomeno che sono state proposte dagli studiosi: le esperienze di pre-morte sono collegate a condizioni di anossia cerebrale che determinano allucinazioni e parestesie, potendo anche far rivivere il trauma della nascita; le nde sono causate dalla terapia farmacologica (ipotesi fisiologiche); consistono nella percezione di immagini appartenenti ad un patrimonio archetipico, sotto l’influsso di condizionamenti culturali e religiosi; la fenomenologia in esame è associata a situazioni simili a quelle rilevate in occasione di un più o meno prolungato isolamento (ipotesi psicologiche); il fenomeno ha un’origine soprannaturale (ipotesi metafisica).

[1] Par. I, vv. 76-79.

[2] Inf. XXXIV, vv. 98-99.

[3] Par. I, vv. 66-69.

[4] Par. , vv. 4-5.

[5] Vedi appendice.

[6] Par. I, vv. 66-69.

[7] Par. I, vv. 92-93.

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