La comunicazione nella società post-alfabetica

Appena pochi anni sono trascorsi da quando il peana della “civiltà dell’immagine” aveva coinvolto intellettuali e scienziati, sociologi, artisti.

Ormai, però, si va oltre la semplice constatazione che il progresso scientifico e tecnologico sono determinanti di uno sviluppo inarrestabile, sconvolgente e ricco di prospettive. Alla iniziale constatazione delle possibilità di sviluppo consentito dal perfezionamento dei sistemi di comunicazione di massa tramite giornali, cinema, radio, dischi, televisione, fumetti, computers, è succeduta una riflessione critica sugli strumenti e sugli effetti delle comunicazioni di massa.

Feldeman, infatti, affermava che “la diffusione generale dei mezzi di comunicazione e di informazione e le innovazioni nel campo della tecnica delle comunicazioni hanno rimosso il precedente isolamento degli individui la cui vita era limitata nel ristretto ambito della vita familiare o di piccoli gruppi ed hanno dato loro la possibilità di avere più ampie ed intense relazioni. Così, la società ha manifestato un dinamismo quasi febbrile di contatti interpersonali e collettivi sia nella sfera privata, sia in quella politica, economica e culturale. La società è divenuta una ‘società della comunicazione’ che ha poi assunto il carattere di una società di massa.

A questo fenomeno di una comunicazione ‘totale’ nella massa, si collega l’ampliamento delle relazioni dovute a mezzi automatici di ogni genere e rispondente al bisogno di tutti i membri della società di avere incontri personali per scambiarsi le proprie esperienze, le proprie opinioni, le proprie esigenze. Con ciò la semplice comunicazione si è trasformata in un dinamismo sociale di gruppi e di masse”.
La comunicazione ha acquisito una importanza determinante nel processo di socializzazione dell’individuo, che riceve in modo diretto un bagaglio sempre più vasto di modelli, valori e atteggiamenti culturali, un tempo filtrati dai gruppi sociali (famiglia, scuola, vicinato, comunità parrocchiale), gli unici nel passato deputati a trasmettere all’individuo il bagaglio culturale necessario per vivere in società. In altri termini, come scrive Lyotard, “il sapere cambia di statuto nel momento in cui le società entrano nell’età postmoderna”.

(Riccardo Fragnito)

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